“GNAM”, CHE COLPO! - IL LADRO DEL “BAMBINO MALATO” DI MEDARDO ROSSO SI ERA SPACCIATO PER GIORNALISTA - L’OPERA NON ERA PROTETTA DA UNA TECHA NE’ DA UN ALLARME - PORTARE VIA LA SCULTURA E’ STATO FACILISSIMO

1 - FURTO ALLA GNAM, CACCIA AL FINTO GIORNALISTA

Alessandra Paolini per “la Repubblica - Edizione Roma”

 

La scena del crimine, al secondo piano della Gnam, è transennata con un nastro bianco e rosso, come accade sulle scene del delitto. Ma al posto del cadavere, c’è il vuoto. Quello lasciato dalla testa del “Bambino malato”, l’opera di Medardo Rosso che venerdì pomeriggio ha preso il volo. Rubata in quattro e quattro e quattr’otto da un distinto signore in giacca e cravatta.

IL BAMBINO MALATO DI MEDARDO ROSSOIL BAMBINO MALATO DI MEDARDO ROSSO

 

«Si è spacciato per giornalista », racconta uno dei custodi che nella Galleria nazionale d’arte moderna lavora. E l’altro pomeriggio aveva già staccato, quando la scultura dell’artista italiano che a fine Ottocento seppe “fondere” impressionismo e bronzo, è stata portata via. Per sua fortuna. «Ci stanno a mettendo tutti sotto torchio», dice. È uno dei pochi a parlare.

 

«Ci sono indagini in corso, non possiamo rilasciare dichiarazioni», taglia corto la direttrice Maria Vittoria Marini Clarelli. Sulla stessa linea i dipendenti. Ma ieri, a 24 ore dal furto, lì nelle sale della Gnam, tra i custodi e i sorveglianti non si parlava d’altro. «Per fermarla ci potevano mettere almeno due chiodini.. «, fa una delle sorveglianti ad un’altra. «O almeno proteggerla in una teca... ma quanto costa una teca? Così si lavora male, troppo male».

 

E già, perché in questo museo che si affaccia su un costone dei Parioli, rubare il “bambino malato” — quotazione mezzo milione di euro — è stato un gioco da ragazzi. La scultura non era bloccata, né messa sotto vetro. Era solo appoggiata su una stele. E non c’era l’allarme. Del resto, alla Galleria di allarmi ce ne sono pochissimi. Provare per credere: basta allungare la mano. Si toccano quadri di Burri, sculture di Degas e nulla suona. Solo alcune pareti hanno i sensori, ma quando la sirena parte (e parte spesso) sono in pochi a correre. Come pochi sono gli uomini di sorveglianza. Colpa dei tagli. «A questo piano siamo 3 per 15 sale — dice un custode — come si fa ad avere tutto sotto controllo?».

GNAM galleria nazionale arte modernaGNAM galleria nazionale arte moderna

 

E poi c’è un via vai continuo di operai. «Hanno appena rifatto i bagni... un giorno arrivano i pittori, un altro gli elettricisti», si lamentano tre donne sedute attorno a una scrivania.

Così è successo che venerdì pomeriggio l’Arsenio Lupin in questione ha approfittato dell’allestimento di una mostra che si stava per inaugurare. È entrato con una grossa Nikon al collo, ha detto di essere un giornalista e che faceva parte dello staff per curare l’evento. Poi, quando nella sala 48 non c’era nessuno più nessuno, ha preso la testa. E ha tagliato la corda.

 

Tutto molto semplice. Non come 16 anni fa, quando alla Galleria per rubare un Cézanne e due Van Gogh entrò un commando armato. E il personale di sorveglianza, venne legato e immobilizzato. Il ministero stavolta ha avviato un’indagine interna. Già da oggi gli ispettori saranno alla Gnam per capire quali siano state le falle sul piano sicurezza.

GNAM galleria nazionale arte moderna 3GNAM galleria nazionale arte moderna 3

 

2 - RUBATO ALLA GNAM IL “BAMBINO MALATO” DI MEDARDO ROSSO

Anna Rita Cillis e Alessandra Paolini per “la Repubblica”

 

BASTANO pochi minuti e la testa del “Bambino Malato” di Medardo Rosso, il grande artista italiano che seppe portare l’impressionismo nella scultura, sparisce nel nulla. E la Gnam, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, diventa protagonista di un furto clamoroso. Il secondo, a distanza di sedici anni da quel 19 maggio del 1998 quando a prendere il volo furono addirittura due Van Gogh e un Cézanne, con tanto di rapina e il personale di sorveglianza immobilizzato.

 

Ma ieri le cose sono andata diversamente. Almeno così sembrerebbe dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso che avrebbero ripreso questa sequenza: un uomo in giacca e cravatta, con una grande macchina fotografica appesa al collo si avvicina all’opera, la prende con nonchalance, se la infila sotto la giacca e va via. L’allarme non suona. Sono le 16,30 quando un custode si accorge della sparizione.

 

Da lì in poi sarà un via vai di carabinieri in cerca di prove e testimonianze per ricostruire quanto accaduto velocemente in un tranquillo pomeriggio con pochi visitatori, ma con tutto lo staff della galleria indaffarato a organizzare l’inaugurazione della mostra di Michele Zazza.

GNAM galleria nazionale arte moderna GNAM galleria nazionale arte moderna

 

Scatta così la caccia al ladro: vengono analizzate dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale le riprese delle telecamere dell’intera giornata e ascoltate tutte le persone che in quel momento si trovano lì, personale compreso. Immagini che però non avrebbero ricostruito con chiarezza i lineamenti dell’uomo. Il “Bambino malato” è un piccolo capolavoro stimato intorno ai 500mila euro: fa parte della collezione del museo, ma dalla fine di ottobre era stato inserito nel percorso della rassegna dedicata a Secessione e Avanguardia.

 

Sulle indagini, riserbo assoluto. Gli investigatori restano chiusi nella Galleria insieme alla direttrice Maria Vittoria Marini Clarelli: «Siamo in piena indagine, non posso riferire nulla sul furto», dice in tarda serata. Una delle ipotesi è che chi ha portato via la scultura in bronzo, preso dal panico, possa averla gettata via poco lontano. Per questo le ricerche si sono estese anche nell’area intorno al museo.

 

GNAM galleria nazionale arte moderna 4GNAM galleria nazionale arte moderna 4

Un’opera preziosa quella sparita ieri realizzata da un grande artista come Medardo Rosso, esponente dell’impressionismo vissuto dal 1858 al 1928, specializzato proprio nei ritratti di bambini. Il “Bambino malato”, ritenuto tra le sue opere più riuscite, fu realizzato tra il 1893 e il 1895 dopo la degenza in un ospedale parigino dell’artista, la città dove visse per un lungo periodo e dove espose al Salon des artistes Francais e al Salon des Independents. La Gnam possiede una importante e preziosa collezione delle sue sculture.

 

Quello di ieri è il secondo furto alla Galleria nazionale d’arte moderna. La scorsa volta, alle 10 di sera, tre banditi a armati e con il volto coperto fecero irruzione nella sala di controllo del museo. In una manciata di minuti dopo aver legato e immobilizzato i sorveglianti andarono in una sala espositiva al secondo piano e staccarono dalle pareti i tre quadri più famosi di quella collezione: “Il Giardiniere” e “L’Arlesiana” di Van Gogh e “Le Cabanon de Joudan” di Cézanne. Fu il più clamoroso furto d’arte avvenuto in Italia.

 

2 - LE RELAZIONI PERICOLOSE TRA TAGLI ALLA CULTURA E SORVEGLIANZA

Tomaso Montanari per “la Repubblica”

 

Lo Stato spende l’1 per cento del suo bilancio, la metà esatta della media della Ue

Saranno i dettagli di questo furto incredibile a chiarire quali siano le falle del sistema che l’hanno reso possibile. Ed è bene dire subito che non esistono musei a prova di furto, e che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma è un museo modello, diretto da una dei conservatori più seri e preparati.

 

Ma rimane lo sconcerto suscitato da un museo dal quale si può uscire con un bronzo di Medardo Rosso, come si esce da un self service con una pizza. E se è impossibile non leggere l’episodio come una ulteriore, terribile pennellata del ritratto di un Paese in disgregazione, e di una capitale alla deriva, è difficile non metterlo in relazione ai criminosi tagli ai finanziamenti della tutela del patrimonio culturale.

 

Recentemente il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini è riuscito ad ottenere che la Legge di Stabilità contempli la creazione di un fondo permanente per l’attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, finanziandolo con 100 milioni di euro: è una buona notizia perché segna, finalmente, un’inversione di tendenza.

 

Ma bisogna notare che si tratta del recupero di un misero 10% di ciò che Giulio Tremonti e Sandro Bondi tagliarono d’un colpo nel 2008. Oggi il bilancio dei Beni Culturali è al minimo storico di 1 miliardo e 595 milioni di euro, una cifra per un terzo destinata allo spettacolo, e per circa il 90% bloccata nella spesa corrente.

 

In altri termini, oggi lo Stato spende per la cultura l’1,1% del suo bilancio, mentre la media dell’Unione Europea è esattamente il doppio. E in termini di percentuale sul Pil siamo gli ultimi dell’Unione, insieme alla Grecia: con un incredibile 0,6%. Anche lo sbandierato Art Bonus, voluto dallo stesso Franceschini ed entrato in vigore in agosto, è un pannicello caldo, perché il gettito favorito dalle sue defiscalizzazioni rappresenterà (al picco massimo previsto) l’1,8 per cento del bilancio. Sarà un caso se poi non riusciamo a sorvegliare le sale dei nostri musei?

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