zavoli cimini

UN PERFIDO MATTIA FELTRI INFILZA RICCARDO BOCCA E GLI ALTRI CHE HANNO RICORDATO ZAVOLI PARLANDO DI SÉ (MAGARI CON L'AGGIUNTA DI UN AUTO-ELOGIO) - FRANK CIMINI: ''NON HO CERTO UN BEL RICORDO DI ZAVOLI COME DIRETTORE DE 'IL MATTINO' NEGLI ANNI DI MANI PULITE. ERA PARTE DELL'ESTABLISHMENT E CESTINAVA PEZZI CHE CRITICAVANO LA FURIA GIUSTIZIALISTA, O CHE PARLAVANO DEL COINVOLGIMENTO DEL PCI-PDS NELL'INCHIESTA ENIMONT (C'ERANO LE ELEZIONI A NAPOLI). VENNE USATO DALL'AZIENDA E POI…''

 
 

 

 

1 - FINO ALL'ULTIMA RIGA

sergio zavoli

Mattia Feltri per “la Stampa

 

Ho conosciuto Sergio Zavoli in treno, un remoto pomeriggio. Stavo leggendo un saggio di antropologia del Guangxi di Huang Xianfan, quando mi apparve di fronte. Aveva trovato interessanti alcune cose scritte da me, e sperava di discuterne. In particolare voleva approfondire una mia interpretazione sul ruolo del generale Pisudski nella nascita delle dittature nazionaliste, a mio modo di vedere ispirato alla teoria del diritto privato in Haller. Mi ascoltava silente, talvolta prendeva appunti con una grafia fitta e febbrile. Nel suo sguardo teso lessi la grandezza. Prendemmo una bottiglia di Pommery alla carrozza bar e brindammo in flüte di plastica alla nuova amicizia.

 

il ricordo di riccardo bocca su sergio zavoli

Mi chiese se amassi Rainer Maria Rilke. Perdutamente, risposi. Cominciò a recitarne una poesia (« la vita ha vincoli d'oro / più forte la vogliamo afferrare»), e a sentirmi proseguire in tedesco (« wir haben Stille und Sturm / die bauen und bilden us beide») si abbandonò allo stupore e alla commozione. All'altezza di Orte, il capotreno ci portò ostriche e birra d'abbazia. Il cibo viene meno nel momento che ristora, disse citando Sant' Agostino.

 

La mia filosofia del nutrirsi, risposi, è crociana: Cotica e Politica. Rise molto dell'arguzia. L'arrivo a Roma ci sorprese nel vivo di una discussione sulla sacrificabilità di tutto Tolstoj in cambio di un perfetto passo di minuetto. La sua cultura mi aveva avvinto. Ci abbracciammo, ripromettendoci di arricchire di prossimi incontri il sodalizio. Pochi minuti dopo mi squillò il telefono. Era lui: «Caro Mattia, tu sei». Vabbè, confesso, è tutto inventato. È che sembro l'unico scemo che non è stato il miglior amico di Zavoli.

 

 

mattia feltri premio e' giornalismo 2018 8

2 - ERA UN UOMO DELL’ESTABLISHMENT

Frank Cimini per “il Riformista

 

Sergio Zavoli è stato un grande del giornalismo. Tutti lo ricordano come ideatore del “Processo alla tappa” e per la “Notte della Repubblica”. Tutti, me compreso. Ma non ho certo un bel ricordo di Zavoli come direttore de “Il Mattino” di Napoli negli anni dell’inchiesta Mani pulite. Era arrivato al posto di Pasquale Nonno, che aveva avuto una posizione critica sull’operazione politico-giudiziaria, da garantista. Con Zavoli io al palazzo di corso di Porta Vittoria passai dal giorno alla notte.

 

Zavoli era schierato dalla parte del pool. Non c’era verso di scrivere sulle carcerazioni preventive fatte con lo scopo di ottenere confessioni, sui mille pesi mille misure dell’inchiesta. Una delle pochissime volte in cui riuscii a far passare un pezzo critico, Zavoli si infuriò con un caposervizio per il titolo “La memoria corta di De Benedetti”. L’Ingegnere aveva “collaborato” presentando un elenco di tangenti pagate che però si rivelò lacunoso. Il titolo non fu apprezzato e da allora il mio lavoro venne guardato dal direttore con sempre maggiore sospetto.

frank cimini a milano

 

Prese la via del cestino un pezzo sul coinvolgimento del Pci-Pds nell’inchiesta Enimont perché quel fine settimana si votava a Napoli, scontro tra la Mussolini e Bassolino. Uguale sorte ebbe un altro articolo relativo ad accertamenti su Fininvest, che aveva pagato per uno stand alla Festa dell’Unita’. E il problema non era certo la Fininvest.

 

Intendiamoci, tutti i giornali erano schierati col mitico pool e fino al 1994 anche le tv di Berlusconi, il quale fece a fatica a capire che il “nuovo” puntava proprio diritto su di lui. Zavoli era parte integrante dell’establishment, i padroni dei giornali a causa dei loro affari erano sotto lo schiaffo del pool. Le linee editoriali furono il frutto di un do ut des proprio nel pieno della “lotta alla corruzione”.

 

frank cimini

Zavoli non se ne accorse. Venne usato dall’azienda, che gli permise di spendere un sacco di soldi ipotizzando anche una sontuosa redazione a Milano che in verità non vide mai la luce. Poi, una volta cacciato lui, al “Mattino” parti’ uno dei primi stati di crisi: uno di una lunga serie che continua ancora oggi nei giornali italiani, con costi esorbitanti scaricati sui contribuenti e sull’Inpgi. Ne stiamo pagando ancora le conseguenze. Pure in questo Zavoli fu un precursore, come per il “Processo alla tappa”.

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