fernandel don camillo

ANNI '50, L'ITALIA DI DON CAMILLO - BLASETTI E DE SICA, IN OSSEQUIO AL PCI, SI RIFIUTARONO DI GIRARE IL FILM - IL CATTOLICISSIMO FERNANDEL PENSO' DI DIRE NO ALLA PARTE DI DON CAMILLO: TEMEVA DI ESSERE TROPPO IRRIVERENTE

fernandelfernandel

Rino Cammilleri per “il Giornale”

 

Nel 1953 due distinti personaggi si presentarono al suo albergo romano, dicendogli che Pio XII voleva conoscerlo. Pensò a uno scherzo. Invece era vero: Papa Pacelli aveva visto il film Don Camillo . E saputo che Fernandel era un buon cattolico. Sempre stato.
 

Malgrado la Legion d' Onore e la frequentazione dello star system internazionale, fedelissimo alla moglie, che voleva con sé nelle innumerevoli trasferte. Alle figlie, pur maggiorenni, vietava il rossetto, le gonne troppo corte e il rincasare tardi. Proibì loro anche ogni velleità cinematografica: dovevano studiare e basta. Se c' era da esibirsi gratis per i bambini negli ospedali non diceva mai no.
 

cover libro fernandelcover libro fernandel

Due giovani e ingenui sposi francesi volevano far battezzare il loro primogenito a Don Camillo: non ebbe cuore di rivelar loro la verità e pagò di tasca sua la cerimonia.
Fernandel era già celebre anche prima di Don Camillo (1952): invitato a colazione da De Gaulle, intimo delle più grandi star, stimato da Chaplin e conteso dai migliori registi. Il prete di Brescello lo proiettò tra gli immortali di sempre, facendone un' icona.

 

E pensare che quel film, record stratosferico d' incassi (e incassa ancora oggi), fu rifiutato dai cineasti nostrani timorosi di scontentare il Pci: Blasetti, Camerini, De Sica, Castellani, Zampa dissero no. E la regia passò al francese Julien Duvivier. Il bello è che anche Fernandel aveva pensato di rifiutare la parte, pur se per motivi opposti: riteneva irriguardosi i dialoghi col Crocifisso, quasi fosse anche Lui un personaggio della farsa. Ci pensò Guareschi, che era più cattolico di lui, a rassicurarlo.
 

fernandel ridefernandel ride

Don Camillo fu subito un successo planetario, perfino in Thailandia c' era la fila per vederlo. E Fernandel divenne il prete più famoso al mondo dopo il Papa (parole di Pio XII), anche se aveva al suo attivo decine di film in alcuni dei quali aveva recitato in ruoli drammatici (nel 1950, per esempio, fu protagonista di Meurtres insieme a Jeanne Moreau, sul delicato tema dell' eutanasia). Ora un libro di Fulvio Fulvi ce lo racconta: Il vero volto di Don Camillo. Vita e storie di Fernandel (Ares, pagg. 200, euro; prefazione di Tatti Sanguinetti e contributi di Giancarlo Giannini, Pupi Avati, Paolo Cevoli, Alberto Guareschi, più il Sindaco e il Parroco di Brescello).
 

Si chiamava Fernand-Joseph-Desiré Contandin, nato a Marsiglia nel 1903. Il nome d' arte glielo appiccicò la suocera quando la di lei figlia le presentò il fidanzato: « Et voilà le Fernand d' elle! ». Quantunque quel giovanotto facesse di mestiere il comico di café-chantant, la donna lo accettò volentieri come genero; diversamente da sua madre, che disapprovò quell' unione per tutta la vita.

 

fernandel don camillofernandel don camillo

Di lontane ascendenze piemontesi, suo padre era un impiegato con l'hobby delle canzonette sposato a una casalinga che, di hobby, aveva quello di recitare in teatro. Fernand prese il vizio di famiglia e cominciò presto, ma coi palcoscenici di provincia non si campava. Provò i mille mestieri, facendosi ogni volta licenziare per inettitudine. Non sapendo fare bene altro che il comico, decise che tanto valeva concentrarvisi. La carriera fu veloce e folgorante. Nel 1928 registrava il suo primo disco a Parigi, recitava a Montparnasse e alle Folies Bergères con Mistinguett.
 

fernandel don camillo pepponefernandel don camillo peppone

Nel 1931 era in un film di Jean Renoir e in uno di Augusto Genina insieme a Jean Gabin. Nel 1937 vinceva la coppa Mussolini a Venezia. Con la fama arrivarono i soldi, tanti, e la sontuosa villa fuori Marsiglia. Ma non si montò mai la testa né, come sappiamo, si fece contagiare dallo stile di vita dell' ambiente lavorativo. Vistolo in un film di Claude Autant-Lara, Mario Soldati lo volle in una sua pellicola scritta insieme al gotha degli sceneggiatori italiani: Garinei&Giovannini, Marcello Marchesi, Monicelli, Steno.

 

fernandel 5fernandel 5

E poi venne Don Camillo, di cui il produttore Angelo Rizzoli era così entusiasta da presentarsi continuamente sul set (mentre in quello felliniano de La dolce vita non si mostrò mai). Il famoso Crocifisso, opera dello scultore Bruno Avesani (che gli fece cinque teste con espressioni diverse), oggi sta nella chiesa di Brescello per la gioia dei turisti. L' anno scorso il parroco lo portò in processione al Po, come nel film, per scongiurare la piena.
 

Fernandel morì nel 1971 mentre girava l' ultimo film della saga. Il regista Mario Camerini dovette ripiegare su Gastone Moschin, mentre Lionel Stander faceva Peppone. Fu un prevedibile insuccesso.
 

FERNANDEL DON CAMILLOFERNANDEL DON CAMILLO

Don Camillo era Fernandel e basta. Un giorno, in una pausa, fece due passi fuori dal set e una bambina gli si inginocchio davanti chiedendogli di benedirla. Lui spiegò che era vestito da prete per finta. Lei volle allora che benedicesse la sua piccola e gli tese la sua bambola. Lui ribadì che non era un vero prete. Lei replicò che neanche la bambola era davvero sua figlia.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO