di maio salvini

CHE VOTIAMO A FARE? DI MAIO E’ GIA’ PRONTO AD UN’ALLEANZA CON LA LEGA DOPO IL VOTO ANTICIPATO. ALLORA PERCHE’ TORNARE ALLE URNE? – IL LEGHISTA VUOLE PRIMA VEDERE IL CADAVERE (POLITICO) DI BERLUSCONI LUNGO IL FIUME – DI MAIO SEMPRE PIU’ DEMOCRISTIANO

 

Ilario Lombardo per la Stampa

 

luigi di maio salvini

Il pensiero è già rivolto a dopo. Alla campagna elettorale, alle elezioni, a quando le urne con molta probabilità sanciranno che non ci sarà comunque una maggioranza, e si getteranno le basi per un paradosso: l' unico avversario che secondo Luigi Di Maio avrà il M5S in campagna elettorale, la Lega, potrebbe essere il futuro naturale alleato di governo. Quello che non si è avverato ora, potrebbe avverarsi domani. Prima, però, bisogna liquidare le liturgie dell' attesa, sperando che il malcontento interno al M5S per il voto anticipato non travolga le certezze del capo politico.

 

murale salvini di maio

Da quanto si apprende, Di Maio avrebbe risposto di no anche alla possibilità di astenersi, sondata dal presidente della Repubblica, durante la fiducia al «governo neutrale». «Oggi inizia la campagna elettorale» ha annunciato Di Maio tra gli applausi dei parlamentari riuniti in serata. I sorrisi hanno nascosto i musi lunghi dei tanti che vorrebbero evitare di tornare a elezioni. Non tanto per la paura di non essere ricandidati, perché, promette Di Maio, «saranno ripresentate le stesse liste» e Beppe Grillo dirà di sì. Quanto per il rischio di non essere abbastanza garantiti dal posto in lista, Nelle regioni settentrionali si teme l' avanzata di Matteo Salvini. A Sud, l' astensione, molto più probabile nei mesi estivi.

 

Per questo Di Maio è già pronto a lanciare, per il prossimo mese, la campagna del Nord, nel tentativo di strappare alla Lega più consenso possibile. Con un obiettivo preciso: «Conquistare il centro moderato che votava Berlusconi e non vuole votare Salvini». I grillini sono convinti che il centrodestra si presenterà ancora una volta unito alle elezioni, ma con rapporti di forza capovolti. Gli strateghi del successo del 4 marzo, sono già al lavoro.

 

SALVINI - DI MAIO - BERLUSCONI - RENZI

L' idea è di mantenere «un profilo da Dc conquistato in questi due mesi», restare trasversali e mutevoli, contando sui timori che suscita Salvini, vivi in un certo elettorato di sinistra al Sud, e conservatore, ma con radici nel Partito popolare europeo, al Nord. La speranza è di prosciugare il bacino di Pd e Forza Italia, puntando sull' astensione dei loro sostenitori se si andrà a votare a luglio.

 

Due sondaggi commissionati dallo staff mettono di buonumore Di Maio. Uno li dà attualmente al 35%. Un altro ruota attorno a una domanda: chi preferireste tra Di Maio e chi invece non ha permesso la nascita del governo, cioè Berlusconi e Matteo Renzi? Risultato: il M5S sarebbe al 40%. Anche lo slogan della campagna, già pronto, sarà personalizzato sulla sfida tra il nuovo mondo e il vecchio, su chi è stato responsabile e chi ha fatto naufragare gli accordi. E tutto fa pensare che Salvini non farà parte della stessa categoria di Berlusconi e Renzi.

 

DI MAIO SALVINI

«Sarà un ballottaggio tra noi e la Lega» assicura Di Maio. Ma non tutti sono convinti. «Qual è la nostra proposta di governo se sarà di nuovo stallo?» ha chiesto il senatore Francesco Castiello. Quello che non può dire Di Maio è quello che hanno concordato con Salvini e Giancarlo Giorgetti: «Se torniamo a votare Berlusconi si pentirà di aver detto di no. Scenderà sotto il 10% e comanderemo noi».

 

È la stessa scommessa del M5S: «Ci sarà un effetto onda che spazzerà via Berlusconi, e ci divertiremo..». Meglio votare il prima possibile, però. I grillini hanno detto anche a Mattarella che sarebbe fattibile il 24 giugno, in concomitanza con il secondo turno delle amministrative. Basterebbe un decreto, che comunque chiederanno al governo elettorale. Intanto hanno scelto assieme alla Lega una data, l' 8 luglio e l' hanno comunicata in contemporanea.

 

salvini al quirinale con giorgetti

Per mettere paura a Berlusconi e al Pd, e per bruciare ogni altro appuntamento. Hanno i numeri per farlo. Lo hanno deciso in un incontro che dal M5S definiscono «un po' freddo», nell' ufficio di Giorgetti, dove Di Maio ha accusato Salvini: «A forza di ripetermi "dammi tempo" mi hai fatto perdere due mesi. Non ho mai capito il motivo che ti tiene legato mani e piedi a Berlusconi».

 

Eppure i 5 Stelle, spiegano, erano pronti a tutto: al passo indietro di Di Maio, ad accettare la staffetta a Palazzo Chigi proposta dai leghisti, a lasciare la premiership a uno tra Salvini e Giorgetti. «Non è per questioni di finanziamenti, come hai detto tu - è stata la risposta di Salvini - Al Nord governiamo troppe realtà in comune...

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…