UNO SBERLEFFO LUNGO 24 ANNI – TOTÒ RIINA RACCONTA LA SUA LATITANZA AL COMPAGNO DI CARCERE: VIAGGIO DI NOZZE A VENEZIA, CASE DI LUSSO E OGNI ESTATE VACANZE AL MARE

Francesco Viviano e Alessandra Ziniti per “la Repubblica

 

toto riinatoto riina

«A Montecassino io ci sono andato. Ci ho fatto il viaggio di nozze, ci ho portato a mia moglie. Una volta che ero libero, ho detto: ora ci vado... Poi sono salito verso Venezia. Io la vita l’ho presa così, mi sono sentito sempre libero». Ride Totò Riina passeggiando nel cortile del carcere di Opera insieme al suo compagno d’aria Alberto Lo Russo. Ride e, oltre a dire la sua su tutta la storia d’Italia dal Dopoguerra ad oggi, per la prima volta racconta anche la sua vita da latitante, quei 24 anni in cui il capo di Cosa nostra ha vissuto più o meno indisturbato non troppo lontano dalla sua Corleone, sposandosi, facendo tre figli, ordinando stragi e omicidi, stringendo patti con la politica e (forse) con gli apparati deviati delle istituzioni.

 

TOTO RIINA TOTO RIINA

Niente a che vedere con la latitanza “povera” di Bernardo Provenzano, sorpreso in un casolare con ricotta e cicoria. Il Riina latitante che si racconta a Lo Russo è un uomo che si vanta di aver sempre beffato lo Stato camminando «in mezzo alla gente», di aver sempre mandato i suoi figli a scuola, di aver vissuto in eleganti appartamenti blindati e ville con piscina e di avere anche viaggiato, «senza rinunciare neanche un’estate ad andare a mare». «Come un uomo libero - dice a Lo Russo - oggi a Montecassino, domani a Caserta, domani là vicino Napoli, ma giravo, camminavo a Venezia. Ora tutte queste cose è uno sfottimento allo Stato... Io non ho voluto fare patti con la legge, ventiquattro anni, sono arrivato a ventiquattro anni e sei mesi. E vedi che loro mi cercavano notte e giorno. Non si potevano raccapezzare dov’ero... in questi posti dice che non c’ero perché ci vanno i turisti».

 

BagarellaBagarella

Il 16 aprile 1974 è il giorno delle nozze di Totò Riina. Lui è latitante già da cinque anni, lei è una bella ragazza ventenne di Corleone che avrebbe voluto fare la maestra. «Quando eravamo fidanzati seguivano a Ninetta pensando che quando si allontanava da Corleone veniva da me e invece ero io che andavo a casa sua». Ninetta, sorella di Leoluca Bagarella, decide di seguire Totò nella latitanza. I due vengono sposati da don Antonio Coppola in clandestinità in una villa tra Capaci e Carini, C’è Bernardo Provenzano e c’è anche Luciano Liggio che, nonostante sia latitante, non intende perdere l’occasione.

 

«A un dato momento mi sono sposato - racconta Riina a Lo Russo - e me ne sono andato in un hotel a mare. A padre Coppola non gli hanno potuto fare niente perché uno non è tenuto a sapere se sposa un latitante ». «Quando ci siamo sposati logicamente abbiamo organizzato il viaggio di nozze, quindi siamo andati dalle parti di Napoli e siamo rimasti una settimana, siamo andati a Montecassino, poi siamo andati a Venezia e siamo rimasti tre, quattro giorni. Poi quando è trascorso circa un mese siamo tornati a Palermo. Già avevo la casa, mia madre mi aveva comprato un appartamento con sette stanze a Palermo, tutto ammobiliato. Poi mi sono dovuto allontanare perché lo sapevano parecchi».

La cattura di Bagarella La cattura di Bagarella

 

Ed eccoli i luoghi della latitanza di Totò Riina, tutti attorno al suo regno di Corleone. Prima a Mazara del Vallo, poi a Castelvetrano e a San Giuseppe Jato, sempre senza lesinarsi vacanze, ville, e affari: imprese, magazzini, cantine sui quali adesso la Procura di Palermo intende mettere le mani. «Poi me ne sono andato dalle parti di Mazara, sono rimasto molto tempo a Mazara, eravamo in estate, a Mazara avevo la villa, avevo tutte cose, un appartamento... io dappertutto avevo... a Castelvetrano, ad esempio, avevo un appartamento, un fabbricato di lusso, ognuno che arrivava diceva: minchia qua è un paradiso.

 

BERNARDO PROVENZANOBERNARDO PROVENZANO

A San Giuseppe Jato ci facevo la vita. Ho pure lavorato con Binnu, ho fatto uno stabilimento, ho fatto sopra una casa di lusso, tutta corazzata, sotto c’erano due cantine. Io in questa casa ci stavo solo quando si andava a fare la fermentazione, quando facevano la vendemmia me ne andavo là, prendevo soldini buoni, quaranta milioni l’anno guadagnavo da là. Poi mi sono messo in società con uno di là che mi vendeva il vino ».

 

Bernardo ProvenzanoBernardo Provenzano

Il Riina latitante, negli anni in cui le strade di Palermo sono segnate dalla mattanza dell’ascesa dei Corleonesi, è uno che fa la bella vita a differenza di Provenzano. «Dire a Binnu, “ma perché non fai la bella vita”? Non gliel’ho mai detto perché mi pareva mortificante, umiliante». In latitanza Ninetta e Totò mettono al mondo quattro figli, Giovanni, Giuseppe, Concetta e Lucia. «Gira, gira, ventiquattro anni e mezzo e la stessa vita l’hanno fatta fare a mia moglie e ai miei figli, perché poi questi picciriddi dovevano studiare, io li mandavo a scuola, sempre a scuola li mandavo. Poi a scuola non ci sono potuti andare più e quindi abbiamo capito che la vita era questa e dovevamo affrontarla per quello che era».

Luciano 
Liggio 
Luciano Liggio

 

Quando andava a scuola, però, Maria Concetta era la più brava della classe. Per il resto i piccoli Riina vivevano mimetizzati tra la gente, come tutti i ragazzi della loro età. Dal padre ricevevano la paghetta per andare a mangiare la pizza o per il campo di calcetto. «Durante la latitanza si sono creati le loro amicizie». Una sola avvertenza, niente compagni nel bel residence di via Bernini, nella villa con piscina dove Totò e famiglia abitavano nel ’93 quando Balduccio Di maggio indicò al Ros dove andare a prendere il capo di Cosa nostra.

Luciano 
Liggio 
Luciano Liggio

 

«Non se li dovevano portare dentro. Se ne andavano fuori a giocare, frequentavano il bar, prendevano il caffè, una vita normale... quasi come spavaldi, cose da non credere. Poi gli ho fatto la piscina là dentro, cento milioni, allora i soldi c’erano». Ma dove sono ora i soldi di Totò Riina? È nel suo lunghissimo sproloquio con Alberto Lo Russo nell’ora d’aria che i pm del pool misure patrimoniali della procura di Palermo cercheranno le tracce del suo tesoro nascosto. È lo stesso Riina a dire: «I miei figli li ho fatti ricchi».

 

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