vittorio colao giuseppe conte

COLAO CALERÀ A ROMA? – IL MANAGER È ANCORA A MILANO E DEVE DECIDERE SE ANDARE O MENO NELLA CAPITALE PER GLI STATI GENERALI: CONTE NON VUOLE INVITARLO UFFICIALMENTE NÉ DI FARLO PARLARE CON LA STAMPA, PER PAURA CHE GLI RUBI LA SCENA, MA VOLENTE O NOLENTE DOVRÀ FAR ENTRARE NELLA DISCUSSIONE IL PIANO PER IL RILANCIO DELL’EX AD VODAFONE. PER POI BUTTARLO NEL CESTINO COME SUCCESSE CON LA SPENDING REVIEW DI COTTARELLI

 

 

Massimo Sideri per il “Corriere della Sera”

 

VITTORIO COLAO

E ora il campo da gioco cambia. Si chiama Stati generali, Roma, politica. Non più incontri su Zoom, condivisione di file e riunioni lontane dai riflettori. Finito il lavoro della Task force, Vittorio Colao si trova ancora a Milano. Deve decidere se andare nella capitale o ripartire per la sua amata Londra. La volontà di andare c'è, a patto che gli Stati generali non diventino «propaganda elettorale». L'accordo con il premier Giuseppe Conte, d'altra parte, suonava più o meno così: la Task force non parli con la stampa e venga a parlare agli Stati generali.

 

Ma in che contesto? In quale momento? In una posizione di «rilievo» oppure nelle retrovie? Insomma, le parole del premier saranno soppesate per vedere anche quale sarà, alla prova dei fatti, il valore che si vorrà dare a un piano che ieri, a tratti, sembrava piacesse più per certi versi all'opposizione. Giochi politici, chiaro. Ognuno fa il proprio mestiere: l'opposizione vuole vedere se il governo non riesce a scaricare a terra le idee e la maggioranza si muove con i piedi di piombo prima di prendere impegni che, magari, non riuscirà a mantenere.

ROCCO CASALINO GIUSEPPE CONTE BY LUGHINO

 

Colao lo sa, come lo sanno anche gli altri componenti della Task force. Se vogliamo ora si tratterà di capire se quella leggera tensione (sempre negata ma allo stesso tempo profonda e costante che c'è stata con una leadership del gruppo di lavoro che Conte si è «trovato» a dover gestire) si dipanerà come fumo di Londra oppure darà vita a un momento corale di spinta alle idee del piano. Il filtro politico poi farà il resto. Magari spezzettando in mille pezzi lego il piano per prenderne poi solo alcuni con magari un nome diverso.

 

le slide della task force di colao

D'altra parte nella Task Force girava negli ultimi intensi giorni di lavoro - dalle 8 alle 23, secondo le testimonianze - anche una battuta. «Gli Stati generali? Ma li abbiamo già conclusi noi». Con centinaia di incontri con manager, imprenditori, ministri, figure istituzionali, rappresentanti della società civile ed economica. E anche direttori di musei, come quello del Museo egizio di Torino, da cui sono venute, sembra, ottime idee da «imprenditori della cultura».

 

luigi di maio giuseppe conte

Certo, si sarà trattato degli Stati generali ombra, quelli informali e forse, proprio per questo, anche più veritieri ed efficaci. Ma poco importa tutto ciò alla politica se non c'è un pubblico. Un elettorato ad ascoltare. Ecco. Se poi Colao andrà a parlare ritardando ancora un poco il suo rientro nella City allora si tratterà di capire quale potrebbe essere il capitolo da affrontare. Un candidato è sicuramente la querelle infinita, ma che dovrebbe finire, sulle università.

 

Nel piano è scritto nero su bianco: bisognerebbe puntare più sul modello anglosassone, poli di eccellenza nei vari settori che dovrebbero concentrarsi di più sulla ricerca (leggi dovrebbero avere più risorse delle altre). Vexata quaestio. Forse (sarà un caso?) proprio quella che tra le tante idee del piano impensierisce di più Conte che il mondo accademico lo conosce bene e che sa quale levata di scudi si verrebbe a creare. Ieri è stata confermata anche la sostanziale assenza dal gruppo di lavoro dell'economista Mariana Mazzucato.

GIUSEPPE CONTE E IL BONUS MONOPATTINO

 

In effetti impegnata sempre per il premier Conte come consulente, ma su altro. La sua presenza avrebbe sicuramente fatto emergere la distanza siderale di Colao dalle idee di uno Stato imprenditore, molto nelle corde politiche del Movimento 5 Stelle ma anche di una certa sinistra. Il manager e la sua carriera liberista non lasciano dubbi su questo punto. E se non dovesse andare dunque agli Stati generali per assenza di condizioni minime? Allora scatterebbe il «liberi tutti», per l'intera Task force. A quel punto tutto sarebbe affidato ad accordi tra gentiluomini e gentildonne. Anche se Londra non è così distante da non prevedere un ritorno all'occorrenza. Anche perché sul governo (e sul Paese) pesa la scure del Recovery Fund. Il meccanismo è semplice: buone idee, tanti soldi. Idee povere, poche risorse. Il quadro peggiore per tutti quanti.

le slide della task force di colao 1le slide della task force di colao 2giuseppe conte meme 1

 

 

VITTORIO COLAOVITTORIO COLAOle slide della task force di colao 3

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