giovanni castellucci

CASTELLUCCI SAPEVA CHE IL PONTE MORANDI ERA UN COLABRODO - UN VERBALE DATATO 2010 INCASTRA L'AD DI AUTOSTRADE: FU LUI STESSO A RIBADIRE LA NECESSITÀ DI UN RESTYLING DEI TIRANTI DEL PILONE 9, QUELLO CHE POI È COLLASSATO NEL 2018 UCCIDENDO 43 PERSONE - I TEMPI DELL'INTERVENTO, TRA INFINITI SCAMBI DI MAIL E DISCUSSIONI SUI COSTI, SONO STATI VIA VIA POSTICIPATI: E PENSARE CHE I LAVORI DOVEVANO FINIRE "ENTRO IL 2017"...

Tommaso Fregatti e Matteo Indice per "La Stampa"

 

giovanni castellucci di autostrade

In una riunione riservata del novembre 2010, fu l'amministratore delegato di Autostrade in persona, Giovanni Castellucci, a ribadire che l'unica via per mettere in sicurezza il Ponte Morandi sarebbe stata l'accelerazione del restyling ai tiranti del pilone numero 9, quello poi collassato.

 

E però l'intervento, mentre lui rimaneva alla guida del concessionario, è stato fatalmente rinviato di anno in anno, finché il viadotto non è crollato il 14 agosto 2018, uccidendo 43 persone.

 

giovanni castellucci

Tra i documenti che maggiormente inguaiano l'ex numero uno di Aspi c'è il resoconto di un summit ristretto che la Finanza ha ripescato esaminando decine di computer, ora depositato insieme agli altri atti dell'inchiesta sulla strage.

 

«Il 10 novembre 2010 alle 15.30 - scrivono i militari ai pm - nella sede di Autostrade per l'Italia in Roma, via Alberto Bergamini 50 si teneva la convocazione del "Comitato completamento lavori", per discutere l'ordine del giorno sul punto "Informativa sul viadotto Polcevera"».

 

giovanni castellucci 1

«Su invito dell'amministratore delegato Giovanni Castellucci», prende la parola Gennarino Tozzi, ingegnere. Tozzi conosce bene il ponte. E spiega che nel 1993, su uno dei piloni principali, sono stati inseriti cavi esterni ai tiranti poiché quelli interni, annegati nel calcestruzzo e quindi invisibili da fuori, erano corrosi. E dichiara: «In base ad attività di ispezione lo stato di conservazione evidenzia problemi strutturali».

 

giovanni castellucci con il plastico del ponte morandi a porta a porta

Entra in scena Castellucci, palesando agli occhi di chi indaga la propria consapevolezza sull'urgenza della ristrutturazione: «L'amministratore delegato - precisano i finanzieri dopo aver esaminato i verbali della riunione - fa presente che la decisione risolutiva sarebbe quella di anticipare gli interventi di rinforzo strutturale degli stralli (nome tecnico dei tiranti, ndr) dei residui sistemi bilanciati (con questa locuzione si intendono i piloni 10 e 9, che non furono oggetto delle migliorie compiute nel 1993, ndr)».

 

crollo ponte morandi

A parere degli inquirenti Castellucci aveva insomma tutto chiarissimo, sapeva già nel 2010 che la tenuta del Morandi era a rischio al punto da dichiarare che la via da prediligere per scongiurare progressioni nefaste era il restyling proprio dei tiranti.

 

soccorsi dopo il crollo del ponte morandi

Ma cosa ne è stato di quell'urgenza? Tra una mail interna e l'altra i sottoposti dissertano all'infinito dei costi altissimi e dell'ipotesi Gronda, la bretella che dovrebbe alleggerire il nodo autostradale cittadino. E trascorrono sei anni senza che sul viadotto Polcevera s'intervenga sul serio, nonostante l'ad sia lo stesso che aveva certificato la necessità di rifare gli stralli.

 

una veduta del moncone del ponte morandi da una finestra di via fillak

Il 15 febbraio 2016 nuovo meeting dedicato alla sicurezza del Morandi. E Castellucci, risulta ancora dal verbale, spiega che la complessiva messa in sesto dell'opera rientra in un «piano accelerato».

 

Cos'è un «piano accelerato»? «Come previsto dalle norme sulle ispezioni delle strutture e infrastrutture autostradali - precisa la Finanza - si intendevano quelle attività di ripristino da svolgersi con procedura immediata».

 

il crollo del ponte morandi

È però impressionante, ed è rimarcato nelle informative, quanto i tempi dell'intervento siano stati via via posticipati (le «interferenze al traffico» si sarebbero protratte complessivamente per 8 mesi): i lavori, nella prima bozza del Catalogo rischi, dovevano concludersi «nel 2017»; poi «entro il 2018», quindi «entro il 2019» finché - edizione 2017 del medesimo Catalogo - non si arriva al termine «del 2020». Evidentemente troppo tardi.

il ponte morandi nel video girato da un droneponte morandia genova il varo del primo impalcato del nuovo ponteLA DEMOLIZIONE CONTROLLATA DEL PONTE MORANDIponte morandi

Ultimi Dagoreport

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…