LA VOLPE DALEMIX NON SI RASSEGNA A FINIRE IN PELLICCERIA. STA PER ARRIVARE DAL SUD UN MASTODONTICO APPELLO, CON TANTO DI FIRME, A FAVORE DELLA RICANDIDATURA DEL LIDER MAXIMO. CHE MANDA UN MESSAGGIO A NUORA RENZI PERCHÉ SUOCERA BERSANI INTENDA. E LE PRIMARIE S'INFIAMMANO….

Tommaso Labate per Pubblico

Le prime cinquecento firme, a cui se ne aggiungeranno molte altre, sono già state recapitate sul tavolo di Pier Luigi Bersani. Per la precisione quarantott'ore fa, proprio mentre il segretario del Pd e i suoi scioglievano silenziosamente la riserva su quella che sarà la parola chiave della campagna per le primarie (e cioè «coraggio», che sarà opposto all'«adesso» di Renzi e all'«oppure» vendoliano).

E non è dato sapere come il leader dei Democratici abbia reagito, scorrendo quel lungo elenco in cui figurano - stando a fonti dalemiane - governatori e consiglieri regionali, presidenti di provincia e consiglieri provinciali, sindaci e consiglieri comunali, probabilmente qualche parlamentare italiano ed europeo, oltre a intellettuali di varia natura, tanti professori universitari e forse qualche artista. Tutti rigorosamente del Mezzogiorno. Il testo dell'appello quello no, è ancora da definire negli ultimi dettagli. E comunque sarà pronto entro oggi, visto che per domattina i promotori hanno già prenotato uno spazio a pagamento sull'«Unità».

Ufficialmente si tratta di «un documento di sostegno a Bersani». Un documento «sul Mezzogiorno». Ma il testo sarà letto da molti - e a ragione - come una prova di forza di Massimo D'Alema. Perché l'appello, con tanto di firme in calce, serve a difendere «il Presidente» - come lo chiamano ancora i suoi - dagli attacchi che gli sono arrivati nelle ultime settimane da Matteo Renzi, che nel testo è evocato ma non espressamente citato. E, soprattutto, serve a chiedere al partito, e cioè al Pd, di non rinunciare a una risorsa come il presidente del Copasir. Come a dire, «se non ci pensate voi, lo salviamo noi, il soldato D'Alema».

A qualcuno sembrerà di fare un salto indietro di qualche anno. A quando, pochi mesi dopo le elezioni politiche del 2008, D'Alema decise di sganciarsi dalla maggioranza veltroniana del partito fondando l'associazione Red (Riformisti e democratici) e dotandola sia di cellule su tutto il territorio nazionale che di una televisione satellitare (Red Tv). A quattro anni di distanza da quell'esperienza, insomma, il lìder maximo torna a contarsi. Con l'obiettivo di far intendere a nuora (Renzi) ma soprattutto a suocera (Bersani) qual è il suo peso specifico all'interno dei confini della «ditta» Pd.

Tutto ruota attorno al prossimo giro sulla giostra. E al fatto che Renzi, più volte, abbia messo nero su bianco che «se vinco io D'Alema non sarà candidato». In realtà, come ha scritto l'altro giorno Federico Geremicca sulla «Stampa», attribuendo l'intenzione al diretto interessato, è vero che il presidente del Copasir aveva deciso di non ricandidarsi. Ed è vero che ne aveva parlato con Bersani. Parallelamente, però, l'ex presidente del Consiglio ha cominciato a giocare un'altra partita.

Coltivando la speranza che dal risiko parlamentare venisse fuori una riforma elettorale con le preferenze. Della serie, «se le preferenze ci sono, io mi candido senza alcun paracadute nelle liste bloccate». Un po' come aveva fatto alle elezioni del 2001, quando ritornò alla Camera da «deputato di Gallipoli» rinunciando appunto al «paracadute» e vincendo l'unica corsa a cui era iscritto: quella nel collegio maggioritario del Mattarellum.

Ma adesso che sulla riforma elettorale la storia dei Fiorito e degli Zambetti è tornata a mettere a rischio l'adozione delle preferenze («Lo scambio osceno in Lombardia insegna», ha detto Dario Franceschini a Goffredo de Marchis di Republica), ecco che D'Alema e i dalemiani tirano fuori dal cilindro un'altra fonte di legittimazione. L'appello corredato da cinquecento firme.

«Nato tutto da un passaparola», è la versione dell'ex parlamentare pugliese Ugo Malagnino, dalemiano di ferro. Passaparola o meno, il motore dell'iniziativa è stato acceso in Puglia. E non si sa quanto c'entri Nicola Latorre, che negli ultimi tempi sembra uscito dall'orbita dei dalemiani della cerchia ristretta.

Tanto che l'altro giorno, incontrando nel Transatlantico del Senato alcuni colleghi, il vicepresidente dei senatori del Pd s'è lasciato sfuggire una confessione amara. «Non so quanto Massimo abbia fatto bene ad attaccare Renzi. Secondo me, così gli fa solo un favore. Ed è inutile consigliargli il contrario». Perché, aggiungeva Latorre, «ormai lo vedo poco e ci parlo ancora meno».

 

DALEMA LEADER SKIPPER 2012MASSIMO D'ALEMA E MARIO MONTIMASSIMO DALEMA E WALTER VELTRONI jpegBERSANI E DALEMA SBIRCIATINA ALLUNITA DALEMA NOBILUOMO E LA MOGLIE DA PAPA RATZINGERMASSIMO D'ALEMA CON BENEDETTO XVIMASSIMO D ALEMA E SILVIO BERLUSCONIMASSIMO D'ALEMA CON LA FASCIA DA 'NOBILUOMO'

Ultimi Dagoreport

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...