“PUBBLICHEREMO LA LISTA DEI DEBITORI DI CARIGE” - DI MAIO AGITA IL RANDELLO: “PUNIREMO CHI HA CREATO IL BUCO NELLA BANCA” - PER GIORGETTI LA NAZIONALIZZAZIONE È UNA POSSIBILITÀ CONCRETA MA PER IL MINISTRO TRIA SERVE UNA SOLUZIONE “DI MERCATO” - L’EX PRESIDENTE DELL’ISTITUTO, MODIANO: “A CARIGE NON SERVE NESSUNA NAZIONALIZZAZIONE”

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Erika Dellacasa per il “Corriere della Sera”

 

A Banca Carige «non serve nessuna nazionalizzazione, è un' ipotesi più che astratta» dice il commissario ed ex presidente della banca Pietro Modiano, «la nazionalizzazione di Carige sarà il primo caso in Europa» sostiene il vicepremier Luigi Di Maio «così il popolo sovrano si riappropria delle banche».

 

CARIGE CARIGE

Non solo, il vicepremier annuncia la pubblicazione a breve dell'elenco dei debitori: «se troveremo i soliti noti, i soliti soggetti che hanno avuto favori dalle banche in questi anni, ve lo comunicheremo» e «la faremo pagare a tutti quei banchieri che hanno ridotto così quella banca per fare un favore a qualcun altro». Mentre il ministro dell' Economia Giovanni Tria alla Camera dichiara preferibile «una soluzione di mercato» e, in mancanza di un cavaliere bianco (che non si vede all' orizzonte per la verità), una eventuale «nazionalizzazione a termine».

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Intanto la banca ligure, secondo i commissari, si è «lasciata la tempesta alle spalle» grazie al decreto del governo che mette a disposizione una maxi-garanzia sull' emissione di bond e prevede una ricapitalizzazione precauzionale in caso di crisi estrema.

 

Ma le interpretazioni degli obiettivi ultimi del decreto dividono nettamente i vertici dell' istituto dal mondo della politica. Per i primi si tratta di riportare un clima di tranquillità per risparmiatori e mercato fugando timori di default e consentendo ai vertici di pilotare la crisi e trattare aggregazioni, la politica invece da parte grillina ma anche del sottosegretario Giancarlo Giorgetti avvalora un percorso di nazionalizzazione della banca, «una possibilità concreta» secondo il leghista.

 

salvini giorgetti salvini giorgetti

E il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di «obiettivo di salvarla sotto lo Stato». Su una cosa il ministro Tria e Modiano sembrano essere d' accordo: sull' uso improprio del termine «salvataggio». «Tutto ciò che assimila il nostro problema a salvataggi miliardari - ha detto ieri Modiano - non ha nulla a che vedere con la realtà. Non abbiamo nessun buco. Non abbiamo bisogno dei soldi dei contribuenti. Tutto quello che serve a Carige sono 400 milioni di euro e 320 milioni sono già stati dati dal Fondo Interbancario».

 

Quanto a Tria, ha dichiarato che quella di Carige «non è un' operazione di salvataggio» per aggiungere però che è un intervento «uguale» a quello varato nel 2016 dal governo Gentiloni in favore di Mps. In entrambi i casi le banche potevano essere oggetto di ricapitalizzazione precauzionale «perché giudicate solventi».

 

PIETRO MODIANO PIETRO MODIANO

Fra tecnicismi e scontri politici, che Modiano ha definito «morbose illazioni che sopportiamo cristianamente», Banca Carige cerca di uscire dalle secche e ieri il commissario ed ex amministratore delegato Fabio Innocenzi ha tracciato un percorso: cessione di almeno un miliardo in mezzo di euro di Npl e incagli (prestiti dubbi), rinegoziazione delle condizioni del prestito del Fondo Interbancario, emissione del bond garantito «non appena saranno note le istanze applicative del decreto», stesura di un piano industriale il 26 febbraio dopo di che «i nostri advisor cercheranno manifestazioni di interesse». E in tutto ciò qual è il ruolo dei soci di maggioranza Malacalza che bocciando l' aumento di capitale hanno innescato l' intervento di Bce? «A Davide Malacalza ho fatto gli auguri - ha detto Modiano - ma non è il momento per parlare di strategie e scenari». Si riproporrà l' aumento di capitale? «Rimane un' opzione - dice Innocenzi - se i soci ce lo chiederanno».

 

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