cina covid

IL COVID STA SFUGGENDO DI MANO ALLA CINA (DI NUOVO) - MENTRE IN EUROPA CADONO LE RESTRIZIONI, A ORIENTE SEMBRANO ESSERE TORNATI AI TEMPI DELLE PRIME ONDATE DEL 2020, CON LOCKDOWN DURISSIMI PER RIDURRE IL CONTAGIO - OLTRE 20 MILA CASI IN TUTTO IL PAESE, ALTRI 51 MORTI A SHANGHAI: SONO 2.666 I CONTAGI ACCERTATI E 17.528 I PORTATORI ASINTOMATICI - A PECHINO 47 POSITIVI HANNO MESSO IN ANSIA LE AUTORITÀ. A SHANGHAI, IN LOCKDOWN DA SETTIMANE, SONO STATE MONTATE GABBIE PER SCORAGGIARE LE PERSONE A USCIRE...

1 - COVID: OLTRE 20.000 CASI IN CINA, ALTRI 51 MORTI A SHANGHAI

(ANSA) - La Cina ha registrato domenica poco più di 20.000 casi, tra 2.666 contagi accertati e 17.528 portatori asintomatici: lo ha riferito la Commissione sanitaria nazionale fornendo gli ultimi dati che includono anche 51 nuovi decessi, tutti relativi a Shanghai.

LOCKDOWN SHANGHAI

 

Solo nell'hub finanziario cinese, ancora in quasi totale lockdown, le infezioni verificate si sono attestate a 2.472, mentre le residue su scala nazionale sono relative ad altre 17 regioni e province, tra cui il Jilin (79), l'Heilongjiang (26) e Pechino (14).

 

Shanghai si è confermata il peggior focolaio del Paese con ben 16.983 asintomatici, oltre che per i 51 decessi (di 84,2 anni di età media e quasi tutti con gravi patologie), che porta il totale a 4.776 nel Paese dall'emergenza Covid scoppiata due anni fa.

 

lockdown e scontri a shanghai 9

Proprio la popolazione anziana di Shanghai è risultata quella più vulnerabile: secondo le statistiche locali, solo il 62% dei residenti con 60 o più anni ha ricevuto due dosi di vaccino anti-Covid, mentre la quota protetta scende al 15% per la fascia di 800.000 persone con più di 80 anni.

 

2 - COVID, A PECHINO PRIMI LOCKDOWN: SI TEME UN’ALTRA SHANGHAI

Guido Santevecchi per www.corriere.it

 

«La situazione è cupa», dice la Commissione sanitaria di Pechino. Sono bastati 47 casi di Covid-19 emersi da venerdì per mettere in ansia le autorità e la popolazione della capitale cinese, che teme di finire nello stesso assedio stretta da quattro settimane su Shanghai.

 

lockdown e scontri a shanghai 8

Al momento, l’epicentro del focolaio di Pechino è il distretto di Chaoyang, dove sono concentrati uffici, ambasciate, centri commerciali di lusso che richiamano ogni giorno centinaia di migliaia di visitatori (quindi, anche se la maggioranza dei casi è stata rilevata a Chaoyang, è più che probabile che i positivi venissero da altri quartieri).

 

lockdown e scontri a shanghai 3

Le autorità dicono che i contagi hanno cominciato a circolare da almeno una settimana. Cai Qi, il potente segretario del Partito nella capitale, ha detto che le misure preventive non possono aspettare neanche un giorno.

 

Fin dall’inizio della crisi, nel 2020, Xi Jinping aveva proclamato che Pechino deve essere difesa a ogni costo (è una questione di prestigio internazionale e di credibilità interna per il segretario generale comunista che ha spesso indicato alle masse il caos e i lockdown nelle capitali dell’Occidente).

 

lockdown e scontri a shanghai 2

La strategia di contrasto sanitario è la solita: ai 3,5 milioni di residenti di Chaoyang sono stati prescritti tre tamponi in sei giorni per poter entrare in ufficio o uscire di casa. Nelle strade, davanti ai grattacieli sono stati montati tendoni per i test e la gente si è messa in fila ordinatamente.

 

Sembra inevitabile che con i test a tappeto emergano altri casi e si inneschi il circolo del «tracciamento aggressivo» dei contatti e dei movimenti dei contagiati, che porterà all’allargamento delle misure.

 

lockdown e scontri a shanghai 1

Domenica, dopo l’annuncio della campagna ispirata alla Tolleranza Zero, i supermercati di Chaoyang sono stati affollati da gente che ha fatto scorte alimentari: scaffali vuoti in poche ore.

 

La frenesia da acquisti a Pechino è stata ispirata dalle immagini che giungono ormai da quattro settimane da Shanghai, dove le autorità non sono riuscite a rifornire con regolarità milioni di famiglie chiuse in casa. Ci sono state tensioni e proteste imponenti sui social network che neanche la censura è riuscita a nascondere del tutto.

 

lockdown e scontri a shanghai 5

Pechino ha dalla sua l’esperienza fatta dalla macchina sanitaria con i Giochi olimpici invernali, lo scorso febbraio: circa 60 mila tra atleti e personale logistico furono infilati in una bolla per un mese, sottoposti ogni giorno a tamponi, isolati immediatamente in caso di positività. Ora lo stesso modello olimpico potrebbe dividere Pechino in zone di «circoli chiusi» per evitare la diffusione del Covid-19 e fare argine all’ondata alimentata da Omicron.

 

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A Shanghai il lockdown imposto il 28 marzo è entrato in una fase ancora più stretta per le zone dove vengono segnalati più casi: ai «dabai» è stato ordinato di applicare la «ying geli».

 

lockdown e scontri a shanghai 6

«Daba» significa grande bianco (o biancone) ed è il soprannome dato agli operatori sanitari e ai vigilanti in tuta ermetica che gestiscono l’emergenza sul campo. “Ying geli” si può tradurre «isolamento rafforzato». Il risultato è che dal fine settimana i bianconi hanno cominciato a montare reti metalliche alte due metri davanti agli ingressi dei palazzi in alcune zone della megalopoli, per scoraggiare gli abitanti che cercavano di uscire in cortile o in strada.

 

lockdown e scontri a shanghai 7

Nei quartieri popolari, per segnalare la quarantena, i «dabai» hanno appeso davanti alle case delle tute bianche da emergenza che somigliano a spaventapasseri. Il numero dei contagi accertati dall’1 marzo tra i 26 milioni di abitanti di Shanghai si avvicina ormai a 500.000. Fino al 17 aprile le autorità non avevano comunicato alcun decesso. Ora il conto dei morti è arrivato a 138.

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