la vignetta del new york times su netanyahu e trump

IL POLITICAMENTE CORRETTO UCCIDERÀ LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE? – IL “NEW YORK TIMES” NON PUBBLICHERÀ PIÙ VIGNETTE POLITICHE E DISEGNI D’AUTORE NELLA SUA EDIZIONE INTERNAZIONALE – LA DECISIONE ARRIVA DOPO UNA CARICATURA SU TRUMP E NETANYAHU ACCUSATA DI ANTI-SEMITISMO – IL GIORNALE SI ERA GIÀ AUTOCENSURATO NELLA VERSIONE AMERICANA. CRITICHE DA “LE MONDE”: “L’UMORISMO E LE IMMAGINI CHE TURBANO FANNO PARTE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA…”

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

LA VIGNETTA DEL NEW YORK TIMES SU NETANYAHU E TRUMP

Basta vignette e disegni d' autore, stop alla satira politica: troppo pericolosa. Stavolta non c' entra una fatwa ma l' autocensura. E la ritirata parte dal tempio della libertà di stampa: The New York Times , un giornale orgoglioso della sua tradizione d' indipendenza, e protetto dal formidabile Primo Emendamento. La direzione del quotidiano annuncia che «non pubblicherà più vignette politiche nella sua edizione internazionale».

 

NEW YORK TIMES

Il caporedattore delle pagine dei commenti, James Bennet, ha detto che «da più di un anno stavamo pensando di allineare l' edizione internazionale con quella nazionale, terminando la pubblicazione di vignette politiche». Ma lo stesso New York Times nelle sue cronache fa riferimento a un episodio molto più recente: le accuse di anti-semitismo scatenate da una caricatura di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano vi viene ritratto come un non vedente e indossa una kippah ebraica sulla nuca.

 

la vignetta di antonio moreira antunes

Il cane-guida che decide dove indirizzarlo ha il volto del premier israeliano Benjamin Netanyahu e al posto della catenina per cani ha una Stella di Davide. La caricatura è del disegnatore portoghese Antonio Moreira Antunes, venne diffusa da una syndication e ad aprile finì anche sulle pagine del New York Times nell' edizione estera. Le proteste furono immediate, e con esse le accuse di anti-semitismo. Anche se un messaggio della caricatura voleva alludere all' influenza d' Israele sulla politica estera di Trump, i simboli etnico-religiosi usati nel disegno furono denunciati come un ritorno a metodi indegni.

 

antonio moreira antunes

L' ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite paragonò quell' edizione del New York Times al giornale della propaganda nazista Der Sturmer. Anche diversi opinionisti dello stesso quotidiano si dissociarono subito. Una delle firme della pagina dei commenti, Bret Stephens, chiese alla direzione del quotidiano «una riflessione profonda su come sia stato possibile pubblicare propaganda anti-semitica ». La direzione del New York Times si scusò subito ed eliminò la caricatura dal sito. Ora arriva la decisione più radicale: basta con le vignette di satira politica.

 

Un rimedio così drastico ha scatenato a sua volta polemiche. Tra le voci più note a criticare questa decisione c' è quella di Plantu, il disegnatore satirico di Le Monde . «L' umorismo, e le immagini che turbano, fanno parte della nostra democrazia», ha detto Plantu. Ma la ritirata della libertà di espressione e di satira è in atto da tempo. Cominciò con le fatwa islamiche contro vignette su Maometto; a cui seguì a Parigi la strage jihadista nella redazione della rivista satirica Charlie Hebdo. Senza arrivare a quegli estremi di ferocia, anche negli Stati Uniti c' è una lenta regressione attraverso l' autocensura: questa è strisciante sia a destra che a sinistra. Alcuni giornali di provincia hanno licenziato disegnatori per le caricature contro Trump.

NEW YORK TIMES TRUMP

 

Sul fronte opposto il New York Times però nell' abbandonare già da tempo le vignette sull' edizione americana, ha preso atto che anche tra i suoi lettori - per lo più liberal - le sensibilità offese si moltiplicano a dismisura.

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