DIMESSO UN PAPA, SE NE PUÒ DIMETTERE UN ALTRO – BETTAZZI, IL VESCOVO DI IVREA CHE PREVIDE L’ADDIO DI RATZINGER, RADDOPPIA: “ANCHE BERGOGLIO SI DIMETTERÀ. MAGARI TRA QUATTRO O CINQUE ANNI”

Caterina Maniaci per "Libero quotidiano"

«A suo tempo si dimetterà. Prima farà quel che ha deciso di fare e poi si dimetterà. Penso che succederà tra quattro o cinque anni». Lo ha detto due giorni fa al programma di Radio2Un giorno da pecora monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, alla domanda su possibili dimissioni di Papa Francesco. Monsignor Bettazzi profetico? Bisogna infatti ricordare che il vescovo già il 13 febbraio 2012 aveva preannunciato le dimissioni di Joseph Ratzinger, sempre durante il programma di Radio2.

Previsione azzeccata, come poi la storia ha dimostrato. Non è stato l'unico, né il primo. Antonio Socci, proprio su Libero, il 25 settembre 2011 aveva scritto: «Per ora è una voce (un'ipotesi personale di Joseph Ratzinger) e spero che non diventi mai una notizia. Ma poiché circola nelle più importanti stanze del Vaticano merita molta attenzione. In breve: il Papa non scarta la possibilità di dimettersi allo scoccare dei suoi 85 anni, ovvero nell'aprile del prossimo anno. Che Ratzinger ritenga possibile questa scelta è noto almeno dal 2002, quando si dovette studiare l'eventualità con l'aggravarsi della malattia di Giovanni Paolo II».

Socci, tra le altre cose, citava quanto Ratzinger, diventato papa Benedetto XVI, ha dichiarato nel libro- intervista Luce del mondo, uscito nel 2010, interpellato dal giornalista Peter Seewald: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente,psicologicamente e mentalmente di svolgere l'incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi».

Poi l'inimmaginabile è accaduto, il Papa si è dimesso, facendo così una scelta storica e rivoluzionaria, gli succede papa Francesco. Nel dicembre del 2013 si torna a parlare di dimissioni papali. Guillermo Marcò, ex portavoce di Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires, in un'intervista radiofonica, auspica che un Pontefice «possa dimettersi, come fanno i vescovi, sarebbe positivo,perché permetterebbe di nominare successivamente gente più giovane».

La stessa ipotesi viene rilanciata da Caroline Pigozzi, la giornalista francese che ha firmato insieme al gesuita Henri Madelin Ainsi fait-il, un volume sulla figura di Francesco.
Pigozzi aggiunge non solo il precedente di Benedetto XVI, ma anche la tradizione della Compagnia di Gesù. E sostiene che «Francesco abbia una visione tutta sua del potere, una visione gesuita e personale» e «il giorno che sente che non può andare oltre, che le forze lo stanno abbandonando, potrebbe andarsene, come ha fatto il suo predecessore ». Questa potrebbe diventare «una nuova regola nel Vaticano».

Nel caso in cui papa Francesco decidesse per le dimissioni si assisterebbe proprio al verificarsi di una nuova regola, anche se non scritta. Sarebbe infatti il secondo pontefice consecutivo a dimettersi. Diventerebbe non più un'eccezione, un fatto straordinario, ma una consuetudine e aprirebbe scenari da fiction: si potrebbe creare una sorta di papato parallelo, con i pontefici emeriti riuniti tutti nello stesso luogo, magari sempre in Vaticano, con conseguenze difficili da immaginare e da gestire.

E se da un lato si avrebbe un Papa sempre nel pieno delle sue forze e non manipolabile dalla Curia, come è successo in alcuni papati di lunga durata, dall'altro la stessa Curia potrebbe fare pressioni perché il Pontefice regnante si dimetta, adducendo una motivazione plausibile. Del resto, in epoche remote i Pontefici erano eletti "per sempre" e per farli scomparire dalla scena si usavano metodi poco ortodossi (vedi qualche avvelenamento o azioni anche più cruente). Nel futuro potrebbe bastare una firma su una lettera di dimissioni.

 

MONSIGNOR BETTAZZI CAROLINE PIGOZZI CAROLINE PIGOZZI E RATZINGER CAROLINE PIGOZZI MONSIGNOR BETTAZZI

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…