LA “VIE EN ROSE” DELLA BOLDRINMAIER: “LIBERO” FA I CONTI IN TASCA ALLA “MATER DOLOROSA” DELLA CAMERA

M. Pandini per "Libero"

Per Laura Boldrini non è stato semplice cambiare vita. Dopo circa 25 anni passati nelle Agenzie delle Nazioni Unite ha lasciato Il suo ultimo incarico (portavoce dell'Alto commissariato per i rifugiati, l'Unhcr) solo dopo essere stata eletta alla Camera grazie a Sinistra ecologia e libertà.

Ha detto addio a un contratto da dirigente ma è caduta in piedi, perché è passata dai quasi 8mila euro netti al mese della sua vecchia attività ai circa 17.600 che spettano alla terza carica dello Stato, prontamente ridotti a 12.500 dopo la sobria sforbiciata decisa col suo omologo a Palazzo Madama, Piero Grasso. Un taglio che ha entusiasmato i grillini e che ha galvanizzato i fan di questa acerrima rivale dell'ultimo governo di centrodestra, troppo duro - a suo dire - con gli extracomunitari.

A sessant'anni - gliene mancano otto - la dottoressa Boldrini avrà già diritto a una
pensioncina che, assicurano dal suo efficientissimo staff, non è stata ancora calcolata con precisione ma senza dubbio sarà «contenuta». D'altronde l'ha maturata in soli quindici primavere.

Nulla di strano, per certi ambienti. Quelli delle organizzazioni internazionali sono contratti
particolari, che di solito durano da uno a tre anni e possono essere rinnovati. Spesso i
funzionari hanno benefit come l'affitto della casa e il rimborso della retta scolastica dei figli, oltre a correzioni alla busta paga in base al costo della vita e la copertura finanziaria per alcuni viaggi privati.

Ma com'è stata la carriera dell'attuale presidente della Camera? Negli anni Ottanta aveva
cominciato a lavorare per la Fao, accantonando una sommetta ogni mese per ottenere il
vitalizio. I fondi non furono sufficienti per acquisire il diritto: al termine dell'incarico le vennero restituiti. Nel 1993 è passata al Programma alimentare mondiale. Ruolo di portavoce per l'Italia. Un incarico che non prevedeva copertura previdenziale.

Poi, il grande salto: portavoce dell'Alto commissariato. Contratto importante, tecnicamente
inquadrato come P4, step XI. Dodici mensilità tra i 7 e gli 8 mila euro. Netti. Senza trattamento di fine rapporto. A differenza di altri colleghi, non ha avuto il rimborso per gli studi della figlia ventenne (che Chi ha descritto impegnata sui libri in quel di Londra per laurearsi in Scienze politiche). Ovviamente, i viaggi per attività istituzionale (con alberghi
e ristoranti connessi) sono stati a carico dell'Agenzia. E meno male per lei, visto che la
terza carica dello Stato non s'era risparmiata.

Ha girato come una trottola. Non solo in Europa o nell'area del Mediterraneo. Missioni su missioni. Anche in luoghi di crisi. Pakistan, Afghanistan, ex Jugoslavia, Caucaso, Iran, Angola, Ruanda, Sudan.

Dalla mezzanotte (ora di Ginevra) del 16 maggio sono scaduti i termini per farsi avanti e
sperare di occupare il posto lasciato libero dalla dottoressa Boldrini. Sul sito dell'Unhcr sono snocciolati i compiti di chi vuole cimentarsi in un incarico così delicato. Sul web sono elencati con precisione. Tra le altre cose, il prescelto dovrà mantenere i contatti con le autorità nazionali e i mass media e curare le missioni diplomatiche. Il tutto con un obiettivo primario: il bene dei rifugiati. Che l'Unhcr vuole ovviamente «proteggere e assistere» per «trovare soluzioni durevoli».

Il successore dell'attuale presidente della Camera dovrà affrontare seminari, conferenze,
tavole rotonde sui temi umanitari. E poi, come chiarisce il sito internet ufficiale, dovrà
produrre comunicati stampa. Evidenziare i problemi dei rifugiati. Organizzare corsi di formazione per giornalisti. Condurre gruppi di cronisti nella aree di emergenza per «aumentare la visibilità dell'Unhcr». Informare il personale.

Mica tutti possono ambire a un ruolo del genere. È richiesta la laurea, almeno dieci anni
d'esperienza, la perfetta conoscenza dei problemi dei rifugiati e le leggi dei diversi Paesi. Ottima padronanza dell'inglese e dell'italiano. Oltre, ovviamente, a «eccellenti capacità relazionali». E attitudine a parlare in pubblico. Laura Boldrini era così brava da meritarsi la definizione di personaggio dell'anno nel primo numero del 2010 di Famiglia cristiana.

Era diventata un punto di riferimento per chi s'indignava contro il centrodestra, in particolare per i respingimenti dei barconi in arrivo dall'Africa. Solo Nichi Vendola
poteva far cambiare vita alla dottoressa Boldrini. Originaria di Macerata, in una delle sue
prime uscite pubbliche ha deciso d'andare al funerale di una coppia d'anziani suoi corregionali.

Si erano suicidati per problemi economici. La fresca presidente della Camera, già portavoce dell'Alto commissariato, aveva spiazzato tutti: «Non immaginavo
tanta povertà». Dopo tutto quel girovagare, bentornata in Italia.

 

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