1- E LA LEGA NON C’È PIÙ! “CAMORRA LADRONA, LA LEGA ORMAI PERDONA”. ANCORA: “UAGLIÙ, GRAZIE ASSAI!!!!! EVVIVA LA PADAGNIA, EVVIVA I CASALESI, EVVIVA A MUNNEZZ!!! GRAZIE, GRAZIE ASSAJE UMBERTO!!!”. DI PIÙ:“ORA BASTA! PADANIA RIALZATI CON MARONI” 2- VAFFA DI BOSSI A MARONI: “CON I NOSTRI SOLDI VORREBBE FINANZIARE UN SUO PARTITO” 3- TE LO DÒ IO COSENTINO! DOPO MESI DI GUERRA SOTTERRANEA, IL BRACCIO DI FERRO TRA IL “CERCHIO MAGICO” DI BOSSI E I “MARONITI” ESPLODE COME MAI ERA SUCCESSO PRIMA 4- SE UNO-DUE-TRE ICTUS BOSSI HA VINTO LA BATTAGLIA, NON C’È DUBBIO CHE LA GUERRA SARÀ ANCORA LUNGA. ANCHE PERCHÉ L’EX MINISTRO DELL’INTERNO PUÒ CONTARE SUL SOSTEGNO DELLA MAGGIOR PARTE DELLA BASE. SEMPRE CHE, MORMORA UN UOMO VICINISSIMO A MARONI, “NON DECIDA DI FARE ARMI E BAGAGLI E DAR VITA AD UN PARTITO CHE RACCOLGA DAVVERO L’EREDITÀ DI UNA LEGA CHE QUI NON C’È PIÙ…”

1 - IL VAFFA DI BOSSI A MARONI
Adalberto Signore per "il Giornale"

Parole grosse, grossissime. E accuse di una violenza inaudita. Bossi questa volta non ci gira troppo intorno e punta il dito deciso contro Maroni, reo - secondo il Senatùr- di «lavorare a logorare Berlusconi» ormai da troppo tempo. Dopo mesi di guerra sotterranea, il braccio di ferro tra il cosiddetto «cerchio magico» e i «maroniani» esplode come mai era successo prima durante e dopo la riunione del gruppo della Camera che deve formalizzare quale sarà la linea del partito su Nicola Cosentino.

Nello scontro «verbale» tra il capo e Maroni, ma pure in quello quasi fisico tra Luca Paolini e Gianpaolo Dozzo. L'ennesima conferma che la decisione sull'arresto del coordinatore campano del Pdl non è certo una questione di merito ma è fatto squisitamente politico. Con Bossi che è ben consapevole che un via libera causerebbe un terremoto interno a via dell'Umiltà e pregiudicherebbe seriamente (se non definitivamente) l'alleanza con il Pdl.

E con Maroni che - proprio per tutte queste ragioni- insiste da giorni sul «sì» all'arresto. D'altra parte, che il Carroccio sia ormai dilaniato al suo interno tra chi vorrebbe rilanciare l'alleanza con il Cavaliere e chi s'immagina una Lega «di lotta» e solitaria alle prossime elezioni non è certo una novità. Quel che mancava è che lo scontro tra Bossi e Maroni emergesse in modo così eclatante e davanti alla pattuglia di deputati esterrefatti. Con il Senatùr che rinfaccia all'ex ministro dell'Interno di aver «sbagliato» su Cosentino e di aver «gestito a modo suo» i fondi del gruppo parlamentare quando nella scorsa legislatura era capogruppo.

Ecco perché, argomenta Bossi, Maroni «non prenderà il posto di Reguzzoni». «Perché rischiamo- aggiunge - che usi i soldi del nostro gruppo per finanziare un altro partito, un suo partito». Tra i deputati cala il gelo. L'ex ministro dell'Interno chiede la parola e dice la sua: a gestire i soldi era Andrea Gibelli e l'ha sempre fatto ottimamente.

Un faccia a faccia così violento che lo stesso Maroni,uscendo dall'aula della Camera dopo il voto su Cosentino, pare portarne ancora i segni. Tanto che nel rispondere ai cronisti a trattati sembra «imbambolato», decisamente poco reattivo. Al punto che pure la favola che nel segreto dell'urna non sarebbe stato il Carroccio a salvare Cosentino, Maroni la racconta senza troppa convinzione. Tensione alle stelle, dunque. Con Paolini e Dozzo che arrivano quasi alle mani, divisi solo all'ultimo da Davide Caparini dopo un vivace scambio di insulti («coglione» e via andando).

E con Maroni che- forse per la prima volta da molto tempo - si sente in qualche modo messo all'angolo. Per i toni e le accuse di Bossi, certo. Ma pure perché il leader della Lega ci ha messo un attimo a disfare e ribaltare la decisione presa dalla segreteria politica di lunedì scorso in via Bellerio, quando si stabilì che si sarebbe votato per l'arresto. Si passa alla «libertà di coscienza», che vale fino ad un certo punto se nel suo intervento a nome di tutto il gruppo Paolini paragona il caso Cosentino a quello di Enzo Tortora.

Così, finisce che il gruppo di spacca. Con Maroni che vede la sua linea pesantemente sconfitta. D'altra parte,il messaggio di Bossi era stato chiaro: «Oggi non si scherza». Lo stesso che martedì aveva recapitato telefonicamente il Cavaliere a Maroni qualche ora prima di Ballarò . Trasmissione a cui l'ex ministro dell'Interno decise in extremis di non andare. Il colonnello del Carroccio, però, tiene la posizione e ribadisce di essere «a favore dell'arresto».

Bossi gli risponde a stretto giro. Non è il «vaffa» rifilatogli in mattinata ma ci va vicino. «Maroni è scontento? Non piangeremo. La storia della Lega non è mai stata forcaiola». Se il Senatùr ha vinto la battaglia, però, non c'è dubbio che la guerra sarà ancora lunga. Anche perché l'ex ministro dell'Interno può contare sul sostegno della maggior parte della base. Sempre che, mormora un uomo vicinissimo a Maroni, «non decida di fare armi e bagagli e dar vita ad un partito che raccolga davvero l'eredità di una Lega che qui non c'è più».

2 - INDIGNAZIONE E AMAREZZA SU WEB E RADIO PADANIA «SIAMO STATI TRADITI»
M. Cre. per il "Corriere della Sera"

«Uagliù, grazie assai!!!!! Evviva la Padagnia, evviva i Casalesi, evviva a munnezz!!! Grazie, grazie assaje Umberto!!!». Alla fine, rispetto all'indignazione leghista che trabocca sul web, l'ironia caustica di Nickolino è quasi una tenerezza. Così come il taroccamento del vecchio manifesto leghista: «Camorra ladrona, la Lega ormai perdona». Su Facebook, su Radio Padania, sui forum non ufficiali del Carroccio (quelli ufficiali non esistono più da parecchi mesi), i militanti sconcertati esprimono il sentimento prevalente del popolo padano: la rabbia.

Uno per tutti, Alsesto22: «Provo sdegno, vergogna, fastidio, rabbia. Sono stato preso per i fondelli per anni da questi capoccia leghisti che nella nostre piazze condannano Roma Ladrona e poi fanno queste porcate. Mai più. Mai più».

Molti dei commenti, semplicemente, non si possono riportare. Infrangono l'ultimo tabù, la malattia del «Capo». Molti imputano a quella la scelta sul caso Cosentino che ha gelato il Carroccio «di territorio». Altri, più semplicemente, a Berlusconi: «Bossi ha di nuovo ceduto, dimostra di avere degli scheletri nell'armadio e significa anche che pensa di ritornare ad allearsi con il Pdl. Con il bene che gli voglio, da sempre, è giunta l'ora che si faccia da parte, lui e il Trota, per il bene della Lega».

Un'ondata senza precedenti in cui spicca un secondo ingrediente: l'amarezza. Quella di chi ha sacrificato anni e fatiche, rubato tempo alla famiglia e al tempo libero per volantinare un verbo padano che ormai non riconosce più. Dice Francesco.sociale sul forum dei giovani padani: «Io leghista lo sono da sempre e ho fatto tanta fatica per difendere le nostre scelte (sugli amici di Silvio da salvare). Ora però basta! Con che faccia posso dire ai sinistri che i nostri fanno gli interessi del Nord?

Che rispondo a chi mi dirà che salviamo i mafiosi? Mi spiace, ma Bossi si è circondato di cattivi consiglieri e sembra badare più ad interessi di basso spartimento del potere (come un democristiano qualunque)». E ancora, Lilli D'Agostino: «Abbiamo votato Lega, ma dopo questa giornata chiediamo scusa all'Italia e a tutti gli italiani. Mai piu ai conniventi con i mafiosi i nostri voti e state tranquilli: presto si andrà alle elezioni e ve ne accorgerete».

Tra gli sfogatoi più frequentati, la pagina Facebook di Roberto Maroni. Molti chiedono all'ex ministro di guidare la rivolta, di mettersi alla testa dello scontento: «Se domani avremo ancora una dignità, dovremo dire grazie solo e soltanto a lei, coerente fino in fondo».

Altri si dicono delusi anche da lui perché ancora non lo ha fatto: «Bobo, le foto vanno bene, le visite alle sezioni pure, ma noi aspettiamo il via, giornate come oggi ci distruggono». Moltissimi chiedono un'altra Lega: «Bobo, non ci deludere, mandiamo a casa il vecchio Bossi, ce ne ha fatte ingoiare troppe! Se ci deve essere la scissione, ben venga!». E ancora: «Sono leghista dal 1995, ho ingoiato molti bocconi amari in questi ultimi tre anni ma ora basta! Padania rialzati con Maroni».

 

L'ABBRACCIO TRA NICOLA COSENTINO E ALFONSO PAPA DOPO CHE LA CAMERA HA RESPINTO LA RICHIESTA D'ARRESTO PER IL POLITICO DI CASAL DI PRINCIPEBOSSI E MARONI Renzo Bossi MARCO REGUZZONI ROSi MAUROLeghisti e il tiro alla fune GIOVANI SOSTENITORI LEGHISTI lega

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…