VANNACCI, SE SCAPPI TI AZZOPPO! – PER SCORAGGIARE LE INTENZIONI DI SCISSIONE DALLA LEGA DEL GENERALE, IL CARROCCIO VUOLE ALZARE AL 4% LA SOGLIA DI SBARRAMENTO PER I PARTITI CHE SI PRESENTERANNO ALLE ELEZIONI DEL 2027 FUORI DA UNA COALIZIONE – UNA MOSSA CHE SFAVORIREBBE ANCHE "AZIONE" DI CARLO CALENDA, CHE NEGLI ULTIMI MESI STA AMMICCANDO A MELONI E TAJANI – RESTANO LE DIVISIONI NELLA MAGGIORANZA SULLA LEGGE ELETTORALE: LA DUCETTA VUOLE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER SULLA SCHEDA MA FORZA ITALIA SI OPPONE…
LA DESTRA PREPARA LA TRINCEA CONTRO VANNACCI – IN CASO DI SCISSIONE DALLA LEGA, UN PARTITO DEL GENERALE È ACCREDITATO TRA L’1 E IL 2%. MA RENZI (CHE DI SCISSIONI SE NE INTENDE) METTE IN GUARDIA: “GUARDATE CHE VANNACCI PUÒ PRENDERE ANCHE IL 4%” – I VOTI SCIPPATI DALL’EX COMANDANTE DELLA FOLGORE AL CENTRODESTRA POTREBBERO ESSERE DECISIVI PER LE ELEZIONI DEL 2027. PER QUESTO NELLA MAGGIORANZA SI IPOTIZZA DI ALZARE AL 4% LA SOGLIA DI SBARRAMENTO NELLA LEGGE ELETTORALE, PER SCORAGGIARE O BLOCCARE L’ATTUALE VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO – LA VARIABILE CALENDA, OGGI ACCREDITATO INTORNO AL 3%, CHE IN CASO DI SOGLIA PIÙ ALTA POTREBBE ESSERE SPINTO VERSO IL CAMPO LARGO…
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
I sommovimenti interni al centrodestra - Vannacci che si allontana, Calenda che si avvicina - complicano il cantiere della legge elettorale. I capomastri, come noto, sono tre: Giovanni Donzelli per FdI, Stefano Benigni per Forza Italia, Andrea Paganella, fedelissimo di Salvini, in quota Lega.
Lontano dai riflettori, […] ci sono già stati due incontri informali, alla Camera, da metà gennaio in poi. Un altro, più strutturato, dovrebbe tenersi la prima settimana di febbraio. Il punto su cui si discute di più è uno: la soglia di sbarramento.
roberto vannacci matteo salvini meme by edoardo baraldi
L'ultima idea che circola a destra […] è di portare l'asticella al 4% per i partiti che si presenteranno alle elezioni del ‘27 fuori da una coalizione. Per quelli coalizzati invece il traguardo da centrare è più modesto, il 3%.
La mossa piace alla Lega e a Forza Italia, perché scoraggia iniziative solitarie fuori dai blocchi, mentre FdI ancora non ha acceso il semaforo verde. Perché appunto la mossa sarebbe sgradita ad Azione di Carlo Calenda, con cui Meloni ha mantenuto rapporti cordiali e che alle politiche, stando ai sondaggi, rischierebbe di trovarsi fuori dal Parlamento.
La vera ragione dello sbarramento al 4 […] è intralciare le tentazioni di scissione di Roberto Vannacci, ormai in rotta con la Lega di cui pure è vicesegretario dopo le 500mila preferenze delle Europee del ‘24: non versa le quote al partito, chiede pubblicamente di affossare provvedimenti che il Carroccio sostiene, come il decreto Ucraina, lascia che i suoi "team" manifestino sotto Montecitorio contro le iniziative del governo.
carlo calenda antonio tajani letizia moratti - foto lapresse
I due, Salvini e Vannacci, si vedranno in settimana, per tentare di rammendare lo strappo. Ma i più, a via Bellerio, scommettono sull'uscita del generale. «Ma è lui che si sta mettendo fuori, non saremo noi a espellerlo».
Delle questioni interne si discuterà in un consiglio federale di prossima convocazione. Intanto, ecco la contromossa: lo sbarramento al 4, capace forse di scoraggiare certe bizze centrifughe. È comunque un cambiamento rispetto all'ipotesi iniziale, 3% per tutti i partiti, sia coalizzati che non, contenuta nell'analisi commissionata dai partiti di centrodestra e svelata da Repubblica a inizio dicembre.
GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA
Il cambio di asticella però rischia di sfavorire Calenda. Anche per questo dentro FI, a taccuini rigorosamente chiusi, prospettano un patto con il leader di Azione, che però dovrebbe accettare di farsi federare, accontentandosi di un seggio per sé e per qualche fedelissimo, oppure di una candidatura a sindaco di Roma, sempre che FdI sia disposta a cederla. La Lega comunque prepara le barricate: «Se Calenda ci tratta così, come può entrare?».
Anche per Fratelli d'Italia è tempo di discussioni interne: è stata convocata la direzione nazionale del partito, per il 14 febbraio, San Valentino. All'ordine del giorno c'è la campagna per il referendum sulla giustizia e l'analisi del voto delle ultime regionali, tornata in chiaroscuro per il centrodestra (è finita 3-3).
giorgia meloni saltella al comizio di napoli con antonio tajani
Possibile che a porte chiuse si discuta pure di legge elettorale, anche se il timing al momento è questo: arrivare al referendum con un accordo di massima a destra per proporre alle opposizioni subito dopo una bozza. E vedere chi ci sta, altrimenti la riforma si voterà a maggioranza. [...]
Certo non sarà facile trovare una quadra in maggioranza, con FI che non vuole il nome del candidato premier sulla scheda (l'alternativa è indicare il «capo della coalizione» nel programma) e FdI che non gradisce un listino per assegnare il premio. Ma attriti e contrasti ormai sono all'ordine del giorno: dovrebbe slittare il decreto sicurezza anche nel Cdm di questo giovedì, mentre il Carroccio preme su FI perché sblocchi in settimana il veto su Federico Freni alla Consob.

