foto campo sterminio campoitaliani

PRIGIONIA DI CERVELLI - TRA IL 1940 E IL '43 IN UN "CAMPO PER CRIMINALI FASCISTI" IN TEXAS, A HEREFORD, CI FU UNA STRANA CONCENTRAZIONE DI INTELLETTUALI ITALIANI: SCRITTORI, PITTORI, LATINISTI, ILLUSTRATORI, MUSICISTI - RIUSCIRONO NON SOLO A SOPRAVVIVERE, MA A SCRIVERE E DIPINGERE NONOSTANTE LE PRIVAZIONI, LA FAME E LE VIOLENZE - UN LIBRO RICORDA LE STORIE DI RAVAGLIOLI, GIÀ CRONISTA DEL "PICCOLO DI TRIESTE", DEL GIORNALISTA SPORTIVO BOSCOLO, DELL'ARCHITETTO E DISEGNATORE RIZZONI E DI DIVERSI FUTURI POLITICI...

Luigi Mascheroni per "il Giornale"

 

italiani a hereford

Fra i campi di prigionia allestiti negli Stati Uniti durante il secondo conflitto mondiale per rinchiudere i militari degli eserciti dell'Asse (solo i nostri soldati erano 50mila) ce ne fu uno molto speciale, la cui fama oggi trascende le vicende della guerra. Era in Texas. A Hereford. E fu destinato esclusivamente ai prigionieri italiani, tremila in tutto, catturati fra il 1940 e il '43 e che dopo l'armistizio rifiutarono di collaborare con gli americani.

 

il libro hereford prigionieri italiani non cooperatori in texas

Li chiamavano gli «irriducibili». E, per un fenomeno particolare di «sincronicità casuale», erano in gran parte intellettuali: giornalisti, scrittori, pittori, latinisti, illustratori, musicisti... «Che miniera, quell'Hereford, di genii!», lasciò detto nelle sue memorie Aurelio Manzoni, reduce di quel campo.

 

Rimasto nella memoria come «campo fascista», soprattutto per via del titolo Fascists' Criminal Camp che Roberto Mieville, fra i fondatori del MSI, diede al suo libro pubblicato nel '48, il centro di detenzione di Hereford fu qualcosa di più e di diverso.

 

Lo spiega bene lo storico Flavio Giovanni Conti nel nuovo saggio Hereford. Prigionieri italiani non cooperatori in Texas (il Mulino) che ricostruisce la storia di quel particolare campo, la vita quotidiana dei detenuti, la presenza inusuale di molti uomini di cultura e i differenti motivi per cui rifiutarono di passare al nemico. Fra quanti scelsero di non cooperare con gli americani, infatti, non c'erano solo fascisti e repubblichini, ma anche apolitici, liberali e persino comunisti e socialisti (chiamati i «collettivisti»).

 

flavio giovanni conti

In quanto militari, i prigionieri non vollero collaborare per un sentimento di coerenza e lealtà alla parola data nel momento dell'entrata in guerra. Tanto più che il governo italiano dopo l'8 settembre non diramò mai un ordine preciso in tale senso. Senza contare le pericolose conseguenze che la cooperazione avrebbe comportato, come ad esempio lavorare nelle industrie di armi che sarebbero state utilizzate contro la popolazione in Italia o il rischio di rappresaglie nei confronti delle loro famiglie in patria.

 

Non tutti fascisti, quindi. Ma moltissimi intellettuali, grazie all'alto numero di ufficiali con un livello di istruzione generalmente elevato. L'aspetto più incredibile è che riuscirono non solo a sopravvivere, ma a scrivere e dipingere, nonostante in alcuni momenti le privazioni, la fame, le violenze fossero particolarmente pesanti.

 

italiani nei campi di prigionia

I più noti tra i prigionieri del campo di Hereford, «texani» destinati a diventare nomi di riferimento del '900 letterario e artistico, sono Giuseppe Berto e Alberto Burri. Il primo proprio qui orientò la propria scelta letteraria. Iniziò a collaborare con alcune riviste che venivano pubblicate nel campo - a volte in copia unica! - poi scrisse racconti e soprattutto il romanzo cui Leo Longanesi, che lo pubblicò nel '46, diede il titolo Il cielo è rosso.

 

hereford texas

E il secondo nel campo, come riconobbe lui stesso anni dopo, capì che doveva fare il pittore. Già volontario nella guerra d'Etiopia (Burri non rinnegò mai a differenza di altri l'adesione al fascismo), nel 1940, ufficiale medico, fu inviato prima sul fronte jugoslavo e poi in Africa.

 

Catturato in Tunisia nel maggio del '43, durante la prigionia a Hereford rinunciò a svolgere la professione medica per protesta contro le restrizioni imposte dagli americani, e decise che da lì in avanti si sarebbe dedicato solo alla pittura, diventando nel dopoguerra un nome di livello internazionale. Iniziò con opere figurative.

 

vezio melegari

Il primo quadro che dipinse, dal titolo Texas, un olio su tela, rappresenta ciò che vedeva dell' esterno del campo (molti dei dipinti riuscì a farseli spedire in Italia, ma li distrusse quasi tutti), poi quasi subito cominciò a utilizzare nuove tecniche e materiali, come i sacchi di juta recuperati nelle cucine. Da materiale povero e occasionale i sacchi divennero il suo segno artistico distintivo: l'espressione di una poetica e di una visione dell'esistenza.

 

vincenzo buonassisi

«Resistevamo alla fame e al freddo, e si lavorava accanitamente nonostante la debolezza: Medici scriveva musica, Berto il suo romanzo, Tumiati, Fioravanti, Buonassisi e il sottoscritto racconti, teatro, poesia: Selva, Ravaglioli, Dello Jacovo saggi politici, Burri dipingeva...», ricorderà più avanti Dante Troisi, scrittore (con L'odore dei cattolici nel '63 fu tra i finalisti del Premio Strega) e magistrato autore di quel Diario di un giudice, uscito nel 1955 prima su Il Mondo di Pannunzio e poi nei «Gettoni» Einaudi, che suscitò scandalo e gli valse una censura disciplinare per offesa alla magistratura....

 

dino gambetti

E gli altri? A Hereford c'era Giosuè Ravaglioli, «il dittatore intellettuale del campo», già giornalista del Piccolo di Trieste, uno degli uomini più colti della «squadra» texana, lettore severo di tutti gli scritti dei suoi compagni (diede anche consigli a Berto), antifascista, che dopo la guerra entrò nel PCI. C'era il giornalista sportivo Armando Boscolo, autore del libro più famoso uscito dal quel campo, Fame in America (1954).

 

ervardo fioravanti

L'architetto e disegnatore Giovanni Rizzoni. Il giornalista e illustratore Ervardo Fioravanti. Il musicista Mario Medici, fondatore e direttore negli anni '60 dell'Istituto di studi verdiani di Parma. Il latinista Augusto Marinoni, fra i massimi esperti di Leonardo da Vinci. Il matematico Mario Baldasarri. Il gastronomo e conduttore televisivo Vincenzo Buonassisi.

 

Diversi futuri politici, fra i quali Beppe Niccolai, deputato del MSI tra gli anni '60 e '70. E ancora. Vezio Melegari, disegnatore e caricaturista. Il repubblichino Gaetano Tumiati, giornalista, scrittore e critico letterario, direttore dell'Illustrazione italiana, poi vice di Lamberto Sechi a Panorama e vincitore del Premio Campiello nel '76 col romanzo Il busto di gesso.

 

beppe niccolai

E il pittore, Dino Gambetti, uno dei nove prigionieri italiani, «italici milites», cui fu chiesto di affrescare la chiesa di St. Mary's a Umbarger, trenta chilometri da Hereford. Lo fecero - per spirito cristiano e in cambio di lauti pasti - fra l'ottobre e il dicembre del '45, decorando, dipingendo e intagliando legno. Ancora oggi i loro nomi sono incisi su una targa, nel portone della chiesetta. Circa la qualità degli affreschi, Mario Tavella ricorda nelle sue memorie: «L'opera conclusa è più che dignitosa e, tenendo conto dei loro parametri di giudizio, è considerata dagli indigeni alla stregua della Cappella Sistina».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…