1- CON IL SENNO DI POI, ORA TUTTI PIANGONO LA SCOMPARSA DI UN POLITICO COME RENATO NICOLINI. EPPURE TRENT’ANNI FA IL PARTITO COMUNISTA LO ACCUSO’ DI EVANESCENZA, DI CULTO DELL’EFFIMERO. GIORGIO AMENDOLA LO AMMONÌ A BOTTEGHE OSCURE: “COMPAGNO, LA CULTURA NON È SOLO AVANGUARDIA”. LUI SORRISE E IGNORÒ LA RACCOMANDAZIONE PUNTANDO TUTTO SU CULTURA “ALTA” E “BASSA”: VISCONTI A MASSENZIO ACCANTO A CICCIO E FRANCO. IL BALLO A VILLA ADA TRA GRANDE ROCK E SANREMO 2- SERRA: “FORSE IL PROBLEMA FU CHE NICOLINI, PER ESSERE UN INTELLETTUALE, AVEVA UN VISTOSO DIFETTO: ERA ALLEGRO. QUINDI SOSPETTABILE, PER QUESTO, DI GETTARE DISCREDITO SU UNA CATEGORIA CHE SPESSO CONFONDE LA MESTIZIA CON LA PENSOSITÀ” 3- FULVIO ABBATE: “RENATO NICOLINI, DURANTE UN REGNO QUASI DECENNALE, FRA IL 1976 E IL 1985, RIVELÒ INFATTI AL MONDO CHE UN ALTRO MODUS DI GOVERNO ERA POSSIBILE, E QUESTO ATTRAVERSO IL CAPITALE DELLA CULTURA E SOPRATTUTTO DEL PIACERE”

1- NICOLINI, APERTA LA CAMERA ARDENTE
Il Messaggero.it

"Quello di oggi è una sorta di ritorno a casa. Con Nicolini la nostra amministrazione visse una delle stazioni più creative. Dopo di lui nulla è stato più uguale a prima». Con queste parole il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha aperto la commemorazione laica per ricordare Renato Nicolini durante la camera ardente allestita in Campidoglio. Alemanno ha spiegato che «aveva ragione lui: c'era chi criticava l'effimero, ma con le sue scelte si ricongiunse la cultura con la realtà popolare. Fu un uomo in grado di vivere negli anni di piombo che furono bui senza avere paura e fu una di quelle persone in grado di sconfiggere, con la gioia di vivere, il terrorismo. Se l'obiettivo del terrorismo - ha spiegato il primo cittadino - era quello di creare un clima cupo e di terrore, l'estate romana è stato uno degli antidoti per indicare una gioia di vivere e di relazionarsi e stare in piazza senza essere condizionati da questo ricatto. Roma - ha concluso - questo glielo deve riconoscere anche dal punto di vista politico».

La salma, giunta alle 8,30, è stata accompagnata dalla sorella e dal nipote di Nicolini ed è stata sistemata in sala della Protomoteca. Il feretro è stato accolto dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dagli assessori alla Cultura e ai Trasporti, Dino Gasperini e Antonello Aurigemma.

2- NICOLINI, TRA IL PCI E LA KERMESSE DEI POETI
Paolo Conti per il Corriere della Sera

«Mio padre era un'artista prestato alla politica. Attraverso la politica ha cominciato a fare cultura». La migliore definizione di Renato Nicolini, morto ieri a settant'anni dopo una lunga malattia combattuta con ironica dignità fino alle ultime ore, appartiene a uno dei suoi cinque figli, Simone. Solo un artista della politica avrebbe potuto trasformare nel 1977, come assessore alla Cultura della giunta di sinistra di Giulio Carlo Argan, la Roma terrorizzata dagli Anni di piombo nel palcoscenico di un'invenzione onirica, l'Estate Romana.

Il 25 agosto 1977, sotto le stelle, alla Basilica di Massenzio (la romanità come materia viva della contemporaneità sottratta alla retorica cara al fascismo) venne proiettato «Senso» di Luchino Visconti. Il sogno materializzato portava la firma di Renato Nicolini, allora 35 anni, iscritto al Pci dal 1962, che aveva già stupito Roma nel 1975 organizzando due effervescenti Feste dell'Unità a piazza Navona e Castel Sant'Angelo.

Dal 25 agosto 1977 Roma mutò per sempre grazie a un gesto intrinsecamente «politico»: cancellare la paura dalle piazze e dalle notti. Giorgio Amendola lo ammonì a Botteghe Oscure: «Compagno, la cultura non è solo avanguardia». Lui sorrise e ignorò la raccomandazione puntando tutto proprio su sperimentazione e contrasto, miscelando cultura «alta» e «bassa»: Visconti a Massenzio accanto a Ciccio e Franco. Il Ballo a Villa Ada tra grande rock e Sanremo.

Capolavoro insuperato, caso internazionale ancora studiato in molte università, la kermesse dei poeti sulla spiaggia di Castel Porziano (diecimila presenze, tre giorni, giugno 1979) con Allen Ginsberg, Peter Orlovsky, Evtushenko, Burroughs applauditi dai ragazzi delle borgate romane. Quando in Campidoglio i burocrati del Pci minacciarono di tagliargli i fondi, contestandogli proprio Castel Porziano, lui declamò Montale nell'aula di Giulio Cesare: «Ascoltami, i poeti laureati/ si muovono soltanto tra le piante dai nomi poco usati/ bossi licustri acanti;/ io per me amo le strade...» Lo ascoltarono attoniti. Gli ottanta milioni di finanziamento si sbloccarono. Altre idee dell'artista della politica. Il Capodanno sotto il Traforo. La «Love City» al Foro Italico. Un carnevale in via del Corso. E la lista potrebbe continuare a lungo.

Per spiegare i suoi progetti, costruì coscientemente il «nicolinismo» sui media, facendosi per esempio fotografare con le ali dorate su l'«Espresso» mentre saliva su una scala. Inevitabilmente il Pci più tradizionale lo vedeva come un corpo estraneo. Antonello Trombadori, padre nobile del Pci romano e protagonista della Resistenza, gli rimproverò di aver trascurato il «permanente» per amore dell'«effimero» («er 'fimero», ridacchiava il Trombadori dei sonetti).

Lui replicava teorizzando che «festa e cultura non sono, non possono essere due termini in opposizione... la verità è che noi lasciamo allo spettatore la possibilità di sentirsi protagonista, di farsi il proprio programma». Argan lo stimava e lo sosteneva, ma da un raffinato pianeta molto lontano. Con Luigi Petroselli ci fu profonda intesa e complicità.

Dopo la sua drammatica morte sul campo nel 1981, prevalse l'Apparato comunista. Nel 1984, sindaco Ugo Vetere, Nicolini si lamentava: «La giunta non approva più nessuna mia delibera, non c'è una sola mia iniziativa che non abbia avuto controlli preventivi, in certi casi stranissimi, il segretario generale è arrivato a dire che il Comune non ha alcuna competenza per gestire iniziative culturali...»

Seguirono mille altre incarnazioni. Deputato del Pci. Ovviamente architetto e docente universitario, quale era per laurea e interessi. Assessore a Napoli, vicepresidente della fondazione «Festival dei Due Mondi» di Spoleto, commissario del Teatro Stabile dell'Aquila, candidato sindaco di Roma nel 1993 per Rifondazione. Autore teatrale e performer.

Solo ora il Pd (Lucio D'Ubaldo) rimpiange che se nel 1981 non fosse prevalsa «l'anima continuista e burocratica del Pci, Nicolini sarebbe stato un sindaco capace di anticipare il dialogo tra i riformisti». Il centrodestra lo ricorda e lo esalta, altro frutto finale di quella «arte politica». Gianni Alemanno: «Un maestro di come si porta la cultura in mezzo alla gente». Renata Polverini: «Protagonista e artefice di una rivoluzione nel mondo culturale di Roma che perdura ancora oggi». Fabrizio Cicchitto: «Ha rappresentato un'epoca». Ne sorriderebbe, lusingato ma sempre un po' beffardo, come spesso faceva. Camera ardente domani, lunedì 6 agosto, nel «suo» Campidoglio dalle 9.

3- ADDIO NICOLINI DIVO COMUNISTA
di Fulvio Abbate per Il Fatto

Renato Nicolini è stato un re di Roma. L'ottavo. Un re comunista e insieme molto dandy, giustamente compiaciuto di sé. In un certo frangente storico, tutto vero, nessuno potrà mai negare che il suo nome sia riuscito a brillare idealmente dopo Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio... e così via fino a Renato, sovrano assessore comunista e architetto, una creatura davvero libera, e tuttavia mai sfiorata dall'idea di abbandonare l'ingrato partito di Togliatti e Berlinguer per correre a danzare ancora meglio in chissà quale gruppo.

Renato Nicolini è stato, insomma, una figura eterodossa nel paesaggio talvolta insignificante della sinistra italiana e, va da sé, romana. Tra le pubbliche virtù spettacolari che l'uomo, l'assessore, il fantasista , il patafisico ha avuto modo di mettere al mondo c'è modo di rammentarne alcune che mostrano bagliori degni di Hollywood e anche Berlino negli anni di Brecht e Weill: Estate romana, Effimero, Massenzio, Castel Porziano...

Nicolini, durante un regno quasi decennale, fra il 1976 e il 1985, rivelò infatti al mondo che un altro modus di governo era possibile, e questo attraverso il capitale della cultura e soprattutto del piacere. Tutto vero che dopo un periodo d'emergenza come quello del terrorismo la città e il paese aspettassero a braccia e gambe aperte il ritorno all'eros, sta di fatto che nel medesimo periodo in cui a Roma erano sindaci Carlo Giulio Argan ("Senza un Argan non sarei mai diventato assessore dell'effimero", pare abbia detto), Luigi Petroselli e Ugo Vetere, i giorni delle "giunte rosse" , l'uomo ebbe modo di creare il proprio laboratorio culturale.

Nicolini era un amministratore, l'ho detto, ma anche un'altra cosa ancora, un "compagno", certo, ma anche un appassionato di teatro d'avanguardia e dunque interprete di se stesso, il personaggio custodiva ancora una capacità rara di farsi collettore di bisogni diffusi e seminati da una generazione di ragazzi e ragazze insorti contro ogni conformismo fra '68 e '77.

Basterebbe il racconto del festival internazionale dei poeti sulla spiaggia di Castelporziano, con Ginsberg, Evtushenko, Burroghs, Gregory Corso, Da-rio Bellezza, Simone Carella, per intuire la portata della sua esperienza. Oppure il ricordo del "Napoleon" di Abel Gance proiettato al Colosseo, o la Macchina dell'Amore a Villa Ada, un giacimento di idee e di passioni concrete che servirono a fare di Nicolini un oggetto di interesse politico mondiale. Già, venivano da tutto il mondo in quei giorni per scoprire come fosse stato mai possibile che un assessore comunista al Campidoglio avesse inventato un modello di governo della cosa pubblica di segno situazionista.

Ci sarebbe insomma aspettato che da lì a poco il Pci, il suo partito, valorizzasse il pezzo unico Nicolini, sarebbe davvero stato il minimo. E invece Renato vivrà, sì, dal 1983 l'esperienza di deputato per tre legislature, prima del Pci e poi del Pds, eppure senza che il suo patrimonio di idee diventasse bagaglio comune, risorsa dei comunisti. Al contrario, certuni, proprio lì alle Botteghe Oscure, lo definivano "inaffidabile", "flippato", se non di peggio. Così a un certo punto, lasciato il Pds, Renato provò a fare da solo, la sua lista al Campidoglio si intitolava "Liberare Roma", anche se poi tutti la chiamavano "Liberale Roma".

Non divenne mai sindaco, Nicolini, si accontentò di un buon 8%. Però accettò l'invito di portare a Napoli, dove c'era Bassolino, il suo estro, la sua fantasia. Era ormai tardi, non c'erano più soldi, neppure per ridare vita alla festa di "Piedigrotta". Non restava che avere memoria di ciò che il suo regno romano aveva rappresentato, anche dal punto di vista del fulgore spettacolare ed erotico, altro che burocrati comunisti incapaci di andare, nel migliore dei casi, oltre la realizzazione di un "divertimentificio" in Riviera. L'unico momento, il suo, in cui la risata sia riuscita a seppellire il potere. Se n'è andato a settant'anni, era ancora un ragazzo.

4- UN PCI
Michele Serra per Repubblica

Con il senno di poi, sembra impossibile che trent'anni fa un formidabile promotore di cultura come Renato Nicolini sia stato accusato di evanescenza, di culto dell'effimero. Se avessimo potuto immaginare, allora, quello che sarebbe accaduto alla cultura italiana (popolare e non), lo sfascio progressivo delle sue istituzioni lasciate senza soldi, l'orrore televisivo che trionfava, il diffuso spregio per i mestieri intellettuali di ogni ordine e grado, il lavoro di Nicolini ci sarebbe parso sostanzioso e generoso.

I festival di poesia, le estati romane, il cinema d'arte a Caracalla, i materiali "difficili" confezionati come eventi popolari: c'erano già, in quello sforzo di contaminazione tra cultura e folla, tutti i germi vitali che oggi riconosciamo nei festival che riempiono le piazze, e ci sembrano preziosi anticorpi contro la deriva anticulturale.

Forse il problema fu che Nicolini, per essere un intellettuale, aveva un vistoso difetto: era allegro. Un uomo allegro e amichevole. Sospettabile, per questo, di gettare discredito su una categoria che spesso confonde la mestizia con la pensosità.

 

 

 

Renato nicolini Renato nicolini Nicolini za16 renato nicolinicnr09 renato nicoliniRenato nicolini RENATO NICOLINI ROBERTO DAGOSTINO Nicolini Nicolini NICOLINI FULBIO ABBATE E ETTORE SCOLANicolini LUCIO MAGRI E GIORGIO AMENDOLA RENATO NICOLINI RENATO NICOLINI E

Ultimi Dagoreport

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, A CUI NON HA SAPUTO OPPORSI IL MINISTRO CROSETTO, PERCHE' CAPOCC IONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....