VAFFANBANKA! – L’ECONOMIA AMERICANA SCRICCHIOLA: LE TRIMESTRALI DELLE GRANDI BANCHE STATUNITENSI DELUDONO LE ASPETTATIVE E INTERROMPONO BRUSCAMENTE IL LUNGHISSIMO RALLY SUI MERCATI – I CONTI DI BANK OF AMERICA, CITIGROUP, JPMORGAN CHASE E WELLS FARGO SONO RISULTATI INFERIORI ALLE PREVISIONI, CON CONSEGUENTI CALI IN BORSA. E LA MINACCIA DI TRUMP DI IMPORRE UN TETTO DEL 10% AGLI INTERESSI SULLE CARTE DI CREDITO MANDA NEL PANICO GLI ISTITUTI FINANZIARI…
Sintesi dell’articolo di Rob Copeland per il “New York Times”
Dopo un anno dominato dalla narrativa della cosiddetta economia a forma di K — con i ceti più abbienti a sostenere mercati e profitti mentre i redditi medio-bassi arrancano — Wall Street registra il primo vero inciampo.
Le trimestrali delle grandi banche statunitensi hanno deluso le attese, interrompendo una lunga fase di rally alimentata da mercati in crescita e da un contesto regolatorio più favorevole.
I conti di Bank of America, Citigroup, JPMorgan Chase e Wells Fargo sono risultati inferiori alle previsioni, con conseguenti cali in Borsa.
I problemi sono stati diversi: operazioni di fusione e acquisizione rimandate per JPMorgan, costi ancora troppo elevati per Citi, dubbi sull’efficacia degli strumenti di intelligenza artificiale per Bank of America. Hanno invece retto meglio gli istituti più esposti ai grandi patrimoni e alle imprese, come Goldman Sachs e Morgan Stanley.
Come osserva Rob Copeland sul “New York Times”, questi risultati sono seguiti con attenzione perché offrono indicazioni sullo stato dell’economia reale e dei consumatori americani.
Da questo punto di vista, il messaggio di Wells Fargo è stato relativamente rassicurante: l’amministratore delegato Charles Scharf ha spiegato che non si registrano cambiamenti significativi nei flussi dei conti correnti, nei depositi diretti o nei comportamenti di spesa. Il titolo, però, è sceso comunque per via di utili più bassi del previsto, penalizzati dal crollo dei mutui in un mercato immobiliare debole.
A pesare sul clima è tornato anche l’effetto Trump. Analisti e investitori hanno interrogato i vertici bancari sulla minaccia del presidente Donald Trump di imporre un tetto del 10% agli interessi sulle carte di credito. I banchieri hanno risposto in modo quasi unanime che un simile limite ridurrebbe il credito ai clienti più rischiosi. Il direttore finanziario di JPMorgan, Jeremy Barnum, è stato diretto: una misura del genere “sarebbe ovviamente negativa” per i conti.
Bank of America resta l’anello debole. Il suo amministratore delegato Brian Moynihan, già criticato pubblicamente da Trump a Davos, è stato messo sotto pressione dagli analisti per l’elevato livello dei costi e la crescita lenta. Ha promesso un cambio di passo, ma il mercato non lo ha premiato.
Sul fronte tecnologico, l’intelligenza artificiale continua a essere più una promessa che una rivoluzione concreta per le banche. L’assistente virtuale “Erica” di Bank of America è stato usato meno del previsto, mentre Goldman Sachs ha annunciato un nuovo modello operativo “trainato dall’A.I.”, pensato soprattutto per automatizzare le attività più ripetitive.
Nonostante il nervosismo, il quadro non è catastrofico. I desk di trading hanno beneficiato di mercati finanziari solidi e il ritorno delle grandi operazioni di M&A — come la guerra da 100 miliardi di dollari tra Netflix e Paramount per Warner Bros. Discovery — continua a sostenere i ricavi. E, al netto della battuta d’arresto, i titoli bancari restano ampiamente in rialzo su base annua.







