virginia agnelli

LUPI PER AGNELLI - IN ATTESA DELLA BIOGRAFIA DI GIANNI LA VITA PAZZESCA E SELVAGGIA, E MAI RACCONTATA, DI VIRGINIA, MADRE DELL’AVVOCATO - QUANDO SUO MARITO EDOARDO MORÌ, LEI SI INNAMORÒ DI CURZIO MALAPARTE, E PERSE LA CUSTODIA DEI FIGLI - TRASFERTASI A ROMA DALL’ODIATA TORINO, ORGANIZZÒ L’INCONTRO TRA PIO XII E LE SS TEDESCHE CHE SALVÒ ROMA DALLA DISTRUZIONE - MA IL LIBRO SU VIRGINIA PASSO' SOTTO SILENZIO: PERCHé FIRMATO DA MARINA RIPA DI MEANA?

Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano" - pubblicato nell'ottobre 2010

 

marina ripa di meana

Sulla dinastia Agnelli, declinata al passato remoto e prossimo o proiettata verso il futuro, si sa e si prevede quasi ogni cosa. Amori e dolori, declino, tragedie, dominio e solitudini. In pagina, almeno fino a quando uno dei membri non pagava per eliminare notizie e fotografie disdicevoli (e succedeva spesso) anche gli spifferi. Silenzio sospetto al contrario, escluso un lungo ed entusiasta speciale de "Il Foglio" su un libro uscito all'alba dell'estate.

 

Un volume rigoroso e sorprendente, scritto da Marina Ripa di Meana (con introduzione di Carlo) e Gabriella Mecucci, ex giornalista dell\'Unità, diretta filiazione di uno studio intrapreso tra emeroteche, archivi di Stato, stralci dell\'Omnibus di Longanesi e testimonianze dirette.

 

 

virginia agnelli matrimonio con Edoardo

"Virginia Agnelli, madre e farfalla", Minerva, è un viaggio nei segreti della madre di Gianni, la stessa donna adorata da un'altra figlia, la sorella Susanna che in "Vestivamo alla marinara", restituì con precisione, peculiarità e stravaganza della regina di un dio minore: "Era bella, fragile, aveva trentacinque anni: era la madre, praticamente squattrinata di sette figli che avrebbero un giorno ereditato un\'immensa fortuna".

 

curzio malaparte

Come Gianni che dopo averla pianta (Virginia morì nell'immediato dopoguerra sulle curve tirreniche del Sorpasso di Risi), dormì per anni con il suo ritratto alle spalle, anche Suni adorava Virginia. Bella, di uno splendore acerbo e selvaggio. Una luce di frontiera, di natali misti (Bourbon del Monte dal lato paterno, Campbell e pianure americane dal materno) e anticonformismo oggettivo.

 

virginia agnelli con leopardo al guinzaglio

Virginia detestava Torino, le sue regole e l'inchino obbligato agli Agnelli che le appariva come il retaggio di un feudalesimo planato sulla realtà a secoli di distanza. Il cappello in un angolo, le nudità, le feste nella casa romana ai piedi del gianicolo, il matrimonio con Edoardo Agnelli, erede del fondatore della Fiat, Giovanni, sposato nel 1919 e non alieno, come tanti altri, al tragico destino della famiglia.

 

Edoardo morì nel luglio del ‘35. Incidente aereo a Genova e dolore profondo che a uno dei suoi sette figli, Giorgio, costò emarginazione, uso di allucinogeni e scomparsa precoce e silenziosa, con diagnosi schizofrenica in una clinica svizzera, nel 1965.

virginia agnelli

Virginia si rialzò grazie all'amore per Curzio Malaparte, incontrato pochi mesi dopo e in lotta con il casato torinese per gli anni a venire : "meglio un giorno da leone che cento da Agnelli".

 

Passione reale, testimoniata dall\'autore della Pelle, sulla carne, tra le righe: "Fin dal primo giorno, hai capito che io non sono soltanto un uomo: ma donna, cane, albero, pietra, fiume". In prosa e in poesia: "Solo per te, Virginia, solo per te/ aprirò il cielo notturno alla mia fronte/ il sapore del mio sangue solo per te, Virginia brucerà la bianca notte d'estate".

CURZIO MALAPARTE

 

 

E nonostante per Curzio lo slancio sentimentale fosse più cerebrale che fisico, il sesso un rischio: "Ogni volta è un giorno in meno che si vive\", addirittura un impedimento nella scala dell'affermazione sociale e la misoginia di fondo, una certezza anche epistolare: "Caro Nantas (Salvalaggio ndr) la molla della gloria non è la donna come dicono i fessi (Dante, Petrarca) ma la puttana", l'intesa con Virginia fu un lampo.

giovanni agnelli senior

 

 

Il Narciso che cede all'unica femmina che non lo adula, come in un gioco di specchi in cui la propria immagine, per una volta, non veste alla zuava. Assatanato, potentissimo, vendicativo, allevato alla scuola Dio e moschetto, monastico fino all'ascesi (memorabile la descrizione del parco pasto, sempre il solito, carciofi, olio e pomodori accompagnati da Punt e Mes e canzonette alla radio), duro e addolorato dalla scomparsa degli eredi (Edoardo era stato preceduto da Aniceta) Giovanni Agnelli (che in precedenza, allo spirito coraggioso di Virginia, in occasione del lucroso affaire Sestrière era ricorso senza pregiudizi) tentò in ogni modo di interrompere la relazione tra i due e impedirne il matrimonio.

giovanni agnelli senior e junior

 

virginia_agnelli_

E per prima cosa, puntò al cuore del problema: l'affidamento dei figli di Virginia. L'ordinanza del presidente del tribunale per i minori di Torino del dicembre 1936, al riguardo, non lasciava spazio alle interpretazioni: "Ritenuto che la madre dei minori, a breve distanza dalla morte del marito ha contratto una relazione che tuttora perdura, i cui effetti non possono che essere gravemente pregiudizievoli al benessere dei minori (...) gli stessi possono essere affidati con piena tranquillità alle cure del nonno paterno, Senatore Giovanni Agnelli".

 

GIANNI AGNELLI AL FORTECURZIO MALAPARTE

Un sequestro tra automi in divisa sensibili alla sola ragione del comando, treni a vapore e fratture sentimentali che si ricomporranno soltanto per mero calcolo perché Virginia, ritornata a Roma (dove era protetta e benvoluta) ottenne una transazione su cui molto pesò il parere della prole e quello di Mussolini, da cui (è certo) Virginia si recò personalmente e che come molti altri, dall'indomabilità della donna fu conquistato.

 

E da Roma, dipanando trame che sarebbero state un capitolo di un film sugli Agnelli se solo Gianni, l'avvocato, non avesse comprato la sceneggiatura già scritta da Bolognini e tratta da "Vestivamo alla marinara" per metterla in un cassetto, Virginia si adoperò per girare un altro copione, l'operazione Farnese, l\'incontro segreto tra Pio XII e il capo delle SS in Italia, Karl Wolff, allo scopo di evitare alla città la devastazione dei barbari in ritirata.

urbano rattazzi susanna agnelli

 

Forse per il timore di vedere il nome del casato compromesso con il nazismo (ma al nonno accadde) o per un'altra piega dell'intimità, di Virginia si è saputo sempre poco. Nel libro dell\'ex signora Punturieri e di Mecucci, più in là dei documenti, brilla il ritratto di un'epoca in ombra.

edoardo agnelli

 

Le vacanze a Forte dei marmi, i teli africani, il due pezzi quando il bikini era poco meno di un'eresia, le rivalità tra fratelli, le carezze sulla spiaggia, le curve affrontate a vento in faccia e l'anticonvenzionalità come abito da indossare contro l'ipocrisia di un universo che si vedeva e si desiderava immutabile. Di Virginia non parla nessuno. Era una donna libera. Irrequieta. Spiritosa. Da dimenticare.

 

CURZIO MALAPARTECurzio Malaparte

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…