austerity gian antonio stella

L’AUSTERITY NON CI HA INSEGNATO NIENTE - GIAN ANTONIO STELLA: “QUELL'INVERNO DEL 1973 MERITEREBBE DI ESSERE RICORDATO COME LA GRANDE OCCASIONE PERSA DALL'ITALIA PER METTERSI IN TESTA CHE QUELLO DELLE RISORSE ENERGETICHE È UN PROBLEMA SERIO COL QUALE FARE I CONTI. FA RABBIA VEDERE OGGI MARIO DRAGHI COSTRETTO A RICORDARE A VERSAILLES CHE ‘NON SIAMO ASSOLUTAMENTE IN UN'ECONOMIA DI GUERRA’. FA RABBIA PERCHÉ, COME DIMOSTRANO NUMEROSE ANALISI PUBBLICATE GIÀ QUARANTANOVE ANNI FA, MOLTI NUVOLONI SUL NOSTRO FUTURO ERANO VISTOSISSIMI GIÀ ALLORA. E…”

Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”

GIAN ANTONIO STELLA

 

C'è chi ricorda Daniele Orfei, della mitica famiglia circense, che di passaggio a Messina andò a farsi un cappuccino parcheggiando un elefante davanti a un caffè del centro. Chi «la bella jugoslava Olga Bisera» che in minigonna chiese «un passaggio a una canoa sul Tevere a Castel Sant' Angelo».

 

Chi Silvia Koscina beccata mentre violava il divieto assoluto di uscire in macchina. Quell'inverno di austerity del 1973 però, al di là degli aneddoti, meriterebbe di essere ricordato come la grande occasione persa dall'Italia per mettersi in testa che quello delle risorse energetiche è un problema serio col quale fare i conti.

MARIO DRAGHI IN CONFERENZA STAMPA A VERSAILLES

 

E fa rabbia vedere oggi Mario Draghi costretto a ricordare a Versailles, nel mezzo dei bombardamenti scatenati da Vladimir Putin in Ucraina, che «non siamo assolutamente in un'economia di guerra, ma dobbiamo comunque prepararci a ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali». Per tappare i buchi del passato.

austerity 1973 1

 

Fa rabbia perché, come dimostrano numerose analisi pubblicate già quarantanove anni fa, molti nuvoloni sul nostro futuro erano vistosissimi già allora. E contrastano in modo accecante con una certa leggerezza iniziale mostrata in quei mesi da larga parte degli italiani. Basti ricordare una pagina di Luca Goldoni sul Corriere a fine aprile del '74: «Ma c'è stata davvero l'austerità?

 

Ora che l'inverno della crisi è finito, la gente si chiede se, al di là del folklore, tutto non stia continuando come prima. Cinema e ristoranti sono pieni, le targhe alternate non impediscono le autocolonne domenicali, nei supermercati si compra più di prima per accaparrarsi i generi prima che aumentino i prezzi. Secondo i sociologi, il ritorno alla natura delle prime settimane congiunturali è ora risommerso dalla plastica e dal consumismo».

 

austerity 1973 2

La stretta di Rumor

Del resto già il 3 dicembre 1973, il giorno dopo (il giorno dopo!) la prima delle domeniche a piedi decise la settimana prima da Mariano Rumor per far fronte al precipitare della crisi energetica seguita alla guerra dello Yom Kippur, decisione accettata come obbligata dai partiti di governo e dai giornali moderati ma non dalle sinistre («Decisi nuovi gravi rincari dei carburanti e provvedimenti di restrizione dei consumi», aveva titolato l'Unità ), i mal di pancia erano emersi.

 

austerity 1973 3

Mal di pancia inconsapevoli dei guai in arrivo nei decenni successivi. Basti rileggere un editoriale profetico, ancora sul Corriere , di Alfredo Todisco, da sempre attento ai temi ambientali e autore di un libro stupendo ( Animali addio ) amatissimo da Indro Montanelli e Antonio Cederna: «Le restrizioni escogitate dal governo per fronteggiare la crisi energetica stanno suscitando una opposizione molto più accesa di quella che finora si manifesta negli altri paesi europei colpiti dall'austerità. (...) Come è potuto accadere che una costruzione colossale, come quella della "società opulenta" sia stata eretta su fondamenta tanto fragili e senza ricambio? Come è stato possibile mettere in movimento una macchina che impegna tutti i nostri sforzi e le nostre speranze, senza prima avere attentamente accertato la continuità dei rifornimenti indispensabili a farla funzionare?».

 

austerity 1973 4

Ed ecco l'affondo: «La ristrettezza delle materie prime si farà sentire sempre di più. (...) La crisi di questi giorni è solo un avvertimento, una piccola "prova generale", di ciò che domani potrebbe succedere in proporzioni irreparabili». Parole che potrebbero essere state scritte ieri mattina.

 

E che col senno di poi, davanti ai rincari abnormi denunciati dal ministro Roberto Cingolani come «una colossale truffa» e alla prospettiva di drastici tagli non solo ai prodotti petroliferi ma anche nelle forniture di grano e altri beni, assumono un valore perfino più profondo di quanto ebbero allora: se fossero state lette.

 

Dal Quirinale a cavallo

giovanni leone

Perché questo è il dubbio che viene, a ricostruire la storia di quello shock del 1973: quanta consapevolezza c'era, davvero, su quello che accadeva? Si vide di tutto. Dal capo dello Stato Giovanni Leone che volendo mostrarsi ligio alla legge fece tirar fuori dalle scuderie del Quirinale, per scendere in piazza di Spagna e partecipare all'omaggio all'Immacolata Concezione, una carrozza a cavalli, alle foto di vecchi carretti contadini recuperati per fare un picnic sui colli, dalle file di ciclisti che sfidavano in bicicletta autostrade abbandonate a se stesse da dodici milioni e mezzo di automobili a un tripudio di pattini a rotelle, monopattini «a propulsione umana» come si ironizzava allora in attesa di quelli elettrici che falciano i pedoni di oggi, e poi bighe alla Ben Hur e risciò...

 

austerity 1973 5

Il tutto accompagnato, come è stato notato, dalla canzone «Austerity» di Tony Santagata, semifinalista a Canzonissima: «Abbassa la corrente di voltaggio / bisogna risparmiare fino a maggio...». I taxi rubati Per non dire di tutto il contorno sugli accaparramenti di spaghetti e mezze maniche a Milano («ma se la situazione migliorerà per la pasta, c'è chi fa pessimistiche previsioni per lo zucchero e per gli oli vegetali»), sui furti di quattro taxi a Roma forse rubati per una gita fuori porta, sullo spirito imprenditoriale di un bolognese che aveva accantonato in una stanza dell'appartamento un quintale di sale grosso.

austerity 1973 6

 

E via così... Un impasto irripetibile di iniziale buonumore per la novità e di collera crescente per la scoperta di come l'automobile fosse diventata ormai una schiavitù alla quale era difficile sottrarsi. E a un certo punto, scriverà il grande Edmondo Berselli, «in qualsiasi discorso saltava sempre fuori: eh, c'è la congiuntura. Aldo Moro estrasse dal vocabolario internazionale l'austerity, come se a dirlo in inglese l'effetto fosse meno fastidioso, ma con la conseguenza che sembrava una misura dettata da arcigne potenze straniere, da entità invisibili e cattive.

austerity 1973 7

 

È in quel momento che muoiono le prime illusioni: ci si rende conto che l'economia è effettivamente la "triste scienza". Ma potevano informarci con più delicatezza, santo cielo, non c'era bisogno di farci sentire tutti colpevoli». Il caos del lunedì E sullo sfondo, una grande malinconia. Quella descritta ad esempio da Leonardo Vergani sulla prima notte austera di Milano: «Ad una ad una si spengono le luci della città. Già molto prima delle ventuno, quasi tutti i negozi del centro hanno le vetrine buie. Lungo le strade il traffico è rado e frettoloso.

 

austerity 1973 8

Nessuno vuol farsi cogliere lontano da casa dall'ora dell'austerità. (...) Le grandi insegne di piazza del Duomo si smorzano, l'omino del lucido Brill, che chissà da quanti anni si specchia nella scarpa sinistra, svanisce nel nulla, smette di funzionare anche l'orologio elettronico che dà i decimi di secondo. (...) Poco dopo le dieci la Galleria Vittorio Emanuele è vuota. Al centro, una cabina telefonica e una buca delle lettere dovrebbero far pensare a un assurdo angolo di Londra (...) Come hanno fatto questa notte i nottambuli e gli insonni? A giudicare dall'affollamento delle farmacie, si sono smerciate vagonate di pillole tranquillanti...». Il giorno dopo, lunedì, il traffico era un caos...

austerity 1973 12austerity 1973 11austerity 1973 10austerity 1973 9

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi mps

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! LA VITTORIA DI CALTAGIRONE AL PALIO BANCARIO DI SIENA NON APPARE SCONTATA: LA LISTA ALTERNATIVA DI TORTORA-LOVAGLIO RIAPRE I GIOCHI – TUTTO GIRA INTORNO ALLA DECISIONE DELLA HOLDING DELFIN, PRIMO SOCIO DI MPS COL 17,5%: VOTERÀ LA LISTA DEL CDA IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE O SI ASTERRÀ? – MA ANCHE L’ASTENSIONE DEL GRUPPO GUIDATO DA UN FRANCESCO MILLERI SEMPRE PIU' TERRORIZZATO DALL’INCHIESTA GIUDIZIARIA DI MILANO E DALLA LITIGIOSITÀ DEGLI OTTO EREDI DEL VECCHIO, POTREBBE GIOCARE A FAVORE DI LOVAGLIO - COME MAI IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI, SUGGERITO DA MILLERI, SI SAREBBE MOSSO A FAVORE DI LOVAGLIO? - COSA FARANNO GLI INVESTITORI ISTITUZIONALI CHE HANNO QUASI IL 60% DEL CAPITALE MPS? - CON LA QUOTA DEL 4,8%, IL MEF DI GIORGETTI E UN GOVERNO AZZOPPATO DALLA DISFATTA DEL REFERENDUM SI MUOVERANNO DIETRO LE QUINTE PER SOSTENERE UNO DEI CONTENDENTI O MANTERRANNO UNA RIGIDA NEUTRALITÀ? AH, SAPERLO…

maurizio gasparri antonio tajani paolo barelli forza italia fabrizio corona massimo giletti marina berlusconi

DAGOREPORT - QUANTE PROBABILITÀ HA MAURIZIO GASPARRI DI RESTARE NELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI? POCHE, POCHISSIME, QUASI ZERO - DI PIU': PER LA FELICITÀ DI GIANNI LETTA, L'EX CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA AL SENATO NON SARÀ PIÙ IL “PLENIPOTENZIARIO” DI TAJANI A VIALE MAZZINI. E COSI' NON POTRÀ PIÙ “SABOTARE” SIMONA AGNES - COME È ALTRETTANTO CERTO CHE SCOMPARIRANNO DALLE TRASMISSIONI RAI LE INNUMEREVOLI INTERVISTE DELL’EX COLONELLO AN DI FINI. COME NON ASSISTEREMO PIÙ ALLE OSPITATE "A TUTTO GAS" DI FABRIZIO CORONA IN CHIAVE ANTI MARINA E PIER SILVIO, DI CUI NE PAGA IL PREZZO L’INCAUTO MASSIMO GILETTI - SI SALVA (PER ORA) DALL’EPURAZIONE IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA DI FORZA ITALIA, PAOLO BARELLI. E UN GRAZIE LO DEVE RIVOLGERE AL FIGLIOLO GIANPAOLO SPOSATO CON FLAMINIA TAJANI - VIDEO: IL "FAR WEST" DI SALVO SOTTILE CON GASPARRI CHE SI SCAGLIA CONTRO "REPORT" DI RANUCCI

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...