LA VENDETTA NON BASTA MAI - ESCE L’AUTOBIOGRAFIA DI FRANCESCO NUTI E TRA LE PAGINE BRILLA UN “FATTACCIO” DI CORNA E GELOSIA (CHE LA CRONISTA DI “LIBERO” NON SA) - LA CLARISSA CHE TROISI SCIPPÒ A NUTI PORTA IL COGNOME DI BURT - A LETTO CON UN COMICO RIVALE? È TROPPO! - NEMMENO IL SUCCESSO DEL FILM “CARUSO PASCOSKI” E IL CONTEMPORANEO FLOP DI ‘CHE ORA È’ DI SCOLA-TROISI, COME FRANCESCO SI AUGURAVA, LO SODDISFA…

Alessandra Mori per "Libero"

«Prima ero una fava che si finiva dalle seghe, poi il successo e fica a palate, poi dopo merda a palate. Sto pagando il mio conto con il destino. Se la vita sarà lunga, sarà lunga anche la mia storia». Parola del regista e attore Francesco Nuti che, con l'aiuto del fratello medico e musicista Giovanni, di storia intanto ne racconta una, autobiografica, in Sono un bravo ragazzo. Andata caduta e ritorno (Rizzoli, euro 17, pp 206).

Un racconto appassionato, a tratti nostalgico, di un ragazzo alle prese con l'amore per il calcio prima, per il cinema il successo e le donne poi. Frammenti di vita dettagliati nei ricordi dell'infanzia fiorentina e delle gite al mare a Fiumaretta, sul Magra, con mamma papà e fratello. Frammenti che si fanno più generici quando si tratta di donne (tanti nomi ma pochi particolari).

Tranne alcune eccezioni: Ginevra, la figlia, e Clarissa, una top model americana che Nuti incontra a Roma nell'86, mentre fa il cretino in giro per la capitale. Dopo alcuni mesi di corteggiamento i due vanno a vivere insieme ai Parioli, nell'appartamento di lui. Francesco sta scrivendo Caruso Pascoski con Davide Grieco e Giovanni Veronesi, la storia con Clarissa funziona e quindi pensa di proporre lei per il ruolo della protagonista.

Così è. Poi Clarissa e Francesco partecipano a una delle tipiche feste romane di allora e tornano a casa («non so perché e non so come») nella stessa auto insieme con Massimo Troisi. Dopo un mese Clarissa lascia l'attico ai Parioli, si fidanza con Troisi e va a vivere con lui. Lì comincia il dolore, la rabbia, l'orgoglio, la gelosia e l'invidia.

«L'invidia... mi pare il quarto vizio capitale. Bando alle ciance, ebbene sì, l'invidia, una volta e per lungo tempo, mi ha graffiato l'anima con unghie da felino adulto. Mi ha graffiato la pelle e i polmoni, fino alle viscere!». Così Nuti descrive il sentimento per Troisi, che già invidiava un po' «per la sua sincera arte di comico di razza, ma questo era veramente troppo».

Caruso Pascoski è un successo. ‘Che ora è', di Scola-Troisi, va male, come Francesco si augurava. Ma la vendetta non basta mai. Arriva il 1994 e Massimo Troisi muore. Nuti va da lui: «Gli do un bacio sulla fronte e gli sussurro: t'ho invidiato tanto». Invidia dunque. Ma anche silenzio («Non parlo ma non sono muto. Il mio è silenzio di chi parla con gli occhi») e abbandono:

«Io sono il tema dell'abbandono, l'asprezza dell'abbandono. Ora che ho più di cinquant'anni conosco ancora il dolore dell'abbandono. Non è vero che ho cercato il successo, è vero il contrario... Non è vero che io ho preso le donne, è vero il contrario. Ho fatto finta per anni di essere un Don Giovanni e sono ancora qui a leccarmi le ferite. È vero: ho avuto tante donne, tante macchine, tanti soldi, ma tutto si è bruciato in un baleno e tutto ciò che mi è rimasto addosso è quella malinconia che qualcuno dice... Chi è Francesco? Ho solo una certezza: il padre di Ginevra ».

Un padre e un uomo che nel suo libro, in una sorta di viaggio nel tempo, parla anche dell'amore per il biliardo e per la pittura, della caduta dalle scale, dell'album Le note di Cecco e della sua storia più bella, ancora chiusa in un cassetto.

 

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