“LE DIFFERENZE TRA PD E M5S, A FURIA DI ACCANTONARLE, SONO DIVENTATE IRRISOLVIBILI” – L’EX SENATORE DEL PD, LUIGI ZANDA: “CONTE HA SEMPRE RIFIUTATO L’ALLEANZA POLITICA COL PD. SE LUI E SCHLEIN AVESSERO VOLUTO ALLEARSI VERAMENTE, AVREBBERO COMINCIATO A DISCUTERE I PUNTI DI DISSENSO DA ANNI. OGGI LE DIFFERENZE SI SONO SCAVATE. AL MASSIMO POSSONO FARE UN’INTESA ELETTORALE, NON UNA VERA ALLEANZA - CONTE DORME CON IL COLTELLO SOTTO IL CUSCINO CON DUE OBIETTIVI: PALAZZO CHIGI E PRENDERSI I VOTI DEL PD - I FONDI SAFE? LA COSTITUZIONE DICE CHE LA DIFESA DELLA PATRIA È UN SACRO DOVERE DEI CITTADINI. E COME DOVREMMO DIFENDERLA? CON LE CERBOTTANE? – CONTE È IL PRESIDENTE DEI 180 MILIARDI DEL SUPERBONUS, DELLA COLLABORAZIONE DEI NOSTRI SERVIZI CON LE TRAME DI UN MINISTRO DI TRUMP. SI È DETTO POPULISTA E HA SOTTOSCRITTO TUTTI I PROVVEDIMENTI DI SALVINI. NON SO SE SIA ANCHE PUTINISTA. SO CHE QUANDO PARLA DI UCRAINA A PUTIN VA MOLTO BENE”
Estratto dell’articolo di Daniela Preziosi per https://www.editorialedomani.it
«Se per quattro anni hai dormito col pugnale sotto il cuscino, non puoi pensare di fare qualcosa di buono negli ultimi quindici giorni». L’ex senatore del Pd Luigi Zanda stavolta non parla della linea politica del centrosinistra. Stavolta non fa un discorso di merito, e per lui ce ne sarebbe da dire – per esempio pensa che sulla politica estera «le differenze tra Pd e M5s, a furia di accantonarle, siano diventate irrisolvibili» o, ancora, sui fondi Safe ricorda che «la Costituzione dice che la difesa della Patria è un sacro dovere dei cittadini. E come dovremmo difenderla? Con le cerbottane?» –. Il suo stavolta è un ragionamento sul metodo con cui si costruisce un’alleanza.
«È il problema preliminare», spiega, perché nel centrosinistra la parola «fiducia» non è in voga, «Giuseppe Conte dorme con il coltello sotto il cuscino con due obiettivi: palazzo Chigi e prendersi i voti del Pd».
[…] “Schlein gli ha risposto per le rime e ha fatto benissimo. Ma non è finita qui, purtroppo, perché la natura di Conte è quella che è. È il presidente dei 180 miliardi del superbonus, della collaborazione dei nostri servizi con le trame di un ministro di Trump. È il presidente che si è detto populista e ha sottoscritto consapevolmente tutti i provvedimenti di Salvini. Tutto il resto va rubricato alla voce trasformismo. Non so se Conte sia anche putinista. So che quando parla di Ucraina a Putin va molto bene”.
abbraccio schlein conte manifestazione contro meloni piazza santi apostoli
“Il deficit di cultura politica riguarda maggioranza e opposizione. Se destra e sinistra si scambiano insulti e colpi bassi, vuol dire che il sistema democratico sta evaporando. Eppure, all’art. 2 la Costituzione considera «inderogabili» i doveri di «solidarietà politica». Povera Costituzione”.
“[…] i rapporti tra avversari dovrebbero essere frequenti e corposi. Una sinistra con le idee chiare può parlare con Meloni e restare sé stessa”.
ELLY SCHLEIN GIUSEPPE CONTE A FIRENZE
“I rapporti politici vanno curati quotidianamente, quando il tempo è buono e quando il tempo è cattivo. Serve cultura politica. Senza quella cultura l’Italia non avrebbe avuto la Costituente, non avrebbe battuto il terrorismo, non avrebbe approvato tutte le riforme che oggi sono alla base della nostra convivenza civile. Quando c’era da nominare i capi delle forze di polizia e dei servizi segreti, Cossiga cercava l’accordo con il suo segretario, ma anche con Craxi e Pecchioli”.
ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE IN VERSIONE BARBIE E KEN - MEME BY GRANDE FLAGELLO
Gli attacchi del Pci a Cossiga furono durissimi.
Stima e rispetto non sono mai venuti meno. Da presidente del Consiglio Cossiga ebbe una forte divergenza col Pci sugli euromissili e, forse anche per questo, venne messo sotto accusa per il caso Donat Cattin. Ma il rispetto personale era tale che due anni dopo il Pci lo votò presidente del Senato e poi della Repubblica. Si costruivano relazioni politiche e personali intense, di qualità. Io stesso, a nome di Cossiga ministro dell’interno e presidente del Consiglio, ho trattato affari complessi e delicati con dirigenti di partiti alleati e dell’opposizione. […].
[…] La competizione è fisiologica in politica. Anche Prodi, mentre lanciava i Democratici, disse «competition is competition».
Interpreto Prodi: sì alla competition, no alla rissa e ai colpi bassi. Serve meno culto di sé. Oggi si scontrano interessi soprattutto personali e la voglia di palazzo Chigi è più importante della sorte del centrosinistra.
E ora, come si fa l’alleanza?
Tra un’alleanza politica e un cartello elettorale c’è più differenza che tra il giorno e la notte. Il cartello di Meloni vacilla e lei, per tenerlo in piedi, fa la guerra alla Spagna e non dice che la bomba di Bologna era fascista. Dall’altra parte, Conte ha sempre rifiutato l’alleanza politica col Pd. Se lui e Schlein avessero voluto allearsi veramente, avrebbero cominciato a discutere i punti di dissenso da anni. Oggi le differenze si sono scavate. Al massimo possono fare un’intesa elettorale testardamente unitaria, non una vera alleanza.
Ma un programma dovrà pur essere fatto.
Sarà generico sui punti contrastati. Poi c’è l’Ucraina. Conte pensa che non si possa litigare sull’Ucraina in zona Cesarini, ma si sbaglia. Sull’Ucraina si può anche rompere.



