funivia del mottarone

IL PRINCIPIO DELLA FUNE - IL SOSPETTO DEI TECNICI SULLA TRAGEDIA DEL MOTTARONE: E SE IL FRENO CONSIDERATO DIFETTOSO AVESSE IN REALTÀ FUNZIONATO BENISSIMO E FOSSE STATA LA FUNE AD AVERE UN PROBLEMA? DOPO LA DECISIONE DEL GIP DI LIBERARE PEROCCHIO E NERINI, LA PM RILANCIA: PRESTO POTREBBERO ARRIVARE NUOVI INDAGATI…

1 - IL SOSPETTO DEL TECNICO: QUEL FRENO SCATTAVA FORSE PERCHÉ IL CAVO AVEVA UN'ANOMALIA

Andrea Pasqualetto per il "Corriere della Sera"

 

INCIDENTE FUNIVIA STRESA MOTTARONE

E se il freno considerato difettoso avesse in realtà funzionato benissimo e i «difetti» fossero stati sintomi ignorati del malessere della fune? Cioè, è possibile che i rumori anomali e i continui blocchi fossero i segnali premonitori della rottura che ha portato al disastro? La clamorosa ipotesi è al vaglio degli inquirenti e soprattutto del consulente tecnico nominato dalla Procura, il professor Giorgio Chiandussi del Politecnico di Torino.

 

Non nasce dal nulla. A ventilarla è stato Davide Marchetto, il responsabile tecnico della Rvs di Torino che ha eseguito i due interventi di manutenzione sulla funivia di Stresa. Quelli chiesti quest' anno da Gabriele Tadini, il capo servizio dell' impianto finito prima in carcere e da ieri ai domiciliari.

 

FUNIVIA STRESA MOTTARONE

«Se la centralina del sistema frenante della cabina 3 (quella precipitata, ndr ) segnalava una perdita di pressione (come sostiene Tadini riferendo di quei rumori, ndr ) una delle ipotesi è che la fune di trazione si stesse muovendo dalla propria sede in maniera anomala», ha spiegato Marchetto agli investigatori lo scorso 27 maggio, quando è stato sentito come persona informata sui fatti.

 

Il tecnico dice però che il giorno dell' ultimo intervento (30 aprile) Tadini non gli aveva parlato di questa criticità. Cosicché lui si è concentrato su altri lavori: «La ricarica degli accumulatori di tutte e quattro le vetture...». Tadini gli avrebbe segnalato poi un problema alla cabina 2.

 

OLIMPIA BOSSI

«Abbiamo verificato la parte delle teste fuse di questa vettura». Ma non della 3, dove la testa fusa è oggi imputata di essere il punto di rottura del cavo. Marchetto chiamò Tadini il 3 maggio. «Per sapere se era tutto in ordine. Ha detto di sì e non l' ho più sentito».

 

Il primo intervento risale invece al 4 febbraio di quest' anno. In quell' occasione la chiamata riguardava la cabina della sciagura e in particolare proprio la centralina dei freni.

gabriele tadini

«Esattamente il problema di cui si lamentava Tadini nei giorni precedenti al disastro, anche se non ne aveva più fatto cenno a Marchetto.

 

Cioè, il freno che scattava spesso fermando la cabina e costringendo l' operatore a raggiungerla ogni volta per sbloccarla. «Il problema era relativo alla pompa della centralina del freno, che andava sostituita. In pratica un malfunzionamento determinava che il freno rimanesse chiuso bloccando la cabina.

 

La funivia del Mottarone

Abbiamo quindi sostituito la pompa e la cabina ha continuato a circolare regolarmente». Ma secondo Tadini il problema non sarebbe mai stato davvero risolto. La grana dei freni che scattavano l' ha così sistemata a modo suo: inserendo i forchettoni per disattivare i freni. Il resto è cosa nota: la fune si è spezzata ed è stata una strage.

 

2 - LA PM RILANCIA: IN ARRIVO ALTRI INDAGATI

Ivan Fossati e Cristina Pastore per "La Stampa"

incidente funivia stresa mottarone 2

 

Un pugno nello stomaco, di quelli forti. L' investigatore, affranto, davanti a un caffè riassume così l' ordinanza del gip che poche ore prima non ha convalidato i tre fermi. In quei 24 fogli che il giudice Donatella Banci Buonamici ha iniziato a leggere dopo le 23 di sabato in una saletta affollata del carcere di Pallanza c' è la spiegazione del perché Luigi Nerini, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini è come se neanche avessero varcato la porta della cella. Per loro è stata un' esperienza umanamente molto dura, 78 ore in isolamento, che però non lascia strascichi nel fascicolo.

 

enrico perocchio.

Ma in quelle pagine c' è anche uno schiaffo alla Procura di Verbania. Si parla di «mere, seppur suggestive, supposizioni» riferendosi alle accuse, di «totale irrilevanza» di alcuni particolari, di «scarne dichiarazioni di Tadini (a cui sono stati applicati gli arresti domiciliari, ndr), rese peraltro di notte, dopo sette ore dalla convocazione in caserma, che non consentivano alcun vaglio di attendibilità», e poi ancora che «il pm si basa su argomentazioni logiche, ma che non sono in alcun modo convincenti», fino a indicare come «scarno» il quadro indiziario.

 

INCIDENTE FUNIVIA STRESA MOTTARONE LAGO MAGGIORE

Nella squadra della procuratrice Olimpia Bossi molti ieri si sono presi una giornata libera. In montagna, al lago o al campetto: serviva staccare per rigenerare la mente. E oggi si riparte. Come? Sulla traccia già segnata, questo è sicuro. La Procura ritiene fondatissimo l' impianto accusatorio che si sta formando. «Il gip ha detto che non c' erano gli estremi per privare della libertà, non ha detto che abbiamo sbagliato»: sintesi formalmente corretta, ma un po' edulcorata.

luigi nerini 1

 

Il colonnello dei carabinieri Alberto Cicognani è una sfinge. Da giorni nei corridoi del tribunale si diceva che tra oggi e domani sarebbero state indagate altre persone, probabilmente dipendenti o consulenti della società Ferrovie del Mottarone che gestiva la funivia, ma il comandante provinciale dell' Arma blocca sul nascere il ragionamento: «Non entro nel merito di niente.

 

L' indagine sarà lunga: abbiamo temi da approfondire e altri da iniziare. Siamo convinti di quello che stiamo facendo, e continueremo a farlo in rigoroso silenzio per rispetto delle vittime, di chi è o sarà indagato e anche del segreto investigativo: fughe di notizie rischiano di compromettere tanti sforzi».

incidente funivia stresa mottarone 2

 

«Non è finita qui» ha detto sabato sera la procuratrice Bossi lasciando il carcere. E non era una minaccia, ma una promessa. Si continua per cercare le cause, e gli eventuali responsabili, della rottura della fune e per definire chi sapeva del blocco dei freni, chi lo metteva in pratica e chi l' aveva ordinato.

 

Anche Olimpia Bossi, la procuratrice, si è fermata per un giorno nelle indagini. Ma non si nega. Sono state considerazioni troppo severe quelle del giudice? «Forse una critica implicita è questa: abbiamo messo troppa fretta nel procedere in una direzione che a noi era emersa evidente con i primi riscontri di carattere tecnico, ascoltando persone informate dei fatti e dalle dichiarazioni del caposervizio e coordinatore del personale».

 

Sia sincera, è delusa? «È giusto così: procura e tribunale svolgono ruoli diversi. Noi continuiamo con determinazione nella nostra attività, che come ho detto fin dall' inizio sarà complessa e non tralascerà alcune aspetto. Non esprimo considerazioni sulle decisioni del gip. Una sola riflessione: penso sia mancata una visione d' insieme nell' esaminare la concatenazione logica degli elementi di prova che abbiamo raccolto.

incidente funivia stresa mottarone

Scontato che se analizzati singolarmente, perdono di forza». Bossi rientra da una passeggiata; alla stessa ora, una settimana fa, stava coordinando le prime azioni di polizia giudiziaria e il recupero delle quattordici salme della cabina numero 3, precipitata nel bosco di abeti lungo il pendio affacciato su Stresa e le isole Borromee.

 

Sebbene con funzioni contrapposte, Bossi condivide ogni giorno le aule del palazzo di giustizia di Verbania con il giudice Donatella Banci Buonamici: «Sta nelle regole del nostro lavoro e va a dimostrare come non c' è bisogno di una legge che separi le carriere tra magistratura giudicante e inquirente per evitare ambiguità e indipendenza degli uffici. Un po' di delusione chiaramente c' è, ma è riferita solo all' enorme impegno concentrato in pochi giorni, soprattutto da parte dei carabinieri.

 

Diciamo che per un po' il caffè che a volte bevevo con il giudice alla macchinetta, lo prenderò da sola nella mia stanza».

 

Funivia stresa mottarone 6

Ora si darà precedenza agli accertamenti irripetibili, gli incidenti probatori. Anche perché la carcassa della funivia non può restare a lungo nel bosco se si vuole conservare tutti i reperti in buone condizioni. E per questo dovrebbero arrivare a breve nuovi indagati.

carro funebre funivia stresa mottarone

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