VARGAS LLOSA METTE LA PENNA NELLA PIAGA - “L’EUROPA SI È SUDAMERICANIZZATA, CON POPULISMO, CORRUZIONE, SPRECHI, VIVERE AL DI SOPRA DELLE PROPRIE POSSIBILITÀ E CINISMO NEI CONFRONTI DELLA POLITICA’’

Andrea Nicastro per il "Corriere della Sera"

«L'Europa si è sudamericanizzata». «È diventata terra di populismi e irresponsabilità». Non per un qualche golpe militare, ma per la rinuncia alla propria intelligenza. «La cultura si è fatta spettacolo, si è banalizzata, ha perso la capacità di risvegliare lo spirito critico essenziale in democrazia». Nel vecchio continente «l'Italia è tra i malati più gravi». «Da voi la crisi non è solo economica, è anche morale, di Stato. E la colpa è di Silvio Berlusconi che, con il suo carisma e la simpatia, è capace di affossare ogni tentativo di rinascita».

Come un pendolo, da 50 anni, Mario Vargas Llosa si muove tra America Latina ed Europa. Quando arrivò per la prima volta nel vecchio continente, era un ragazzo con il senso d'inferiorità del cittadino delle repubbliche a sovranità limitata, spaccate da tremenda povertà e oltraggiosa ricchezza.

Passò dall'infatuazione per Fidel Castro all'ammirazione per Margaret Thatcher. Negli anni Ottanta, scrittore affermato e uomo maturo, era ormai diventato una mosca bianca tra gli intellettuali del Cono Sur . Gli stava stretta l'idea che per gli americani «di sotto» fossero possibili solo due regimi: la dittatura militare o il marxismo.

Divenne uno dei pochi a pensare che privatizzazioni ed economia di mercato fossero la cosa giusta da fare, nonostante la giungla, gli indios e i tropici. Divenne la voce alternativa a Gabriel García Márquez, che, al contrario, restava ancorato alla fede nel modello cubano. Non era una posizione facile quella di Vargas Llosa.

Nel 1990 si candidò alle elezioni presidenziali del Perù per un cartello di partiti di destra e il fallimento fu clamoroso. Nel 1994 la Biennale di Venezia non lo volle in giuria perché «al soldo della Cia» e «amico delle dittature». Altri tempi.

Oggi, Vargas Llosa parla con l'autorità del Premio Nobel con il «Corriere» e il «Mundo» sulla crisi europea e il suo ultimo libro, L'eroe discreto (Einaudi), che ne è in qualche modo la nemesi. E, orgoglioso della crescita economica e democratica latinoamericana, attacca, sempre da destra, l'Europa e soprattutto l'Italia.

Vargas Llosa, sotto la sua casa di Madrid ci sono montagne di spazzatura per lo sciopero dei netturbini. La sua porta è blindata per paura dei ladri. Di questi tempi l'Europa assomiglia più al Sudamerica che all'oasi di benessere cui eravamo abituati.
«È vero, l'Europa si è sudamericanizzata, ma curiosamente l'America Latina si è europeizzata. Una volta peruviani, colombiani, centro americani sgomitavano per venire a lavorare qui. Ora sono moltissimi gli europei, spagnoli in testa, che si cercano un futuro nel Cono Sur».

È finita l'età dell'oro europea?
«No, l'Europa non morirà. È solida, andrà avanti. Certe previsioni terroristiche sono ingiustificate. Certo, non si tornerà a vivere come prima, anche perché prima non potevamo permettercelo, però basterà una drastica marcia indietro e, purtroppo, il pagamento di un alto prezzo per gli errori commessi».

Quali errori?
«L'Europa ha accantonato le proprie idee per applicare ricette sudamericane. Populismo, corruzione, sprechi, vivere al di sopra delle proprie possibilità, cinismo nei confronti della politica, sono caratteristiche del sottosviluppo, eppure hanno avuto il sopravvento in molti Paesi europei. Non tutti, per fortuna. Quelli virtuosi, come la Germania, non hanno sofferto la crisi».

Perché è successo?
«Credo sia un problema culturale. Spendere più di ciò che si guadagna è un'irresponsabilità figlia del populismo, che, a sua volta, significa sacrificare il futuro per il presente. Invece di cercare la causa nel mondo esterno, l'Europa farebbe bene a capire come ha incubato il male che ora la strangola. Indebitarsi in maniera totalmente irresponsabile non è gratis».

Italia e Spagna più di altri.
«Però, mentre la Spagna mi sembra abbia toccato il fondo e cominci a risalire grazie a riforme coraggiose, l'Italia non esce dalla sindrome Berlusconi che sta ancora lì, è la pietra che affonda il Paese. Perché la culla della civiltà occidentale sia politicamente tanto immatura, capace di scegliere sempre l'opzione peggiore, è difficile da capire. Però non è un caso unico. Qual è il Paese più colto dell'Ameria Latina? È l'Argentina, eppure politicamente fa piangere, è una specie di Italia dell'emisfero sud. Lo diceva Camus: la persona più intelligente in un campo può essere la più inetta nell'altro».

In altri tempi gli intellettuali sarebbero riusciti a farsi sentire?
«A volte è meglio che stiano zitti. Si pensi a ciò che dicevano durante la guerra fredda. Difendevano mostruosità, regimi che commettevano le più grandi atrocità della storia, Stalin e Mao. Non intellettuali d'infimo rango, ma di altissimo livello. In Francia Jean-Paul Sartre diceva che "tutti gli anticomunisti sono dei cani" o che "in Urss la libertà di critica è totale". Non molto diverso da ciò che sosteneva Alberto Moravia, o il guru degli intellettuali italiani, Elio Vittorini, che negò addirittura la pubblicazione al Gattopardo , dicendo che non era conveniente politicamente. C'è una grande responsabilità di quegli intellettuali».

Nel suo discorso per l'accettazione del Nobel, lei però ha parlato di spettacolarizzazione della cultura, non di politicizzazione.
«La banalità ha contribuito molto alla crisi. Se la cultura è solo intrattenimento, perde la capacità di instillare spirito critico. In quel vuoto si installa il cinismo. Se tutto il mondo ruba, nessuno si sente ladro. Se tutti sono corrotti, nessuno si giudica corrotto. Società libere hanno bisogno di spirito critico, di gente che creda di poter cambiare per il meglio e si impegni a farlo».

Lei sta per ricevere il XII Premio internazionale di giornalismo di «El Mundo», ma anche l'informazione è in crisi.
«Se i giornali vivranno o moriranno dipende da noi. Non c'è una legge di natura. Il problema è la domanda crescente di pettegolezzi e frivolezze a cui è difficile resistere, pena il fallimento economico. Anche i media più seri aprono le pagine alle sciocchezze. Pare un peccato veniale, ma fa moltissimo danno, perché se la gente si adagia, si perdono gli anticorpi verso i corrotti e finisce che i ladri risultano simpatici, guasconi che ce la fanno. Proprio come Berlusconi, che è carismatico e simpaticissimo, ma guardate il danno che ha fatto all'Italia».

Il suo ultimo romanzo, «L'eroe discreto», ha per protagonista un peruviano che resiste alla mafia. Ha messo sulla pagina il riscatto morale del Sudamerica, mentre l'Europa si confonde?
«La realtà ha smentito la mitologia dell'anticapitalismo sudamericano, secondo il quale gli indios volevano continuare a vivere nei loro campi a proprietà collettiva in una società idealmente marxista. Invece gli indios sono gente normale, che vuole buone scuole per i figli, ospedali, acqua potabile. Felicito, il mio protagonista, mi è stato ispirato da un vero peruviano, che ha pubblicato una lettera alla mafia dicendo che non avrebbe mai pagato il pizzo. Come il mio piccolo Felicito è quell'imprenditore basco che si ribellò all'Eta, o Roberto Saviano, che ha descritto la camorra e ora è minacciato. C'è una riserva morale ovunque. Speriamo basti» .


VARGAS LLOSA CONTRO LA CLASSE POLITICA ITALIANA
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/vargas-llosa-io-sono-un-liberale-di-destra-ma-non-mi-sento-certo-rappresentato-61124.htm

VARGAS LLOSA CONTRO LA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/vargas-llosa-non-ci-sta-sta-civilt-dello-spettacolo-gli-fa-proprio-schifo-e-56236.htm

 

VARGAS LLOSAMario Vargas LlosaSILVIO BERLUSCONI VIDEO MESSAGGIO Silvio Berlusconi elio vittoriniAlberto Moraviamoravia llera albertoRoberto Saviano Roberto Saviano

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”