VIENI AVANTI, IACOPINO! - VIOLANTE A UN CORSO DI GIORNALISTI ATTACCA IL “FATTO” E “REPUBBLICA”: “VEICOLANO FALSITA’” - IL PRESIDENTE DELL’ORDINE: “NON C’ERO… NON HO SENTITO”

1. CORSO DI GIORNALISMO, VIOLANTE ATTACCA IL FATTO ED EPIFANI
Giampiero Calapà per "il Fatto Quotidiano"

Luciano Violante sceglie una platea di giornalisti praticanti, prossimi all'esame di Stato per diventare professionisti, per attaccare frontalmente il Fatto: "I giornalisti e i giornali hanno un ruolo importantissimo, di cui dovrebbero tenere conto. C'è qualcuno, come il Fatto Quotidiano, che pare non farlo". Fendente lanciato al corso organizzato a Fiuggi dall'Ordine nazionale dei giornalisti.

Ma non è tutto qui. Ecco un altro stralcio da quella che avrebbe dovuto essere una lezione di diritto costituzionale dell'ex presidente della Camera: "Contro la riforma dell'articolo 138 si è schierata un'opposizione agguerrita da parte di un gruppo mediatico-politico costituito da Movimento cinque stelle, Fatto Quotidiano e Repubblica che, a prescindere dal contenuto, si è opposto alla modifica. Perché non si deve lavorare col nemico, mai. Quindi pur di attaccare l'avversario si finisce per veicolare falsità, che sono molto più facili da imporre rispetto alla verità".

L'Ordine dei giornalisti, che esiste per regolare l'accesso alla professione e tutelare lettori e colleghi, prenderà le distanze da un attacco così spudorato a due dei principali quotidiani nazionali? Questa la risposta del presidente Enzo Iacopino, che ha introdotto Violante e poi ha lasciato l'aula: "Io non ho assistito alla lezione, perché dovevo preparare quella successiva. Non so chi abbia fatto arrivare a voi questa roba...".

C'erano un centinaio di giovani colleghi giornalisti, sarebbe quanto meno singolare che le accuse di Violante non trapelassero, di sicuro è singolare che il presidente dell'Ordine si stupisca. Ma Iacopino non vuole saperne di commentare: "Non c'ero, non ho sentito. Non posso censurare l'onorevole Violante che esprime un giudizio che non ho ascoltato".

Contattato qualche ora dopo, Luciano Violante conferma tutto, riferimenti e attacchi al Fatto compresi, rispetto "alla cosiddetta Riforma della P2 (articolo 138 della Costituzione, ndr), con un documento sottoposto alla firma dei cittadini, poi rivelatosi destituito di fondamento". E ancora: "Un gruppo politico mediatico si costituisce per ragioni oggettive e per convergenza di linee reciprocamente autonome, non per scelta soggettiva, altrimenti si tratterebbe di un partito".

Quindi, Violante, precisa ancora: "Si è trattato di una lezione di tre ore, non di una conferenza stampa". Una lezione di diritto costituzionale, appunto, quella di Violante, ex magistrato, non una conferenza stampa.

Ma in realtà è stata più simile a un comizio, con il solito pensiero buono per il capo del centrodestra, o quel che ne rimane, Silvio Berlusconi e il problema della sua decadenza da senatore: "Bisogna garantire tutti i diritti che gli spettano. Se in Giunta ritengono che ci siano problemi di costituzionalità, possono fare ricorso alla Corte costituzionale". Almeno Violante, forse colto dal dubbio, azzarda : "Non mi pare che ci siano, ma non è compito mio dirlo".

Non contento Violante, alla stessa platea, parla anche esplicitamente di politica, azzannando senza mezzi termini addirittura il segretario del suo partito, Guglielmo Epifani, di fatto non riconoscendo il ruolo al vertice del Pd dell'ex segretario generale della Cgil: "Come sono messi i partiti nel 2013? Abbiamo un partito con il capo in crisi, che è il Popolo delle libertà. Un partito senza capo, che è il Pd. Un partito con due capi, che è la Lega Nord. Un partito con un capo che sta fuori, che è Movimento cinque stelle. Un capo senza partito, che è Scelta civica".

2. E IACOPINO DISSE: "CHI VI HA DATO QUESTA ROBA..."
Antonello Caporale per "il Fatto Quotidiano"

Il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, domanda come sia stato possibile che i cronisti convocati a Fiuggi per prepararsi all'esame che li abilita alla professione, abbiano fatto trapelare all'esterno quella che a essi è parsa una notizia, e anche di un certo rilievo. In effetti, come a noi tutti è noto, l'imperativo categorico a cui bisogna obbedire è scivolare il più lontano possibile da qualunque fatto possa avere le sembianze di una notizia.

Avanzare a piè veloce e attestarsi in una zona di sicurezza, affinché nessun trauma (diretto o indiretto) possa riverberarsi sulla nostra condizione, ridurre le nostre ambizioni, vedere appesantita con un fatale pregiudizio (attento, quel collega dà le notizie!) la nostra limpida e onorata carriera. Più accucciati si sta meglio si fa.

E meno si fa molto più si avanza. Lo sforzo è inversamente proporzionale al premio. L'ignavia dev'essere un tratto costitutivo, l'inerzia il valore aggiunto. L'amicizia, la cordata, il gancio a cui appendere il nostro abito la prospettiva a cui dobbiamo guardare. È quello il Sol dell'avvenire... Questi vent'anni non sono passati invano.

E infatti ora eccoci qui a stupirci di vedere il rovescio che si fa diritto, il male che si trasforma in bene. Se abbiamo conosciuto una deriva civile e etica senza pari è anche perchè molti di noi hanno fatto come il nostro presidente consiglia: non vedere e non parlare. Zitto è bello! Stando zitti abbiamo permesso che personaggi sciagurati dominassero la scena pubblica.

Col silenzio spesso correo dei giornalisti il mondo economico è stato popolato da animali rapaci che hanno svuotato le casse delle loro aziende. E oggi sono liberi, impuniti e felici. Del nostro silenzio le banche si sono cibate per espandere il loro potere e la loro ricchezza. Nel disinteresse dei più lo spreco di danaro pubblico è divenuto cifra espressiva di un potere immorale e immortale.

Nel silenzio di tanti di noi, decine di nostri colleghi meno fortunati hanno dovuto arrendersi al destino di chiudere per sempre il loro bloc notes, o rifugiarsi nell'attività oggi più in voga nel nostro mestiere: il copia/incolla. Ci sono molte ragioni per ritenere che l'Ordine dei giornalisti sia una riserva di poltrone e poco altro. Non ordine ma disordine, non merito ma casta, non trasparenza ma occlusione, reticolo di interessi che si sostengono e si auto promuovono.

Queste parole, così drammaticamente sincere, convalidano la tesi che il pozzo non abbia mai fondo. E anche la frase più stupefacente, l'indicazione più incredibile, il consiglio più incongruo, scorretto, irragionevole, paiono come una tappa ulteriore verso l'ingiù infinito. Questo mestiere, più degli altri, ha bisogno di due cose: la passione e la schiena dritta. Bisognerebbe chiedere scusa ai colleghi convocati a Fiuggi per una lezione trasformatasi in un comizio e poi, nel silenzio, sparire.

 

 

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