TIRA UNA BRUTTA ARIA A BUENOS AIRES - TUTTI I MISTERI DEL “SUICIDIO” NISMAN, LA LOTTA NEI SERVIZI SEGRETI E LE MOSSE DELLA KIRCHNER: “LO HANNO UCCISO PER SCREDITARMI” - IL REPORTER CHE ANNUNCIA LA MORTE E POI SCAPPA IN ISRAELE

Angela Nocioni per “il Foglio

 

alberto nisman alberto nisman

Il giallo argentino, in pillole, è questo. Il procuratore Alberto Nisman denuncia il 14 gennaio la presidente della Repubblica Cristina Kirchner, il ministro degli Esteri Hector Timerman e altri collaboratori del governo, per aver coperto con un patto segreto i mandanti della strage del 18 luglio 1994 alla mutua ebraica di Buenos Aires (85 morti). Il 19 gennaio è atteso in Parlamento, su invito dell’opposizione, a presentare le prove alla base della sua denuncia.

 

Attenzione: è una denuncia, non un’accusa. Non ha bisogno di avere prove ai fini di una condanna, ma di elementi sufficienti ad aprire un’inchiesta. Dice comunque a giornalisti e collaboratori che ha in mano “prove inoppugnabili, talmente evidenti da mandarli tutti in galera”. Il 18 sera viene trovato cadavere nel bagno del suo appartamento con un foro di proiettile alla tempia destra e una calibro 22, non sua, lì accanto.

 

Nei giorni seguenti la brutta storia si complica e diventa un appassionante thriller politico. Insieme a loschi agenti di scorta della Policía federal, appaiono sulla scena predicatori iraniani che mandano messaggi da Teheran, Hezbollah libanesi, emissari israeliani, amici all’ambasciata americana e doppie spie argentine, forse triple.

 

ALBERTO NISMANALBERTO NISMAN

Una spietata guerra di tutti contro tutti dentro i servizi segreti di Buenos Aires fa da cornice al quadro. Anche la storia oscura della strage di vent’anni fa si complica. Accanto alla pista iraniana (iraniani i mandanti e Hezbollah libanesi gli esecutori, secondo l’accusa) ne rispunta fuori una siriana: contrabbando d’armi ai tempi del governo di Carlos Menem, sotto la cui presidenza avvenne la strage.

 

Vediamo i dettagli. Col cadavere ancora caldo di Nisman accasciato davanti allo specchio del bagno, il governo Kirchner si precipita lunedì ad accreditare la tesi del suicidio. Il primo a farla circolare è il segretario per la Sicurezza della presidenza, Sergio Berni, che misteriosamente arriva nell’appartamento del giudice prima del magistrato inquirente e della polizia scientifica. Passeggia per ore indisturbato in quella che potrebbe essere la scena di un delitto.

 

attentato del 1994 alla comunita ebraica argentina su cui indagava nismanattentato del 1994 alla comunita ebraica argentina su cui indagava nisman

Giustifica la sua presenza con l’amore per la professione (quale?), ma non spiega cosa ha fatto in quelle ore, né chi l’ha avvisato. Di certo c’è solo che a dare l’allarme, alle due del pomeriggio, per aver trovato il giudice in una pozza di sangue, sono la madre e due agenti di scorta, entrati in casa con l’aiuto di un fabbro. E che la pm incaricata, Viviana Fein, e la polizia scientifica, arrivano non prima dell’una di notte. I giornalisti corrono sul posto, avvisati dal tweet di un cronista del Buenos Aires Herald, che poi dirà di aver dovuto imbarcarsi al volo in un aereo per Israele perché minacciato “per aver mandato all’aria l’operazione” con quel tweet.

io sono nisman yo soy nisman io sono nisman yo soy nisman

 

L’appartamento di Nisman è al tredicesimo piano del grattacielo “Le Parc”, a poche centinaia di metri dalla Casa Rosada. La giudice dice di essere stata avvisata a mezzanotte e quaranta. C’è un buco di undici ore che nessuno ha finora spiegato. Gli agenti di scorta, dieci uomini della Policía federal, dicono di essersene andati il venerdì sera su sollecitazione di Nisman che avrebbe detto di non aver bisogno del loro servizio fino alla domenica alle 11.

 

Perché una persona che ha appena detto a una giornalista “in questa storia posso finire morto”, che teme per la sua vita tanto da chiedere in prestito a un collaboratore informatico la sua pistola calibro 22 nonostante abbia registrate una calibro 38 e una calibro 22 a suo nome (strano collaboratore con uno stipendio da 40 mila pesos al mese, troppi per un semplice tecnico informatico della procura), dovrebbe volersi privare della scorta?

io sono nisman yo soy nismanio sono nisman yo soy nisman

 

Forse, suggerisce il tecnico informatico, perché Nisman era stato avvisato da un ex agente dei servizi suo amico, il potentissimo Antonio Horacio Stiuso, alias “Jaime”, di non fidarsi dei suoi angeli custodi e di procurarsi alla svelta una pistola. I vicini sostengono comunque di aver visto due agenti nel garage degli ospiti di Nisman il sabato, il giorno della consegna della calibro 22 da parte del tecnico informatico. E perché la scorta se ne va senza avvisare i superiori?

 

Quando torna la domenica mattina, Nisman già non risponde più al telefono. Perché l’allarme non viene dato fino alle due del pomeriggio? Il lunedì, nonostante l’Argentina sia sotto choc per la notizia e la magistratura abbia aperto un’indagine per “morte sospetta”, la presidente della Repubblica, che si manifesta solo via Facebook si chiede “cosa possa portare una persona alla scelta tragica di togliersi la vita”.

 

attentato  del 1994 alla comunita ebraica argentina su cui indagava nismanattentato del 1994 alla comunita ebraica argentina su cui indagava nisman

Spiega al mondo che solo l’intenzione del suicidio a causa di una denuncia annunciata con le fanfare e destinata al flop spiegherebbe la necessità di Nisman di procurarsi una pistola, visto che è stato trovato morto in un appartamento “inaccessibile, chiuso a chiave da dentro”, dotato di “codice di sicurezza all’entrata, telecamere ovunque 24 ore su 24 e una scorta di dieci persone”.

 

alberto nismanalberto nisman

Accusa il giudice morto di essersi prestato a un complotto contro di lei, di essere tornato di corsa dalle vacanze per approfittare del clima creato dalla marcia di Parigi per presentare una denuncia “evidentemente già scritta”. La presidente si dimentica di fare le condoglianze alla famiglia. Il ministro degli Esteri definisce il giudice morto “un poveraccio”. Un altro ministro gli dà della “canaglia”.

 

La tesi del suicidio, però, non passa. Le strade si riempiono di gente che piange e innalza cartelli con scritto “Yo soy Nisman”. Ci si mette anche il New York Times a sollevare dubbi sull’attendibilità della Kirchner. Ma è il fabbro chiamato dalla madre del giudice per aprire la porta a sconvolgere l’indagine.

 

cristina kirchner 7cristina kirchner 7

Accaldato, temerario, con la camicia sbottonata fino all’ombelico, rivela ai giornalisti: “La porta di servizio non era chiusa a chiave. C’era solo la chiave infilata nella serratura dall’interno. In meno di due minuti siamo entrati. E’ bastato un fil di ferro. Chiunque sarebbe potuto entrare in quella casa”.

 

Fil di ferro contro propaganda di governo. L’appartamento “inaccessibile” aveva quindi una porta di servizio aperta, una scorta assente e un’altra porta che dal salone dava su un corridoio stretto dove ci sono i motori dell’aria condizionata e, in fondo, la porta che dà sul living dell’appartamento di fronte. La maggior parte delle telecamere h24 non funzionava. Il grattacielo “Le Parc” comunica con quello accanto da un corridoio nel piano dei garage.

cristina kirchner 4cristina kirchner 4

 

La security era tanto affidabile che i condomini, stanchi di subire furti tutti i mesi, stavano accordandosi per cambiare gestione. Molti degli appartamenti del grattacielo vengono affittati per brevi periodi ai turisti. C’era un tale via vai di sconosciuti nel palazzo che i portieri non chiedevano nemmeno il nome al citofono prima di aprire il portone.

 

L’ex moglie di Nisman, anche lei giudice, che conosce la ragione per cui Nisman è tornato di corsa dalle vacanze perché a lei ha lasciato in consegna all’aeroporto di Madrid la figlia quindicenne, dà una deposizione di sette ore alla pm e risponde solo a una domanda dei giornalisti.

 

Cristina Fernandez de Kirchner Cristina Fernandez de Kirchner

“Crede al suicidio?”. “No”. Farà poi sapere di non fidarsi della pm né dei risultati dell’autopsia che dicono che Nisman è stato ucciso dalla calibro 22 trovata in bagno. Non c’è però traccia di polvere da sparo sulle mani di Nisman. Una soffiata pubblicata dal giornale Clarín parla di un colpo esploso a venti centimetri, ma la pm smentisce: la distanza è di un centimetro dalla tempia. Cristina Kirchner intanto ha però cambiato idea. Non è più un suicidio.

 

Maximo e Florencia Kirchner figli di Nestor e Cristina Maximo e Florencia Kirchner figli di Nestor e Cristina

La sua teoria è ora quella del crimine perfetto, compiuto da settori deviati dei servizi per screditare il governo. Al giudice sarebbe stata servita una polpetta avvelenata proprio dall’ex spia Stiuso, quello tirato in ballo dal tecnico informatico. Stiuso è un pezzo grosso dei servizi segreti argentini, inamovibile dal 1972, grande servitore di Nestor Kirchner prima e di sua moglie Cristina poi, ma fatto fuori da lei (o da qualcuno che l’ha convinta a farlo) il 17 dicembre.

 

Nella vulgata governativa Nisman non è più “una canaglia”, ma un “utile idiota” che si fa scrivere l’inchiesta della sua vita da una spia sopravvissuta al vertice dei servizi dal 1972 al 2014, attraversando indenne tutti i governi in Argentina, da quello dei militari in poi. Stiuso, scrive ora Cristina, avrebbe passato a Nisman prove false. Il giudice ha abboccato, ha annunciato la denuncia e poi, alla vigilia della deposizione in Parlamento, poiché serviva ormai più morto che vivo, così da poter gettare discredito sulla presidente, sua principale accusata, è stato fatto uccidere.

 

Antonio Horacio StiusoAntonio Horacio Stiuso

Cancellata tutta la storia della paura della vigilia, la paura di un flop: quadri e militanti di la Campora, l’organizzazione di base del kirchnerismo fondata dal figlio della presidente, Máximo Kirchner, da giovedì scorso hanno l’ordine di dire in giro che Nisman è stato fatto uccidere da servizi deviati, nemici di Cristina, con l’aiuto del Mossad. Le prove alla base della denuncia di Nisman, che consisterebbero fondamentalmente in 961 cd di intercettazioni telefoniche, sarebbero da tempo state depositate in copia in posti considerati sicuri dal giudice.

 

Questo dicono i suoi amici. Uno degli agenti di Nisman, quello di cui lui sembrava fidarsi di più, conferma che anche a lui il procuratore aveva chiesto un’arma. Nisman era considerato intimo dell’ambasciata americana a Buenos Aires.

 

Di certo la comunità ebraica lo amava molto, l’ambasciata di Israele anche. Possibile che né gli uni né gli altri abbiano pensato di garantirgli una sorveglianza? Nessuno sano di mente a Buenos Aires si sentirebbe al sicuro perché ha una scorta della Policía federal. Anzi. Tanto meno se sa che nei servizi c’è uno scontro in corso che la sua denuncia contro la presidente ha contribuito a inasprire.

carlos menem cecilia bolocco2carlos menem cecilia bolocco2

 

Nisman nella denuncia, diffusa dalla Corte argentina, tira in ballo agenti di Buenos Aires in filo diretto con Teheran per trattare in segreto l’impunità dei sospetti mandanti della strage. La guerra nell’intelligence argentina è scoppiata almeno un mese prima della morte del giudice, dopo il repulisti firmato da Cristina.

 

I due nuovi capi teoricamente a lei fedeli, Héctor Icazuriaga e Francisco “Paco” Larcher, fanno sapere in giro che è finita l’èra Stiuso. Molti agenti rimangono senza riferimenti certi, alcuni, una sessantina, se ne vanno. Il vero uomo di Cristina, Oscar Parrilli, che nessuna voglia aveva di andare a dirigere un’intelligence ormai in lotta intestina quando pensava ormai d’essersi guadagnato la candidatura a governatore dello stato di Neuquén, inaugura di malavoglia il nuovo incarico a capo dei servizi cominciando una spending review.

 

teheranteheran

Chiede la lista degli “agentes inorgánicos”, quelli in nero che maneggiano al buio grandi quantità di fondi riservati. Scoppia un tale casino che deve fare marcia indietro. Va a sbattere contro il capo dell’esercito, l’intoccabile Milani. Il governo annuncia che farà entrare nell’intelligence almeno 300 persone dell’organizzazione di base kirchnerista. La confusione lì dentro è tale che il settore di intelligence antiterrorismo è sguarnito. Dice al Clarín un uomo dei servizi: “Buenos Aires, la città della strage alla ambasciata di Israele nel 1992 e quella alla mutua ebraica del 1994, è pronta per un terzo attentato”

Ultimi Dagoreport

luca zaia giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO - SENZA QUEL 40% DI VOTI DELLA LISTA ZAIA SIGNIFICHEREBBE LA PROBABILE SCONFITTA PER IL CENTRODESTRA. E DATO CHE IN VENETO SI VOTERÀ A NOVEMBRE, DUE MESI DOPO LE MARCHE, DOVE IL MELONIANO ACQUAROLI È SOTTO DI DUE PUNTI AL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA RICCI, PER IL GOVERNO MELONI PERDERE DUE REGIONI IN DUE MESI SAREBBE UNO SMACCO MICIDIALE CHE RADDRIZZEREBBE LE SPERANZE DELL’OPPOSIZIONE DI RIMANDARLA AL COLLE OPPIO A LEGGERE TOLKIEN - LA DUCETTA HA DOVUTO COSÌ INGOIARE IL PRIMO ROSPONE: IL CANDIDATO DI FDI, LUCA DE CARLO, È MISERAMENTE FINITO IN SOFFITTA – MA PER DISINNESCARE ZAIA, URGE BEN ALTRO DI UN CANDIDATO CIVICO: OCCORRE TROVARGLI UN POSTO DA MINISTRO O MAGARI LA PRESIDENZA DELL’ENI NEL 2026 - SE LA DUCETTA È RABBIOSA, SALVINI NON STA MEJO: I TRE GOVERNATORI DELLA LEGA HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA SUA SVOLTA ULTRA-DESTRORSA, ZAVORRATA DAL POST-FASCIO VANNACCI - IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL VENETO DEVE ESSERE COMUNQUE RISOLTO ENTRO IL 23 OTTOBRE, ULTIMA DATA PER PRESENTARE LISTE E CANDIDATI…

peter thiel donald trump

SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE SEGUIRE LE MOSSE DELLA SUA ‘’EMINENZA NERA’’, IL MILIARDARIO PETER THIEL - PUR NON COMPARENDO MAI IN PUBBLICO, ATTRAVERSO PALANTIR TECHNOLOGIES, UNO TRA I POCHI COLOSSI HI-TECH CHE COLLABORA CON LE AGENZIE MILITARI E DI INTELLIGENCE USA, THIEL HA CREATO UNA VERA E PROPRIA INFRASTRUTTURA DI POTERE CHE NON SOLO SOSTIENE IL TRUMPONE, MA CONTRIBUISCE A DEFINIRNE L’IDENTITÀ, LE PRIORITÀ E LA DIREZIONE FUTURA - LA SVOLTA AUTORITARIA DI TRUMP, CHE IN SEI MESI DI PRESIDENZA HA CAPOVOLTO I PARADIGMI DELLO STATO DI DIRITTO, HA LE SUE RADICI IN UN SAGGIO IN CUI THIEL SOSTIENE APERTAMENTE CHE ‘’LIBERTÀ E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI’’ PERCHÉ IL POTERE SI COLLOCA “OLTRE LA LEGGE” – OLTRE A INTERMINABILI TELEFONATE CON L'IDIOTA DELLA CASA BIANCA, THIEL GODE DI OTTIMI RAPPORTI CON LA POTENTE CAPOGABINETTO DEL PRESIDENTE, SUSIE WILES, E COL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, CON CUI ORDISCE LE TRAME ECONOMICHE - SE MEZZO MONDO È FINITO A GAMBE ALL’ARIA, IL FUTURO DELLA MENTE STRATEGICA DEL TRUMPISMO SEMBRA TINTO DI “VERDONI”: LE AZIONI DI PALANTIR SONO QUINTUPLICATE NEGLI ULTIMI 12 MESI, E NON SOLO GRAZIE ALLE COMMESSE DI STATO MA ANCHE PER GLI STRETTI INTERESSI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA (UNO DEI MOTIVI PER CUI TRUMP NON ROMPE CON NETANYAHU...)

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

giorgia meloni nicola fratoianni giuseppe conte elly schlein matteo ricci

DAGOREPORT – BUONE NOTIZIE! IL PRIMO SONDAGGIO SULLO STATO DI SALUTE DEI PARTITI, EFFETTUATO DOPO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, REGISTRA UN CALO DI 6 PUNTI PER FRATELLI D'ITALIA RISPETTO ALLE EUROPEE 2024 (IL PARTITO DELLA MELONI, DAL 29% PASSEREBBE AL 23) - A PESARE È LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE, DALLA PRODUTTIVITÀ CALANTE DELLE IMPRESE A UN POTERE D’ACQUISTO AZZERATO DAI SALARI DA FAME - IL TEST DELLE REGIONALI D’AUTUNNO, CHE CHIAMA ALLE URNE 17 MILIONI DI CITTADINI,   POTREBBE DIVENTARE UN SEGNALE D'ALLARME, SE NON LA PRIMA SCONFITTA DELL’ARMATA BRANCAMELONI - A PARTIRE DALLE PERDITA DELLE MARCHE: IL GOVERNATORE RICANDIDATO DI FDI, FRANCESCO ACQUAROLI, È SOTTO DI DUE PUNTI RISPETTO AL CANDIDATO DEL CAMPOLARGO, IL PIDDINO MATTEO RICCI - LA POSSIBILITÀ DI UN 4-1 PER IL CENTROSINISTRA ALLE REGIONALI, MESSO INSIEME ALLA PERDITA DI CONSENSI ALL'INTERNO DELL'ELETTORATO DI FDI, MANDEREBBE IN ORBITA GLI OTOLITI DELLA DUCETTA. NEL CONTEMPO, DAREBBE UN GROSSO SUSSULTO AI PARTITI DI OPPOSIZIONE, SPINGENDOLI AD ALLEARSI PER LE POLITICHE 2027. E MAGARI FRA DUE ANNI LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" SARÀ RICORDATA SOLO COME UN INCUBO...

meloni giorgetti fazzolari caltagirone nagel donnet orcel castagna

DAGOREPORT - GENERALI, MEDIOBANCA, MPS, BPM: NESSUN GOVERNO HA MAI AVUTO UN POTERE SIMILE SUL SISTEMA FINANZIARIO ITALIANO - MA LA VITTORIA DI OGGI DEI CALTA-MELONI PUÒ DIVENTARE LA SCONFITTA DI DOMANI: “SENZA UN AZIONARIATO DI CONTROLLO STABILE IN GENERALI, NON BASTERÀ LA SBILENCA CONQUISTA DI MEDIOBANCA PER METTERE AL SICURO LA GESTIONE DEL RICCO RISPARMIO ITALIANO (800 MLD) CHE TUTTI VORREBBERO RAZZIARE” - L’ULTIMA, DISPERATA, SPERANZA DI NAGEL GIACE TRA I FALDONI DELLA PROCURA DI MILANO PER L'INCHIESTA SULLA TORBIDA VENDITA DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL MEF A CALTA-MILLERI-BPM – UNA SGRADITA SORPRESA POTREBBE ARRIVARE DAGLI 8 EREDI DEL VECCHIO - PIAZZA AFFARI? SI È FATTA GLI AFFARI SUOI: METTERSI CONTRO PALAZZO CHIGI PUÒ NUOCERE ALLA SALUTE DI UNICREDIT, BENETTON, MEDIOLANUM, FERRERO, LUCCHINI, UNIPOL, ENTI PREVIDENZIALI, ETC. – L’ERRORE DI NAGEL E GLI ''ORRORI'' DI DONNET: DA NATIXIS AL NO ALLO SCAMBIO DELLA QUOTA MEDIOBANCA CON BANCA GENERALI…

donald trump vladimir putin giorgia meloni

DAGOREPORT - IL VERTICE DELLA CASA BIANCA È STATO IL PIÙ  SURREALE E “MALATO” DELLA STORIA POLITICA INTERNAZIONALE, CON I LEADER EUROPEI E ZELENSKY IN GINOCCHIO DA TRUMP PER CONVINCERLO A NON ABBANDONARE L’UCRAINA – LA REGIA TRUMPIANA: MELONI ALLA SINISTRA DEL "PADRINO", NEL RUOLO DI “PON-PON GIRL”, E MACRON, NEMICO NUMERO UNO, A DESTRA. MERZ, STARMER E URSULA, SBATTUTI AI MARGINI – IL COLMO?QUANDO TRUMP È SCOMPARSO PER 40-MINUTI-40 PER “AGGIORNARE” PUTIN ED È TORNATO RIMANGIANDOSI IL CESSATE IL FUOCO (MEJO LA TRATTATIVA PER LA PACE, COSÌ I RUSSI CONTINUANO A BOMBARDARE E AVANZARE) – QUANDO MERZ HA PROVATO A INSISTERE SULLA TREGUA, CI HA PENSATO LA TRUMPISTA DELLA GARBATELLA A “COMMENTARE” CON OCCHI SPACCANTI E ROTEANTI: MA COME SI PERMETTE ST'IMBECILLE DI CONTRADDIRE "THE GREAT DONALD"? - CILIEGINA SULLA TORTA MARCIA DELLA CASA BIANCA: È STATA PROPRIO LA TRUMPETTA, CHE SE NE FOTTE DELLE REGOLE DEMOCRATICHE, A SUGGERIRE ALL'IDIOTA IN CHIEF DI EVITARE LE DOMANDE DEI GIORNALISTI... - VIDEO