gian arturo ferrari

RAGAZZO ITALIANO! - L’ESORDIO NARRATIVO DI GIANARTURO FERRARI, MAESTRO DELL’EDITORIA, CHE PER ANNI HA GIUDICATO I LIBRI DEGLI ALTRI DAI VERTICI DELLA MONDADORI – UN ROMANZO DI FORMAZIONE TRA MILANO E L'EMILIA, IL '68 E LE ATTESE TRADITE DEL DOPOGUERRA – “C'ERA IL DESIDERIO DI COSTRUIRE SÉ STESSI ATTRAVERSO LA SCUOLA E L'ISTRUZIONE, MA OGGI SAPPIAMO CHE L'ITALIA È ANDATA ALTROVE…"

Paolo Di Stefano per il Corriere della Sera

 

gian arturo ferrari

C' è l' Italia in chiaroscuro del dopoguerra nella storia di Ninni, il protagonista del romanzo d' esordio di Gian Arturo Ferrari: la provincia industriale del Nord con le sue asprezze, il declino della civiltà agricola, la politica dei rossi e dei bianchi, gli anni anche spietati della ricostruzione, l' effervescenza vertiginosa della Milano del boom, il vecchio e il nuovo mescolati e confusi, i mutamenti sociali che porteranno al '68, il rapporto difficile dei «figli della guerra» con i propri padri silenziosi fino al mutismo.

 

C' è soprattutto il desiderio di costruire sé stessi attraverso la scuola e l' istruzione, dunque la fiducia nel futuro individuale e collettivo. È l' Italia in cui molti hanno creduto, combattendo immaginando lavorando, riassunta in un romanzo di formazione o meglio di doppia formazione (di Ninni e del Paese in cui vive): e noi oggi sappiamo che mentre Ninni cresce su quelli che un tempo si chiamavano solidi e onesti princìpi piccolo-borghesi, l' Italia andrà altrove, spesso deragliando, nonostante le premesse e le promesse.

 

Ecco dunque come il nostro Paese avrebbe potuto crescere (quasi dal nulla, sulle proprie macerie), certo prendendo colpi e subendo scossoni e magari anche attraversando tragedie, ma con la coscienza e l' ostinazione dell' impegno per uno sviluppo armonico. Fatto sta che nella formazione individuale di Ninni hanno un ruolo decisivo la famiglia e la scuola, sia pure con le loro contraddizioni e con i loro dissesti: dunque se appare chiaro subito che il romanzo di Ferrari è la storia (autobiografica) in tre tempi di un bambino-ragazzino-ragazzo nato negli anni 40 e diviso tra il cupo paesotto lombardo del padre e il villaggio materno nella montagna emiliana (un eden in cui trascorre le vacanze), il lettore si rende conto via via di trovarsi dentro una storia molto più grande.

 

gian arturo ferrari

Questo non è un esordio qualunque, essendo Ferrari un professionista storico dell' editoria, che per anni ha giudicato i libri degli altri dai vertici della Mondadori: un esordio inatteso nella narrativa, per un intellettuale-analista ( Libro è il suo saggio del 2014) e per un osservatore disincantato del costume e della politica (come editorialista del Corriere ).

 

Ferrari sa bene che se un Paese si regge sulla coscienza dei suoi cittadini, i romanzi camminano sulle gambe dei personaggi e i personaggi di Ragazzo italiano (in uscita domani per Feltrinelli) colpiscono sin dalla prima comparsa in scena: per l' equilibrio tra detto e non detto, tra il piano della narrazione e il piano psicologico o lirico-descrittivo.

 

Perché va precisato che Ferrari, in un romanzo da leggere anche in chiave sociologica, evita nel rischio del commento didascalico, lasciando parlare solo il racconto.

 

DON GIUSSANI

Il primo dei 77 brevi capitoli (legati a catena ma ciascuno con una sua autonomia di ambiente e di figure) è una partenza notturna in un paesaggio invernale di provincia: un bimbo e sua nonna camminano bordeggiando un muro carico di neve per raggiungere la stazione di Zanegrate e andare a passare il Natale a Querciano: oltre quel muro, una fila di ciminiere. Del padre, che li ha appena lasciati, si dice che «era un uomo orgoglioso e tendeva a vedere ogni piccola contrarietà come un' umiliazione». C' è stato un breve scambio di battute tra l' uomo e sua suocera, da cui si capisce che quei due non si piacciono. Ninni è dalla parte di nonna Emma e intuiamo subito che il ragazzino camminerà con lei ancora per tanti anni. Già ad apertura di libro cogliamo la sua temperatura stilistica: poche coloriture dialettali o trasgressioni espressionistiche, dialoghi interni alla narrazione, calma fluidità del racconto: rinuncia agli estremismi di certa letteratura lombarda, rinuncia al gusto paradossale e rocambolesco della narrativa emiliana.

DON GIUSSANI

 

I tocchi descrittivi sono parcamente distribuiti e perciò tanto più efficaci: «Dalla salettina la corte, quasi al buio, ormai non si vedeva più, solo un riflesso di neve, mentre il prato aveva una luce azzurra e rosata». Ed è anche un contrasto di luci il continuo cambio di scena dalla Lombardia all' Emilia: «Due stagioni, due case, due luci, due voci. Due mondi, due vite».

 

A poco a poco veniamo a sapere che si danno tre casi, nell' infanzia di Ninni, che corrispondono alla severità dell' anima paterna (lombarda) e alla affabilità antica del contesto materno (emiliano): la nonna che stava sempre dalla sua parte per principio; il babbo che era sempre e per principio contro di lui; la mamma collocata nel mezzo, un po' delusa dal «lato inspiegabile» del piccolo. In questa triangolazione si gioca la crescita del protagonista, ma resta della nonna - donna di scuola che «aveva nella scuola una fede ingenua, totale» - l' impronta più profonda: «Era convinta che, sempre e dovunque, l' unico lume in grado di accendere una minima luce nel buio del futuro fosse l' applicazione nello studio, la dedizione all' imparare, la volontà - dura - di affrontare la fatica...».

gian arturo ferrari

 

Ninni raccoglie questa eredità, e la raccoglie con naturalezza, anche per amore, vincendo l' emotività della balbuzie e la crudeltà di un fatale, possibile, bullismo.

Diversi (e diversamente traumatici) sono i momenti di svolta, nella crescita di Ninni. E in ciascuna di queste fasi si staglia un personaggio esemplare: la complicità con la madre nell' amore per il cinema è un capitolo di estasi, poi però subentrano la scoperta del tartagliamento, l' antropologia ostile e dissidente della provincia industriale lombarda, il primo giorno di scuola con la maestra Colombani, che «parlava familiarmente, in dialetto, con un bel gruppo di bambini» ma accoglie Ninni chiedendo alla mamma: «E ches' chi? Ndu el ven?».

 

gian arturo ferrari

Ferrari è notevole nel far emergere le memorie delle assurde (comiche) ritualità imposte alla classe («come si dovevano tenere le mani»). Il trasloco nella grande città coincide con il passaggio del babbo da un' azienda di macchine tessili a un «lavoro molto migliore» e con la sistemazione in un appartamento comodo e moderno (riscaldato e dotato di elettrodomestici).

 

La scoperta di Milano è dunque la liberazione dall' odiata (e odiosa) Zanegrate e l' approdo nella modernità, ma è una modernità che accoglie e che esclude («Correva sotto pelle un brivido, la sensazione che la vera Milano, scrigno di meraviglie, stesse da un' altra parte, oltre i loro angusti confini»).

 

Ed è anche l' incontro con un mondo di adulti da ammirare: ed è l' ammirazione il motore della crescita intellettuale di Ninni. Ecco l'«uomo elettrico», il maestro Saverio Poli, entusiasta assertore dell' apprendimento (giocoso) quale antidoto alla noia. E così via: scorrono figure molto belle di maestri, come il professor Fumagalli, magnifico ritratto sotto cui si cela Arturo Brambilla, docente in un liceo classico milanese, amico fraterno di Buzzati, un uomo dal grande fascino intellettuale, morto in classe durante una lezione: toccherà a Ninni chiedere inutilmente soccorso nel momento dell' agonia...

 

IL SESSANTOTTO - MANIFESTAZIONE DI PIAZZA

Compare a un certo punto anche don Giussani, nel fervore degli anni liceali, quando ormai l' infanzia è un ricordo e Ninni non è più Ninni ma definitivamente il quasi adulto Piero (all' anagrafe Pieraugusto), con un cambio di nome imposto brutalmente da suo padre: «Be', ma sarà anche ora di finirla con questo Ninni, no? Adesso basta. Adesso basta». Basta con quel nomignolo da bambinetto. L' ex bambinetto deve elaborare questo primo lutto: forse il peggiore, la perdita del sé stesso bambino.

 

Ne seguiranno altri: evocati e/o vissuti direttamente, perché ci sono, estese su quattro generazioni, mille storie che si intrecciano, si incrociano, si passano il testimone: quella di nonna Emma viene da lontano, attraversa l' Argentina e una vedovanza precoce prima del ritorno al paese, e intorno a lei presenze memorabili: zio Alcide e zia Corinna su tutti. Presenze che diventeranno assenze, dolori e rimpianti: passaggi luttuosi necessari per chiudere con il passato, serbandone il meglio, per guardare con serenità e consapevolezza al futuro. Ciò che è riuscito al ragazzo non è riuscito purtroppo al Paese.

gian arturo ferrari con dagogian arturo ferrari e dagogian arturo ferrari

 

Ultimi Dagoreport

gian piero cutillo mariani lorenzo giovanbattista fazzolari

DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA TUTTO IN ARIA - LA PARTITA NON È AFFATTO CHIUSA: IL TUTTOFARE GIOVANBATTISTA FAZZOLARI, IN VERSIONE CACCIATORE DI TESTE, HA VOLUTO VEDERE LORENZO MARIANI, AD DI MDBA ITALIA, GIÀ CANDIDATO CEO DI CROSETTO NEL 2023. SU UNA COSA "FAZZO" E MARIANI SONO GIÀ D’ACCORDO: SPIANARE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DI CINGOLANI - GIAN PIERO CUTILLO, MANAGING DIRECTOR DELLA DIVISIONE ELICOTTERI DI LEONARDO, IL CUI NOME AVEVA PRESO QUOTA NEL POMERIGGIO, È CONSIDERATO TROPPO VICINO A GIORGETTI E CROSETTO...

matteo piantedosi claudia conte

DAGOREPORT - CLAUDIA CONTE HA CREATO UNO "SCHEMA PONZI" DELL'AUTOREVOLEZZA: ACCUMULARE INCARICHI E VISIBILITA' PER OTTENERNE SEMPRE PIU' - LA 34ENNE CIOCIARA E' GIORNALISTA PUBBLICISTA: CON QUALE TESTATA HA COLLABORATO PER ISCRIVERSI ALL'ORDINE? CHE FINE HANNO FATTO I SUOI VECCHI ARTICOLI? - GRAZIE AL TITOLO, HA INANELLATO OSPITATE, MODERAZIONI DI CONVEGNI E INCARICHI E IL "SISTEMA" DEI MEDIA, NELL'INDIFFERENZA DEI GIORNALONI (CHE, A DIFFERENZA DI DAGOSPIA, NON SI SONO NEANCHE CHIESTI CHI FOSSE), HA TRASFORMATO L'EX "RAGAZZA CINEMA OK" IN UN'OPINIONISTA AUTOREVOLE (PENSA CHE COJONI)

buffon gravina gattuso

DAGOREPORT - LA FIGC? NON SERVE A UN CAZZO! IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO GABRIELE GRAVINA CERTIFICA L’IMPOTENZA DELLA FEDERAZIONE CHE HA GUIDATO PER 8 ANNI – NELLA "RELAZIONE SULLO STATO DI SALUTE DEL CALCIO ITALIANO", CONFERMA L'IMPOSSIBILITA' DI AGIRE: DALLA VALORIZZAZIONE DEI VIVAI AL TANTO EVOCATO NUMERO MINIMO DI ITALIANI IN SQUADRA, LA FIGC NON HA POTERI - GRAVINA FA CAPIRE CHE LE RIFORME VENGONO BLOCCATE DA UN FIREWALL DI NORME E VETI INCROCIATI, DALLA MANCANZA DI UNITÀ TRA LE VARIE COMPONENTI (COME IL PROGETTO DI RIFORMA DEI CAMPIONATI DI SERIE A, B, C E D, “ALLO STATO INATTUABILE”) - SU STADI E SETTORI GIOVANILI, GRAVINA SCARICA LA PATATA BOLLENTE AL PARLAMENTO E AL GOVERNO CON LE SOLITE RICHIESTE DI DETASSAZIONI, AGEVOLAZIONI FISCALI, CREDITI DI IMPOSTA E FINANZIAMENTI - MA SE L’UNICA COSA CHE SA FARE IL CALCIO ITALIANO È CHIEDERE SOLDI ALLO STATO, CHE SENSO HA TENERE IN PIEDI IL CARROZZONE DELLA FEDERCALCIO?

paolo mereghetti alessandro giuli marco giusti giulio regeni documentario

DAGOREPORT- “AVEVO UN SOLO MODO PER DIRE CHE NON ERO D’ACCORDO. ANDARMENE...”, SCRIVE EROICAMENTE PAOLO MEREGHETTI SUL ‘’CORRIERE DELLA SERA’’, E MARCO GIUSTI LO UCCELLA: ''SE NON FOSSE SCOPPIATO IL BUBBONE SUL FINANZIAMENTO NEGATO AL DOCU-FILM SU GIULIO REGENI, IL CRITICO CINEMATOGRAFICO DEL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO SI SAREBBE DIMESSO DALLA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, IN MANO ALL'EGEMONIA CULTURAL GIULI-VA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI? - ECCO: TE LO DOVREMMO CHIEDERE NOI PERCHÉ (CAZZO!) HAI ACCETTATO DI ANDARE ALLA CORTE DI SANGIULIANO E GIULI, COMPENSATO CON 20 MILA EURO ALL’ANNO? E DOPO QUASI DUE ANNI DI "EIA EIA BACCALA'" SVEGLIARSI E ARRIVARE ALLA CONCLUSIONE CHE ERA UNA SCELTA SBAGLIATA? E PER FINANZIARE POI QUALE CAPOLAVORO? E INFINE ACCORGERSI CHE IL CONTRIBUTO NEGATO AL DOCU-FILM SULL'ASSASSINIO DI REGENI, VIENE INVECE ELARGITO AD ALTRI DOCUMENTARI COME ‘’ALFREDO, IL RE DELLE FETTUCCINE’’…

giuseppe conte pd nazareno

DAGOREPORT – TRA UNA "SORA GIORGIA" DIVENTATA DI COLPO "SÒLA GIORGIA" PER UN ELETTORATO CON LE TASCHE SEMPRE PIÙ VUOTE E UNA "SINISTR-ELLY" SEMPRE PIÙ IN MODALITA' SFOLLA-CONSENSO, IL CIUFFO DI GIUSEPPE CONTE NON RISCHIA PIÙ DI AMMOSCIARSI - ANZI, C'E' CHI SCOMMETTE CHE L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' PUNTI A UN IMMAGINIFICO COLPO GROSSO: IN CASO DI VITTORIA  ALLE PRIMARIE APERTE DEL CAMPOLARGO PER SFIDARE NEL 2027 LA MELONA AZZOPPATA, SI VOCIFERA CHE PEPPINIELLO SAREBBE PRONTO A PROPORRE UNA FUSIONE TRA PD E M5S PER DAR VITA A UN "PARTITO PROGRESSISTA" - UNA SORTA DI RIEDIZIONE, MA DA SINISTRA, DELL'ACCOPPIATA DS-MARGHERITA (2007) - UN FANTASCENARIO CHE NON DISPIACEREBBE ALLA FRONDA ANTI-ELLY DEL PD (IDEOLOGO BETTINI) NE' AGLI EX GRILLINI ORMAI "CONTIZZATI" CON POCHETTE...