roberto sergio giampaolo rossi simona agnes

RAI, DI TUTTO DI PUS – TRA LE GUERRE INTESTINE DI VIALE MAZZINI, POTREBBE USCIRE UN PAPOCCHIO DI COMPROMESSO: MARANO RESTEREBBE PRESIDENTE FACENTE FUNZIONI (CERCARE UN PRESIDENTE DI GARANZIA NON SEMBRA PIÙ POSSIBILE) - SIMONA AGNES, CHE FORZA ITALIA VOLEVA ALLA PRESIDENZA, ANDREBBE A RICOPRIRE IL POSTO DI DG AL POSTO DI ROBERTO SERGIO, CHE E’ A UN PASSO DALLA PENSIONE E NEL FRATTEMPO E’ FINITO SULLE PALLE A TUTTI PER IL MEZZO FLOP SUL PIANO IMMOBILIARE E CERTE DICHIARAZIONI FUORI FUOCO (HA CRITICATO PALAZZO LABIA, LA SEDE VENEZIANA NELLA LISTA DEI CESPITI DA CEDERE, FACENDO INCAZZARE I DIPENDENTI RAI IN LAGUNA) – E LA LEGGE DI RIFORMA DELLA TV PUBBLICA? E’ SLITTATA A OTTOBRE…

Estratto dell’articolo di Lisa Di Giuseppe per “Domani”

 

antonio marano

«Rossi va in Cultura, Giuli viene da noi. Il mondo al contrario». In commissione di Vigilanza Rai non sanno più che pesci pigliare: il riavvio-lampo dopo la protesta di Roberto Giachetti […] finora ha regalato ai parlamentari che fanno parte dell’organo di controllo solo un’audizione del ministro della Cultura. Eppure da discutere ci sarebbe molto: innanzitutto, il voto della presidenza.

 

[…] anche in Rai e nel suo cda si discute di questioni superficiali quando poi le idee e le persone per metterle in pratica non si trovano. […] si staglia all’orizzonte l’ennesimo valzer di poltrone. Con il trasferimento di Simona Agnes – finora consigliera gradita a FI indicata come presidente designata – a direttrice generale al posto di Roberto Sergio. Per cui invece non è prevista un’altra collocazione.

 

Siesta

simona agnes (2)

È stata appena archiviata la presentazione dei palinsesti estivi, più affollati rispetto alle praterie lasciate a Mediaset lo scorso anno, ma anche privi di quei programmi quotidiani che avrebbero mantenuto la tv pubblica davvero “accesa”. La ragione? D’estate non si trovano le squadre per registrarli. […]

 

In tutto ciò la riforma della televisione pubblica langue: la road map prevista inizialmente dalla maggioranza per approvare il testo, sciogliere il cda e sbloccare così lo stallo in commissione di Vigilanza è saltata per l’impuntatura del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sul diritto a un controllo dell’azienda in virtù del suo ruolo di azionista principale.

 

Ora la legge, secondo i calcoli ottimisti di Fratelli d’Italia, dovrebbe andare a dama alla Camera a ottobre, un anno prima della scadenza naturale del cda: con tutti i tempi necessari per la presentazione delle candidature si arriverebbe al nuovo anno, a pochi mesi dal voto.

 

roberto sergio foto mezzelani gmt 0011

La lettura che danno in tanti è che la legge alla fine sarà principalmente caratterizzata da mandati più lunghi. Sembrano invece cosa del passato i litigi storici tra Lega e FI: la «certezza del budget» che sarebbe stata ribadita da Bruxelles come conditio sine qua non nell’interlocuzione con il ministero dell’Economia, infatti, scioglierebbe la questione del taglio del canone, da sempre campo di battaglia del Carroccio. E se non si mette mano ai fondi a disposizione del servizio pubblico, non c’è neanche bisogno di ritoccare il tetto pubblicitario, minaccia per Mediaset contro cui si sono sempre battuti gli azzurri.

 

Il gioco della sedia

Saltato il piano A per riordinare la governance e risolvere lo stallo in Parlamento come chiesto dal presidente della Repubblica, la maggioranza e i piani alti dell’azienda hanno dovuto trovare un’altra soluzione per spostare Agnes dalla scomoda posizione di presidente in pectore mai confermata.

giampaolo rossi

 

Con il suo spostamento all’incarico di dg – che a FdI non dispiacerebbe – si potrebbe riavviare la Vigilanza. Pro forma, certo, visto che Antonio Marano, consigliere della Lega e presidente facente funzione ormai da quasi due anni, non otterrebbe mai il placet necessario dai due terzi della commissione. Cercare un presidente di garanzia non sembra più nel novero delle possibilità: per la maggioranza sarebbe una sconfitta, per le opposizioni TeleMeloni sarà un bersaglio utile in campagna elettorale.

 

Già da tempo, dunque, si meditava una sostituzione di Sergio con Agnes. Il dg di San Marino – in Rai si può – non è lontano dalla pensione e con l’azienda aveva trovato l’accordo su un’uscita dopo l’estate. Con la convinzione di essere il nome perfetto per la presidenza su cui la politica avrebbe trovato la quadra. Ora, però, rischia di restare in piedi quando la musica si ferma, anche per il recente scontro in cda sul piano immobiliare: Sergio si è trovato di fronte i consiglieri di maggioranza compatti, irritati dal fatto che date e impegni delle dismissioni, da lui organizzate, non corrispondono.

roberto sergio giampaolo rossi

 

Da allora, raccontano i maligni, lo stile democristiano è andato a farsi benedire. Già nella discussione a via Severo i toni si sarebbero alzati parecchio, ma anche nell’audizione di fronte alla commissione Cultura il dg si è lasciato andare a considerazioni pittoresche che ricordavano un po’ la sua onnipresenza comunicativa quando era lui a essere amministratore delegato, appena due anni fa.

 

Ai dipendenti non è andata giù in particolar modo la frase su palazzo Labia, la sede veneziana nella lista dei cespiti da cedere (e forse in quella degli acquisti del ministero della Cultura): «Sono stato tante volte a Labia, oggettivamente è un luogo dove non lavorerei mai per la scomodità e per la difficoltà di poter lavorare in maniera moderna come necessario per la nostra televisione e soprattutto per una Tgr che si deve occupare di una intera regione, il Veneto, non di 50mila abitanti di Venezia».

 

roberto sergio giampaolo rossi

Dichiarazioni che «lasciano sconcertati» i giornalisti della Tgr, che considerano il trasferimento a Mestre «un impoverimento del centro storico» e vorrebbero continuare a lavorare nel palazzo anche se dovesse diventare un museo.

 

«Anche in Vigilanza farà lo show» prevede un dirigente che conosce bene sia la versione felpata da vecchia volpe Dc di Sergio, sia lo spumeggiante dirigente da Prima Repubblica. Effettivamente da Barbara Floridia oltre a Giuli sarà ospite anche Sergio, con il rischio di altre uscite champagne. Un motivo in più per agire presto: FI vorrebbe sciogliere quanto prima l’incartamento sul ruolo della pupilla di Gianni Letta, Agnes, FdI e Lega sarebbero ben contenti di chiudere questa consiliatura con meno danni possibili. […]

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