1- QUELLO CHE TUTTI A ROMA SUSSURRANO E CHE NESSUN GIORNALE VI HA ANCORA DETTO 2- IL BANANA SI È PRATICAMENTE CONVINTO CHE AL 99% LA SETTIMANA PROSSIMA IL SUO GOVERNO SU UNA QUALSIASI VOTAZIONE ANDRÀ SOTTO ALLA CAMERA. A QUESTO PUNTO L’IPOTESI PIÙ PROBABILE PER IL SIRE DI HARDCORE È ANDARE AL VOTO A GENNAIO 3- BANANONE SAREBBE INOLTRE FORTEMENTE TENTATO (MA NON AVREBBE ANCORA DECISO) DI FARSI UN PROPRIO LISTONE NAZIONALE CHE RECUPERI LO SPIRITO DI FORZA ITALIA DEL ’94 E SI ALLEI CON IL PDL DI ALFANO-MATTEOLI-LARUSSA E CON LA LEGA DI BOSSI 4- MA BRILLA L’IPOTESI DI BELLA NAPOLI DI UN GOVERNO LETTA. L’EMINENZA AZZURRINA È L’UNICO NOME AL QUALE IL BANANA AVREBBE REALMENTE DIFFICOLTÀ A DIRE DI NO. ED È ANCHE IL NOME CHE È STATO FATTO DA PIÙ DI UN LEADER AL COLLE (FINI, CASINI, RUTELLI) 5- MA LETTA (SICURAMENTE CONTENTO PER LE NOTIZIE ARRIVATE NEGLI ULTIMI GIORNI DALLA NAPOLI DI WOODCOCK) ACCETTERÀ A METTERSI DI FATTO CONTRO IL CAVALIER POMPETTA? NELLA ROMA NETTURBINA SONO GIÀ APERTI I TAVOLI DELLE SCOMMESSE

DAGOREPORT
Quello che tutti a Roma sussurrano sugli sviluppi della crisi e che nessun giornale vi ha ancora detto.

1 - Il Banana si è praticamente convinto che al 99 per cento la settimana prossima il suo governo su una qualsiasi votazione andrà sotto alla Camera. A questo punto, radicali o non, sarà crisi di governo.

Il Bananone, soddisfatto di potersi presentare al suo elettorato senza essere "fuggito" da Palazzo Chigi, sa altresì che fare un governo diverso dal suo è oggi praticamente impossibile per le divisione all'interno dell'opposizione (Bersani contro Renzi, Renzi contro tutti, aggiungere Vendola e Di Pietro, Casini e Montezemolo, e perfino quel pupazzetto di Gori che si candida). E le ‘'consultazione anticipate'' di Napolitano avrebbero portato allo stesso risultato. Anche un "Governo del Presidente" è praticamente escluso, con una solo possibilità di cui vi diremo dopo.

2 - A questo punto l'ipotesi più probabile per il Sire di Hardcore è andare subito al voto anticipato, come va predicando Giuliano Ferrara.

3- Elezioni subito potrebbe non essere l'ipotesi peggiore per Berlusconi perché il centrosinistra è al culmine delle sue divisioni E per quello che riguarda il centrodestra è vero che è comunque difficile ma la crisi economica fa perdere di vista agli italiani Ruby, Minetti e Olgettine, etc.

4- Bananone sarebbe inoltre fortemente tentato (ma non avrebbe ancora deciso) di farsi un proprio listone nazionale che recuperi lo spirito di Forza Italia del '94 e si allei in coalizione con il Pdl di Alfano-Matteoli-LaRussa (che coprirebbero il fronte cattolico) e con la Lega.

5- Su tutto questo grava un'ipotesi. Quella di un governo Letta, come lanciato oggi dal vaticanista del Corriere marzio Breda. L'eminenza azzurrina è l'unico nome al quale il Banana avrebbe realmente difficoltà a dire di no, se Bella Napoli avesse il coraggio di lanciare la sua candidatura. Ed è anche il nome che è stato fatto da più di un leader dell'opposizione al presidente Napolitano (Fini, Casini, Rutelli).

Ma Letta (sicuramente contento per le notizie arrivate negli ultimi giorni dalla Napoli di Woodcock) accetterà a mettersi di fatto contro il Cavalier Pompetta? Nella Roma netturbina sono già aperti i tavoli delle scommesse.

2- EVITARE LE URNE MA SENZA «RIBALTONI» E SI AFFACCIA L'IPOTESI DI GIANNI LETTA
Marzio Breda per il "Corriere della Sera"

D'ora in avanti la maggioranza e l'opposizione hanno «la libertà» di fare le proprie scelte in Parlamento e su entrambi i fronti ricade «la responsabilità» delle conseguenze che quelle scelte avranno rispetto agli «interessi generali» dell'Italia e dell'Europa. È in questo passaggio finale della dichiarazione con cui ieri ha chiuso il giro di colloqui informali, che Napolitano fa piazza pulita di tante speculazioni e letture interessate, e lancia l'ultimo avvertimento alle forze politiche.

La partita è adesso nelle loro mani. Interamente. Senza mediazioni da parte del Quirinale, che non forzerà nulla e non offrirà sconti a nessuno. E non si farà promotore di nient'altro che non sia l'urgenza di rassicurare i partner della Ue e il mondo economico e finanziario internazionale - una garanzia girata pure ai protagonisti del G20 riunito a Cannes -, spiegando che da noi tutti o quasi «riconoscono come impegnativi gli obiettivi» del risanamento e del rilancio e hanno «ben chiara la portata dei problemi da affrontare con urgenza».

Certo, «permane il contrasto» tra i due schieramenti e l'impasse è destinata a risolversi presto, in un senso o nell'altro, davanti alle Camere. Ma lui, il capo dello Stato, più che esortare a «una larga condivisione delle scelte», a questo punto non può e non vuole permettersi. L'animus positivo che di continuo auspica («teniamoci sempre care la coesione sociale e le nostre istituzioni per far fronte a prove e sfide nuove e difficili», ha ripetuto ieri) è un sentimento politicamente impraticabile. Anche se invocato per carità di patria.

Insomma: margini di composizione e di scelte bipartisan sono irrealistici, dopo che il Terzo Polo e il Partito democratico hanno escluso di votare i provvedimenti di Palazzo Chigi, «visto che il problema è ormai la credibilità dell'esecutivo».

E se da parte loro si insiste per un atto di «discontinuità» che può venire solo da un passo indietro del premier e si subordina ad esso la disponibilità a sostenere un governo diverso e «su basi parlamentari più ampie», sul fronte di Pdl e Lega si ostentano le certezze di sempre: abbiamo le forze per andare avanti fino al 2013, a Berlusconi non ci sono alternative se non le urne e non accetteremo soluzioni diverse. Una sicurezza che, oggi come oggi, può apparire temeraria o quasi un esorcismo, considerata l'incognita dei dissidenti nel Pdl: qualcuno calcola che le potenziali defezioni siano già 18, tra parlamentari usciti allo scoperto e nascosti, ciò che farebbe sfumare la fatidica quota dei 316 voti indispensabili al governo per sopravvivere.

Questo è il quadro che Napolitano ha messo a verbale nel suo giro d'orizzonte. La fotografia di una situazione che dovrebbe evolversi rapidamente attraverso un paio di passaggi in aula. E il Quirinale tutto si augura meno che il rendiconto generale dello Stato o le misure finanziarie passino con approvazioni risicate. Anche se sa che è proprio lì, in quell'impervio percorso, che potrebbe essere certificata, magari attraverso la mozione di sfiducia minacciata dalle opposizioni, la crisi dell'esecutivo.

Nell'eventualità che ciò accada, di sicuro ci sono solo un paio di cose, per il momento. La prima: il capo dello Stato esplorerà ogni strada per evitare elezioni anticipate perché ciò equivarrebbe ad una paralisi di tre-quattro mesi, una prospettiva da lui giudicata insopportabile per la tenuta della nostra economia sotto attacco. La seconda: vanno considerati molto improbabili, perché troppo avventuristi, pure gli scenari di un ribaltone, vale a dire le chances che il Colle tenga a battesimo un governo fondato su una maggioranza diversa da quella di centrodestra che ha vinto le elezioni nel 2008.

Detto questo, resterebbe aperta la subordinata - per molti in realtà la ipotesi principale - di una chiamata in servizio di Mario Monti, per tentare la formazione di un gabinetto spiccatamente tecnico (e, per inciso, questo Quirinale non ama granché i governi tecnici). Ora, Monti è una personalità di alto profilo europeo e che Napolitano stima molto.

Ma se dovesse resistere il diniego del centrodestra a qualsiasi alternativa a Berlusconi, sembra difficile pensare che il capo dello Stato possa affidargli un incarico al buio, perché si cerchi comunque una maggioranza in Parlamento (come fu per Ciampi, nel 1993). Sarebbe come mandare allo sbaraglio una riserva della Repubblica che può tornare utile in futuro, significherebbe bruciarlo.

L'ultimo scenario è quello secondo il quale un Berlusconi dimesso potrebbe indicare a succedergli Gianni Letta o Alfano, confidando così di allargare la maggioranza con il recupero dell'Udc e di restare in qualche modo al comando per interposta persona. Ma per arrivare a questo bisogna che si apra una partita molto lontana da quello che è stato detto ieri sul Colle.

 

SILVIO BERLUSCONI GIANNI LETTA ANGELINO ALFANO PIERFERDINANDO CASINI Giorgio Napolitano-Gianni LettaGiorgio Napolitano-Gianni Letta

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