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IL MONDO DEL PORNO PIANGE. LASSE BRAUN, RE DELL’HARD DEGLI ALBORI E “COMBATTENTE DELLA RIVOLUZIONE SESSUALE”, COME SI AUTODEFINIVA, SE NE VA PER SEMPRE A 78 ANNI

Marco Giusti per Dagospia

 

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Il mondo del porno piange. Lasse Braun, re dell’hard degli albori e “combattente della Rivoluzione Sessuale”, come si autodefiniva, se ne va per sempre a 78 anni. L’hard e il cinema erotico internazionali perdono uno dei loro massimi esponenti. Nato come Alberto Ferro nel 1936 a Algeri, da una ventina d’anni si era trasferito in Italia, vicino a Roma, dove è morto di diabete.

 

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Erotomane di grandi letture, figlio di un diplomatico, poliglotta, laureato in Legge a Milano, dove abitava la madre, poco più che ventenne si butta nella pornografia, assolutamente per passione. Prima come corriere di riviste e foto dalla Francia all’Italia, poi come produttore della rivista Shadows assieme a un ex-partigiano francese, Charles Dortand, come ha scritto nella sua autobiografia.

 

Il passo successivo è il cinema hard in 8 mm, distribuendo prima dei filmetti girati da un polacco che si faceva chiamare “Charlie Brown”, per passare poi alla regia. Il suo primo vero hard, pur in 8 mm e ultracaslaingo, è del 1966, Golden Butterfly girato con un’amica, certa Pauline.

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Ma è grazie alla raccolta fondi, una specie di primissimo crownfunding pubblicizzato sui giornali erotici del tempo, King e Men, che Braun riesce a mettere in piedi un primo capitale con cui girerà in Svezia ben quattro hard col nome di Ole Nyquist per una fantomatica AB Beta Film.

 

Ricercato in Italia dalla polizia, si rifugia in Svezia dove prende il nome di un falegname svedese, appunto Lars Braun detto Lasse, e inizia a far le cose in grande. Gira degli short hard in 8 mm, sia a colori che in bianco e nero, finendo nei peepshow di mezzo mondo. Parliamo di milioni di copie e di un giro di 60.000 peep show che lo resero allora sia ricercato dalla polizia, non solo in Italia, ma anche ricchissimo.

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Si occupa di lui, e siamo già nel 1971, Sergio Saviane per “L’Espresso”, che lo incontra a Ibiza e ne parla come un misterioso re del porno che ha già al suo attivo 43 denunce in Italia per introduzione illegale e divulgazione di materiale osceno. Secondo Saviane, Braun ha già al suo attivo una quindicina di film pornografici che ha venduto in tutto il mondo. Tra questi brillano titoli come Sangue a Malaga, I vichinghi, Casanova.

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Ogni copia costa qualcosa come 27.000 lire. Dal fondamentale libro di Franco Grattarola sul porno italiano ("Luce rossa", scritto con Andrea Napoli), scopriamo che si occupa di Lasse Braun anche Claudio Quarantotto per “Il Borghese” che, recensendo il suo Sensations, presentato a Cannes nel 1975, lo definisce il Fellini del porno anche se non ne conosce neanche lui il vero nome. Sa solo che è italiano, forse bergamasco.

 

Braun ha però presentato già l’anno prima un film a Cannes, French Blue, che gli frutta, sui mercati del porno, qualcosa come 75.000 dollari alla settimana. Probabilmente Lasse Braum ha girato tra il 1966 e il 1977 una ottantina di corti e una ventina di lungometraggi hard. Ha pure altri nome d’arte: Stuart Falcon, Charles de Rossi, Miguel Dospassos, Al Harvey.

 

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Gira non solo in Svezia e in Danimarca, ma anche in Belgio e in Spagna. Tra i suoi attori troviamo porno star del calibro di Brigitte Maier, Sylvia Bourdon, Claudine Beccarie, Catherine Ringer, che poi diventerà la leader del gruppo rock Rita Mitsouko. Grattarola ricorda che in Delphia, the Greek, 1970, Braun è il primo a presentare al cinema una doppia penetrazione e in Ky Sen, the Vietnamese e Women mostra scene di pissing e fistfucking.

 

Allora totali novità. I suoi capolavori anni ’70, oltre a Sensations, rimangono Body Love e Love Inferno, 1976, con una giovanissima Catherine Ringer. Nel 1974 è uno dei registi di Wet Dreams- Sogni bagnati, porno d’autore a più mani, ci sono pure Dusan Makavejev e il grande Nicholas Ray. Il suo episodio è sulla necrofilia. Gira anche un paio di hard in Inghilterra, Sex Maniacs e Sin Dreamers.

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Del 1980 è il suo primo film americano, American Desire con Richard Bolla, mentre nel 1985 gira ben cinque hard americani. Tornato in Italia grazie a una tangente di un centinaio di milioni con la quale “sveltisce” la sua pratica, gira nel 1981 il suo unico hard italiano, Un folle amore, con Laura Levi e Jacques Gatteau, che da noi uscirà però solo otto anni dopo col titolo Zozzerie di una moglie in calore.  

 

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Nei primi anni’90 gira pure die soft di non grande successo, Tender Blue Eyes e Diamonds are for Pleasure. Per Grattarola è “l’espressione pressoché isolata di una concezione autenticamente gioiosa della sessualità”. Braun stesso, parlando del suo interesse per il porno riconosceva di fare “film porno per due ragioni: prima di tutto perché mi appassiona il sesso e secondo perché è proibito”.

 

Del resto ha sempre visto il sesso come centro di una rivoluzione culturale anni ’60 e il suo cinema non è mai stato banale. Come molti registi storici dell’hard non riuscirà a trovare negli anni ’80 e ’90 la stessa felicità di messa in scena col video, anche se sarà attivo fino ai tardi anni ’90 e lascerà la professione di regista di hard al figlio Axel.

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Della sua prima e intensa produzione rimane pochissimo, soprattutto grazie ai collezionisti, perché la sua ex-moglie, temendo l’arrivo della polizia, distrusse tutti i suoi film nel 1980. Ma vari corti e lungometraggi sono stati salvati e rieditati in dvd.

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Tornato da quasi vent’anni in Italia, ha ripreso a scrivere. Un saggio sulla storia della prostituzione, un paio di gialli, un’autobiografia. Sono state girati anche un paio di documentari sulla sua vita. Una totale leggenda, comunque.

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