tommaso labranca

LA NUOVA RACCOLTA POSTUMA DI TOMMASO LABRANCA, UN AUTORE RIVALUTATO DALLA CRITICA SOLO ORA CHE NON C'E' PIU': IL SUO NON ESSERE OMOLOGATO GLI ALIENO' LE SIMPATIE DELL'INTELLIGHENZIA DE' SINISTRA - I SUOI SILURI: "BANKSY È L'ESSERE PIÙ NOIOSO DEL MONDO. TUTTI I DIVI DELL'ARTE CONCETTUALE ODIERNA SONO PIÙ MORALISTI DI UNA ZIA ARTRITICA ISCRITTA AI FOCOLARINI" - LA ROTTURA DEL SODALIZIO CON UN IMBOLSITO FAZIO, L’IDENTIKIT DELLA LETTRICE IDEALE DI FABIO VOLO E QUELLA COPERTINA DEL LIBRO DI PIETRO GALEOTTI…

Paolo Bianchi per "il Giornale"

 

tommaso labranca

Quello che fa delle invettive di Tommaso Labranca espressioni di un pensiero nobile è che non sono mai dirette verso i più deboli. Per questo sono sacrosante, e leggibilissime anche adesso che lui non c'è più (è morto all'improvviso nel 2016, a 54 anni), essendo fra l'altro espressioni di uno stile polemico puro e impeccabile. Esce adesso il secondo volume di Neve in agosto, raccolte postume di «articoli alimentari» scritti fra il 2003 e il 2016 (edizioni Ventizeronovanta, pagg. 266, euro 15), curati da Luca Rossi.

 

Con lui Labranca fondò questa micro casa editrice con la quale oltretutto pubblicava i propri romanzi, che altri editori rifiutavano e le cui scorte di magazzino venivano conservate nell'armadio di casa. Autore di culto e di nicchia, Tommaso Labranca dopo la morte è stato rivalutato dalla critica, anche da quella accademica, soprattutto grazie al libro di Claudio Giunta Le alternative non esistono (Il Mulino, 2020).

 

LABRANCA COVER

E infatti ora arrivano proposte di ripubblicazione dei suoi libri da parte di case editrici di tutto rispetto. Quanto alla sua attività giornalistica, il Labranca più acuto, più urticante, è quello che resta più impresso. Buono di carattere, come sa chi l'ha conosciuto, sulla pagina non faceva sconti. E spesso, nell'analisi quasi anatomica non di una persona, ma di un personaggio, ci prendeva benissimo.

 

Andava controcorrente. Pochi avrebbero avuto il coraggio di scrivere così: «Banksy è l'essere più noioso del mondo. Intendiamoci, tutti i divi dell'arte concettuale odierna sono noiosi, prevedibili, più moralisti di una zia artritica iscritta ai Focolarini» (sul quotidiano Libero). Il brano è tratto dal volume 1 di Neve in agosto (Ventizeronovanta, 2020).

 

tommaso labranca

O così, nel 2012, su Stallone-Rambo: «L'eroe elitario e violento si sveglia, prende l'inseparabile coltello, taglia un cactus e ne fa uscire dell'acqua. E con quel liquido manda giù la pastiglia rossa contro l'ipertensione e quella azzurra per la diuresi» (sul settimanale Oggi). Da osservatore e critico del costume, Labranca non poteva non scrivere di moda.

 

Eccolo allora a spiegarci gli hot pants approvati dalla Regina d'Inghilterra purché «l'effetto generale sia soddisfacente», oppure a illuminarci sul fenomeno delle «vacanze fasulle», succedanei patetici di quelle che i poveri vorrebbero fare e non possono permettersi. Se intervistava i vip, era per chiedere loro che rapporto avessero con la Playstation.

 

Se faceva un'inchiesta, era fra le concierge dei motel per fedifraghi. La vis polemica va di pari passo con l'aggettivo «alimentari» riferito a questi articoli. Lo scrittore, a forza di parlar chiaro, si era alienato le simpatie dell'intellighenzia di sinistra, cioè del novanta per cento dell'autocertificata classe intellettuale del Paese. In ciò anche il contesto in cui scriveva faceva la sua parte, essendo lui diventato, per esempio, collaboratore fisso di giornali invisi alla cultura dominante. Per lui scrivere era non solo questione di vita, ma anche di sopravvivenza.

TOMMASO LABRANCA

 

Labranca tuttavia non fu mai un mercenario, ma un battitore libero. Lo dimostra la policromia della sua tavolozza, dal serioso Corriere della sera (che inspiegabilmente nega i diritti di riproduzione di quasi tutti i suoi articoli), dove tratta dello sciocchezzaio di Twitter, fino al popolare e saporoso settimanale Cronaca Vera, in cui fa trattazione sociologica sul tema della prostituzione in Italia e Svizzera.

 

 

Parlare di frivolezze in contesti ritenuti aristocratici, e di argomenti impervi sulle pagine di ebdomadari disprezzati dai tartufi dell'informazione era di per sé esercizio di una funzione critica. Una concezione del mondo, dove la cultura alta e quella popolare si fondevano, perché la cultura è tutto ed è di tutti. Questo, e il suo carattere orgoglioso, fecero di lui un isolato.

 

fabio fazio

Eppure non aveva scritto solo sui giornali militarmente occupati dalla stessa casta che lo aveva poi epurato, ma anche su mensili patinati e di tendenza come Max, in cui osservava che la lettrice ideale di Fabio Volo è «una single sovrappeso dai 18 ai 35 anni. Sillaba, muovendo le labbra come fanno i preti con il breviario», mentre quella di Paolo Coelho è «una zitella tra i 35 e i 60 anni, tendente alle allucinazioni». Sempre per guadagnarsi onestamente la pagnotta, Labranca scriveva biografie ad ampio raggio, da quelle istantanee di cantanti appena deceduti, come Michael Jackson o Freddie Mercury, a quelle dei viventi come Riccardo Fogli e Orietta Berti (sua cara amica).

 

pietro galeotti la riunione

Da fantasista poliedrico, viveva in mondi contigui. Passava dai libri alle traduzioni, dai giornali alla tv. Se vi capita d'imbattervi nel memoir dell'autore televisivo Pietro Galeotti, La riunione (Feltrinelli), sappiate che gli scarabocchi di volti circolari anonimi e stupefatti della copertina sono stati tracciati appunto da Labranca, che probabilmente temeva di vedere anche se stesso trasformato in maschera vuota, e che per questo rinunciò a privilegi e prebende in cambio del lusso impareggiabile di sentirsi libero.

 

pietro galeotti

Ruppe un lucroso sodalizio con un Fabio Fazio imbolsito, ma non smise mai di creare riviste proprie, su carta e online, salvo farle sparire nel nulla come mandala, con un solo click di tastiera. Per fortuna molto è stato recuperato in questi due volumi da Luca Rossi, che fu il suo più stretto collaboratore, e che nella intensa prefazione spiega come abbia potuto collazionare non certo un'opera definitiva, ma tutto quello che è riuscito a strappare finora alla morte e alla legge sul diritto d'autore.

TOMMASO LABRANCALABRANCATOMMASO LABRANCAANDY WARHOL ERA UN COATTO LABRANCAopera di banksy sul muro del carceregraffito di banksytommaso labranca

Ultimi Dagoreport

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."