colonnine auto elettriche

COME SUPERARE LE COLONNINE D’ERCOLE? – IN ITALIA SI VENDONO ANCORA TROPPE POCHE AUTO ELETTRICHE PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO STABILITO AL COP26 DI GLASGOW, CHE PREVEDE LO STOP ALLA VENDITA DI AUTO ELETTRICHE ENTRO IL 2035 – I PROBLEMI SONO VARI: IL PREZZO PER LE VETTURE “GREEN” È ANCORA TROPPO ALTO, MANCA UNA RETE COLONNINE DI RICARICA CHE POTREBBE PERMETTERE DI VIAGGIARE IN TUTTO IL PAESE SENZA “L’ANSIA DI AUTONOMIA” – MA GLI ESPERTI SONO OTTIMISTI E PREVEDONO CHE ENTRO IL 2026…

Auto elettrica 3

Giorgio Ursicino per “il Messaggero”

 

Le auto elettriche attualmente non si vendono. Almeno in Italia. Il prezzo è alto, le colonnine di ricarica sono poche. Chi le usa può soffrire di ansia di autonomia. Fra quasi 15 anni, però, si dice che lo scenario sarà diverso e che non è il caso di frenare proprio ora. Alle turbolenze della post pandemia si sono aggiunti gli effetti di una guerra nel cuore dell'Europa. Le incertezze pesano come un macigno sulla mobilità, un'attività parecchio energivora. I

 

Auto elettrica 2

l Parlamento europeo di Strasburgo dovrà deliberare in queste ore sul pacchetto Fit for 55 per tagliare drasticamente le emissioni di CO2. Fra le misure previste c'è il totale stop alla vendita di auto termiche entro il 2035. Al COP26 di Glasgow, che si è svolto in Scozia lo scorso novembre, l'Ue si è candidata, fra l'acclamazione di tutti i principali Stati membri, ad essere l'area geografica leader nel processo di decarbonizzazione che dovrà passare fra le strette gole della transizione energetica. Dal punto di vista del pianeta una mossa encomiabile.

 

Auto elettrica

Anche se è sempre stata cosa nota che cambiamenti tanto repentini hanno sicuramente un costo. Dettagli soppesati a lungo visto che la Commissione lavora da tempo immemorabile sul tema. Correre troppo sul piano ambientale, senza tener presenti anche dettagli delle ricadute sociali, sarebbe un errore imperdonabile.

 

DIRITTO IRRINUNCIABILE 

È ovvio che le fasce più deboli della popolazione non possono essere tagliate fuori e la mobilità deve restare un diritto irrinunciabile per tutti. Sulla carta, quindi, tutti d'accordo e i costruttori (questi iter hanno processi industriali particolarmente lunghi), spinti dalla politica, si sono messi da tempo a lavorare sul nuovo corso nel quale si trovano molto più avanti di quanto si possa immaginare.

 

vendita di auto elettriche

 Conoscendo la delicatezza del passaggio per l'automotive, costretta a ripensare se stessa cogliendone anche le opportunità, le varie case si sono tutelate sventolando in più occasioni il senso unico della svolta: i costi sono talmente alti che sul trasporto ecologico non si torna indietro.

 

Ora lo scenario è sfuocato ed il fronte potrebbe sfaldarsi, come è successo su altre vicende.

Alcuni, i più ottimisti, sostengono che gli imprevisti avvenimenti in atto accelereranno il processo di transizione e il distacco dall'energia russa favorirà l'affermarsi di fonti alternative soprattutto pulite, quindi in primis l'energia elettrica.

motore auto elettrica

 

Gli improvvisi frenatori mettono sul tavolo argomenti altrettanto validi: il caro energia ha creato e creerà problemi economici che avranno risvolti sociali. È meglio, quindi, andarci cauti e spostare in avanti alcune date ormai diventate di dominio pubblico. Anche per i più timorosi il dossier rimane ostico perché, a questo punto del guado, non è affatto chiaro quali potrebbero essere i veicoli che costeranno meno all'alba del 2035.

 

Le vecchie auto termiche, sulle quali non viene più investito un euro da un lustro, o quelle elettriche sulle quali sono confluiti investimenti ciclopici provenienti anche da altri settori? La risposta non è affatto scontata.

 

INCROCIO DI CURVE

Auto elettrica ricarica

 Gli esperti sostengono che le curve dei costi delle vetture termiche ed elettriche (quindi zero emission) si incroceranno nel 2026. Un decennio prima della fatidica scadenza. Quindi non è affatto folle immaginare che nel 2035 il futuro sarà molto più economico del passato. Sia come sia, nei piani decennali di tutti i costruttori già nel 2030 c'è una quota del tutto marginale di veicoli con motore a scoppio. Almeno in Europa. A Glasgow nessuno è stato categorico quanto il Vecchio Continente. 

 

Auto elettrica ricarica 3

Alcuni dei Grandi si sono adagiati sulla data del 2050 con una parte significativa che ha buttato sul tavolo l'azzeramento della CO2 addirittura al 2070 (è un diritto dei paesi sovrani). Chi ha ragione? La politica europea ha deciso che essere primi sarà un vantaggio. Il vicepresidente della Commissione vicario e commissario europeo al Clima e al Green Deal, il politico-diplomatico poliglotta olandese Frans Timmermans, ha ammonito di non esitare e continuare il percorso intrapreso da tempo. 

Auto elettrica ricarica 2

 

Su una decisione del genere, in una contingenza così esplosiva, entreranno in gioco, però, anche le politiche locali e nulla è sicuro in uno schema che prevede l'unanimità è c'è lo spettro del diritto di veto. Comunque è una partita meno sentita di quella bellica che è attuale e coinvolge interessi più diversi. La soluzione deve essere buona per tutti e sembra difficile che i protagonisti si impantanino sull'auto.

alimentazione elettrica autoRICARICHE PER LE AUTO ELETTRICHEAuto elettrica ricarica 4prototipo auto elettrica applegeneral motors auto elettrica auto elettricheauto elettrica

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…