1. RICORDATEVI DEL 18 APRILE…DEL 2013: DOPO UN ANNUS HORRIBILIS PER IL BEL PAESE DI PULCINELLA VOLGE A CONCLUSIONE LA GRIGIA E MORTIFICANTE STAGIONE DEI “MONA” (MONTI-NAPOLITANO), LA COPPIA PIU’ ACCLAMATA DAI GIORNALONI DEI POTERI MARCI 2. NELL’ULTIMO ANNO SVANITO NEL NULLA (POLITICO E ISTITUZIONALE) IL TOCCO MAGICO (“MORAL SUASION”) DI BELLA NAPOLI: DOPO MONTI NON NE HA AZZECCATA NESSUNA 3. UN PAESE A “SOVRANITÀ LIMITATA”: DALL’IMBROGLIO DI MAASTRICHT ALLA TRAGEDIA DEI MARO’ FINO ALLA FARSA DEI SAGGI-BADANTI DI UN GOVERNO DIMISSIONARIO CHE HA VISTO IL SUO PRESIDENTE-GARANTE INVADERE (SENZA SUCCESSO) IL CAMPO ELETTORALE

DAGOANALISI

Per carità di patria chiamiamola soltanto "crisi del settimo anno", ma nel lungo addio al Colle più alto Giorgio Napolitano sembra aver perso del tutto quel "tocco magico" che gli aveva consentito di regnare, indisturbato e incontrastato, sulle rovine (politiche) del Bel Paese.

Grazie soprattutto all'appoggio incondizionato dei giornaloni e dei loro politologi à la carte, che per non disturbare sua maestà Re Giorgio hanno indossato la livrea sussiegosa per offrirgli - generosi innanzitutto con i propri editori, ma avari con i propri lettori -, qualsiasi intruglio istituzionale che all'abbisogna andasse bene alla salute dell'inquilino del Quirinale.

E al suo "tratto" politico-costituzionale che, nel bene o forse più nel male, ha fortemente contraddistinto la presidenza Napolitano. Chiamala se vuoi, per pudore, "moral suasion".
Mai prima dell'ascesa di Bella Napoli nella più alta carica dello Stato, un presidente della Repubblica era intervenuto con tanta frequenza e viva autorità sulle vicende politiche del paese.

Certo in condizioni assai diverse rispetto al passato quando i partiti comandavano il gioco, anche quello duro e dei colpi bassi. Così, dall'esperienza "tecnica" di Ciampi in poi l'opera di "moral suasion", con i suoi scarsi pregi e i suoi innumerevoli difetti, è stata la coperta (corta) di Linus per coprire molti dei misfatti istituzionali consumatisi negli ultimi vent'anni al Quirinale.

Il richiamo alla "propria" responsabilità morale di presidente della Repubblica, però, fa storcere ancora la bocca a molti costituzionalisti onesti.
Già nel lontanissimo 1957 il richiamarsi alle virtù personali del presidente della Repubblica aveva fatto rabbrividire di sdegno, Don Luigi Sturzo. In un discorso pronunciato nell'aula di palazzo Madama, il senatore a vita replicò indirettamente al capo dello Stato di allora, Giovanni Gronchi, per ricordargli che in un ordinamento democratico "non era consentita alcuna forma di magistratura morale".

Oggi beccatevi i politologi à la carte. Ma quelle erano stagioni dei Titani del diritto e della politica rispetto ai costituzionalisti di oggi che di fronte a qualsiasi scempio fatto della Carta corrono sempre - come accennato -, in soccorso al monarca di turno al Quirinale.
Tant'è.

Torniamo ai tormenti di Re Giorgio e al suo infelice crepuscolo che alla fin fine non è poi tanto diverso da quello che ha accompagnato molti dei suoi predecessori sul Colle più alto.
Già. La crisi del settimo anno e l'antica maledizione del Quirinale.

Il vero declino istituzionale (e morale) del ruolo di Bella Napoli ha inizio nel novembre dello scorso anno quando l'Italia politica e istituzionale alzò bandiera bianca di fronte ai prepotentoni del Vecchio Continente. Germania e banche d'affari (americane) in testa.

Nel giro di poche ore il monarca del Quirinale esonerò "su due piedi" il premier Silvio Berlusconi, che alle elezioni del 2003 aveva raccolto i maggiori consensi e che non è mai stato sfiduciato dalle Camere (non è un'anomalia?). Liquidato il Cavaliere, consenziente, ma non tanto, Bella Napoli nominò senatore vita Mario Monti per insediarlo - in tempi da record -, a palazzo Chigi insieme al suo "governicchio tecnico" (non è un'altra anomalia?).

Una "prassi" istituzionale davvero "innovativa" quella seguita dal Capo dello Stato, sia pure in tempi in cui casa-Italia, a dare ascolto alle Cassandre interessate, stava per incendiarsi a causa della grave crisi economica-finanziaria. Con i giornaloni dei Poteri marci a suonare festosi la grancassa sotto le finestre del Quirinale.

E soltanto poche voci (l'esimio Guido Rossi e l'osceno Dagospia, per ricordarne alcune a caso) spiegarono subito che si trattava di un "abuso", di un "commissariamento" del Paese da parte dell'Europa germano-centrica e delle banche regolatrici. E con la scelta di Monti a capo del governo, su invito imperioso dei nostri partners europei, eravamo ormai diventati un Paese a "sovranità limitata". E domenica scorsa su "il Sole24Ore", il prof. Pellegrino Capaldo ha puntigliosamente spiegato che le regole "restrittive" di Maastricht non c'entrano un bel nulla con quanto è accaduto nel novembre nero del 2012.

"I famosi parametri di Maastricht (disavanzo annuale massimo del 3%; stock di debito massimo del 60%) - rileva Capaldo - sono solo un elemento, e neppure dei più importanti, di un complesso iter basato largamente su elementi discrezionali...". Allora, conclude il prof.Capaldo, a noi - in buona sostanza -, basterebbe chiedere che sia rispettato proprio l'art.126 del Trattato" per recuperare in Europa la nostra piena sovranità (e dignità).

Storia vecchia si dirà. Macché!
L'ascesa e il rapido declino di Mario e del suo esecutivo per grazia ricevuta da Re Giorgio è ancora tutta da raccontare agli italiani. Ai poveri cittadini tartassati dall'Imu e taglieggiati con la "spending review, in nome del debito pubblico che sotto le cure da maniscalco Monti alla fine dell'anno ha toccato il tetto record dei duemila miliardi.

Storia vecchia si dirà, mica tanto.
Intanto andrebbe raccontato che un anno fa Bella Napoli ha fatto la scelta più sbagliata e imprudente della sua lunga carriera politico-istituzionale. Il rettore della Bocconi chiamato nel ruolo di esperto superpartes di "salvatore della patria", in realtà dal 1980 in poi (da Andreotti a Bossi-Berlusconi, per intenderci) ha "fiancheggiato" (collaboratore, consulente, consigliere, esperto) tutti i governi che si sono susseguiti a palazzo Chigi.

E, come ha ricordato Giorgio Galli nella presentazione del pamphlet "Il Tecnocrate" (Kaos Edizioni), "avallandone sempre, con qualche riserva di bandiera, la politica economica".
Una carriera la sua, dunque, costruita prudentemente nel sottobosco ricco dei Palazzi romani, ma contrassegnata da infortuni clamorosi, soprattutto per uno che si spaccia per economista d'eccellenza. Uno su tutti.

Nel 1992 (governo Ciampi-Amato) Monti è in prima fila contro la svalutazione della lira la cui difesa (inutile) alla fine costerà all'Italia la perdita d'ingenti risorse valutarie. Nonostante, appunto, le intemerate di Rigor Mortis: "A ogni costo, non svalutare", non soltanto la vecchia liretta perderà di valore ma saremo costretti pure a uscire dallo Sme (il vecchio Sistema monetario europeo).

Un anno prima (1991) Rigor Mortis, arrivato abusivamente alla guida del governo per grazia ricevuta da Bella Napoli senza tema di essere smentito, aveva avuto pure l'ardire di scrivere: "Le cronache plaudono al successo, invece di sottolineare il disastro, ogni volta che il Tesoro riesce a collocare facilmente buoni ordinari e certificati di credito ai tassi reali che sono tutti irresponsabili".
Ma che faccia tosta il Professore, imposto da Napolitano da cui sarà, a quanto si sa, pure ampiamente "tradito".

Un piccolo Badoglio delle varesine, Rigor Mortis, che "fuggirà" dagli impegni assunti con il Quirinale per andare incontro a una tragica Caporetto elettorale. Anche il maresciallo d'Italia fu nominato marchese motu proprio da re Vittorio Emanuela, come Rigor Mortis senatore a vita da Re Giorgio. Forse Monti, però, con l'avallo del Quirinale ha fatto anche peggio di Badoglio sotto il profilo politico-istituzionale.

Si è dimesso da premier senza nemmeno passare per un voto in Parlamento. E senza darne prima conto alla sua maggioranza trasversale (Berlusconi-Casini-Bersani) che per un intero anno - sotto l'occhio vigile e minaccioso del Qurinale (minaccia di elezioni anticipate) -, si era svenata per assicurargli fino alla fine un'ampia maggioranza. Non è finita qui la badaglioide di Rigor Mortis, con la benedizione sempre meno benevole di Re Giorgio.

Il premier-garante (de che?) resta a palazzo Chigi anche dopo aver gettato nella spazzatura il loden dello studioso per buttarsi in una campagna elettorale da mattatore, che risulterà fallimentare. E cogliendo ancora una volta tutti di sorpresa, il Quirinale commette un altro devastante errore: in fretta e furia decide che si vada a votare in febbraio, in pieno inverno. Non era mai accaduto prima. E quando mancavano pochi mesi (aprile) alla fine naturale della legislatura. Una curiosa forzatura che provocherà le lamentele (giuste) del solito bastian contrario Beppe Grillo. Gli altri, giornali compresi, tutti allineati e coperti con il Quirinale.

Cosa aveva in mente Bella Napoli nell'accelerare la corsa alle urne?
Favorire la gara dell'outsider Monti - dato vincente in tutti i sondaggi (taroccati) pubblicati dai giornaloni (15-20%, ne raccoglierà un misero 10%) -, e andato invece incontro a una memorabile Caporetto?

Assicurarsi, come ha ben notato il sommo Eugenio Scalfari, di essere ancora lui a indicare il nuovo premier della XVII legislatura?

Di sicuro, come dimostrano le cronache di questi giorni, il voto anticipato non è stato la strada maestra per evitare il cosiddetto ingorgo istituzionale: nomina del premier e del nuovo capo dello Stato. Anzi tutto è diventato più difficile e complicato: non c'è un governo in carica e la scelta del successore di Monti, inevitabilmente, si è intrecciata con quella per il futuro capo dello Stato.
Poteva andare altrimenti? No.

La "maledizione del Quirinale" ha continuato così a perseguitare il suo inquilino: dimissioni, sulla tragica vicenda dei marò, del "dimissionario" responsabile degli Esteri (Terzi), senza nemmeno avvisare il premier e gli altri ministri. E si arriva infine alla farsa finale (speriamo davvero l'ultima): la "messa in mora" da parte di Bella Napoli di un governo già "dimissionario" con due commissioni di esperti.

Un'iniziativa che invece di lasciare perplessi gli osservatori, all'inizio è stata lodata anche se non compresa. I giornaloni compiacenti da sempre irriducibili hoolingans di Mario Monti ("Corriere della Sera" in testa) hanno addirittura interpretato "alla rovescia" la mossa-bluff del Quirinale: il rilancio del gabinetto del dottor Rigor Mortis!

Mentre a Bella Napoli i saggi-badanti servivano soltanto prendere tempo fino al 18 aprile. Giorno che a Montecitorio, a Camere riunite, inizieranno gli scrutini per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica.

"Tutto logora l'imperversare del tempo", ammoniva il vecchio Orazio Flacco. Non soltanto consuma gli uomini, anche le principali istituzioni.

 

 

 

 

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