1- ANTONIO RIZZO, IL BANCHIERE CHE DENUNCIÒ LA “BANDA DEL 5%”, INCHIODA BANKITALIA 2- “IL VERO SUPER TESTIMONE DI QUESTA VICENDA NON DOVREI ESSERE IO MA LA DOTTORESSA TARANTOLA, EX CAPO DELLA VIGILANZA IN BANKITALIA, CHE NEL NOVEMBRE DEL 2010 HA RICEVUTO LA RELAZIONE DEGLI ISPETTORI DOVE TUTTO ERA SCRITTO’’ 3- “MENTRE LE TELECAMERE DELLA RAI INSEGUONO ME IN TUTTA ITALIA PER OTTENERE UNA DICHIARAZIONE IRRILEVANTE, NESSUNO SALE UN PIANO DI SCALE PER CHIEDERE AL PROPRIO PRESIDENTE PERCHÉ ABBIA IGNORATO QUELLA RELAZIONE E I BILANCI SBALLATI” 4- “BERSANI PROPONE UN’INUTILE COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI DERIVATI. MA DOVREBBE BLOCCARE SUBITO I MONTI BOND, IL PIÙ GRANDE DERIVATO MAI PRODOTTO CONTRO I CONTRIBUENTI ITALIANI. DAREMO SOLDI VERI IN CAMBIO DI SOLDI DEL MONOPOLI…’’ 5- “CHISSÀ PERCHÉ LA LUTIFIN DI LUGANO È STATO CLIENTE DI MEZZA FINANZA ITALIANA...”

1- IO SUPERTESTE VI SVELO I SEGRETI DEL MONTE
Lettera di Antonio Rizzo, ex manager Dresdner Bank, a "il Giornale"

Egregio direttore
scrivo a un «delinquente abituale» come Lei perché, probabilmente, solo qualcuno che ha ricevuto questa poco edificante qualifica può capire come il circo mediatico giudiziario che sta montando intorno al caso Monte dei Paschi stia allontanando tutti dalla ricerca della verità.

Nella visione manichea della realtà buoni contro cattivi, derivati contro mutui, destra contro sinistra si rischia di lasciare fuori da questa storia i reali responsabili e di non imparare niente dal collasso finanziario della terza banca italiana. In questo schema io sarei «il buono» che ha denunciato il malaffare nel 2008.

In realtà la mia deposizione in Procura non è stata spontanea ma avvenuta su convocazione, le assicuro che ne avrei fatto volentieri a meno, poiché la banca, e il sistema, per il quale lavoravo ha tentato in tutti i modi di farmela pagare.

Non sono un eroe e non sono un martire perché grazie ai lauti stipendi, e soprattutto ai bonus, che ricevevo per vendere prodotti finanziari, mi sono potuto permettere la consulenza di due ottimi avvocati (Giuliano/Moretti) che hanno tutelato il mio lavoro e la mia reputazione. Ho venduto derivati e prodotti strutturati, come dipendente di una banca inglese prima e di Dresdner poi, in tutta Italia a banche ed enti locali tentando sempre di rispettare le leggi ed i regolamenti, mettendo in guardia i clienti dai rischi a cui andavano incontro.

Ci sono sempre riuscito? Non lo so. Le leggi sono cristallizzate nel tempo mentre i prodotti finanziari si evolvono e mutano, la corrispondenza o meno ad una fattispecie del codice penale dipende solo e soltanto dall'interpretazione di un giudice che ti può dichiarare indifferentemente eroe o delinquente abituale. Detto questo il caso Monte dei Paschi non è una questione d'interpretazione e per capirlo non occorre come dice Bersani una «commissione d'inchiesta sui derivati», è un chiaro caso di falso in bilancio, malversazione e probabilmente appropriazione indebita ai danni degli azionisti grandi e piccoli.

Il polverone che si sta alzando intorno ai derivati è solo il tentativo di coprire verità e responsabilità e di spaventare chi abbia intenzione di parlare e di mettere a nudo i problemi di una finanza senza controllo che compra le proprie coperture istituzionali con promesse e minacce. Il vero super testimone di questa vicenda non dovrei essere io ma la dottoressa Tarantola che ha ricevuto la relazione degli ispettori di Banca d'Italia nel novembre del 2010 nella quale tutto era scritto e descritto in dettaglio.

Mentre le telecamere della Rai inseguono il sottoscritto in tutta Italia per ottenere una dichiarazione irrilevante, nessuno sale un piano di scale per chiedere al proprio Presidente perché abbia ignorato quella relazione consentendo l'errata contabilizzazione delle operazioni in questione. Il rapporto della Guardia di Finanza con il mio nome viene fuori durante l'audizione del Ministro Grilli alla Camera per distrarre l'attenzione dei media dal vero scandalo che si stava consumando in quel momento in Parlamento.

Dapprima il tentativo della presidenza della Commissione di non far parlare voci scomode e poi di coprire le penose risposte del ministro delle Finanze che non spiega, non chiarisce e non indica le responsabilità politiche ed istituzionali che hanno consentito al Monte dei Paschi di nascondere malversazioni e buchi per almeno 5 anni.

Da quel giorno i giornalisti corrono dietro di me e nessuno si chiede che senso abbia l'operazione Casaforte, una struttura finanziaria nata a Siena nel 2007 approvata dalla Vigilanza e nella quale ci perdono sia correntisti, sia la banca e non si capisce chi ci guadagni, anzi guardando le carte si capisce molto bene ma nessuno vuol fare le domande giuste.

Da quel giorno sono tutti alla ricerca di una cassaforte a Siena che non esiste, di una (presunta) maxi tangente su Antonveneta o dei (presunti) conti segreti di Baldassarri. Nessuno si impegna per capire il regalo che i contribuenti italiani stanno facendo alla Fondazione ed alle banche che la finanziano con i Monti bonds. Se il Pd vuole vietare l'uso dei derivati inizi a bloccare l'emissione dei Monti bonds che sono il più grande derivato, fin ora conosciuto, stipulato a danno del contribuente italiano.

Non è il caso qui di entrare nei dettagli tecnici dell'operazione ma Le basti sapere che il risultato netto sarà che daremo soldi veri in cambio di soldi del Monopoli ed alla fine dovremo pagare ancora ed ancora, tutto grazie ad un piccolo emendamento inserito dal governo Monti in finanziaria, approvata durante le vacanze di Natale. Ed io sarei il super testimone? O sono forse solo e soltanto una piccola pedina di un ingranaggio di disinformazione per coprire il continuo ed ininterrotto flusso di denaro che si sta trasferendo dall'economia reale e dallo Stato alle banche con la complicità dei loro amici?


2- ANTONIO RIZZO, L'UOMO CHE REGISTRÒ QUELLE CONVERSAZIONI «PENSAVO AL MIO POSTO»
Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

Superbonus non abita più qui. Non ci sono doti di coraggio o nobiltà dietro alla scelta di registrare le conversazioni all'interno della fu Dresdner Bank. «Io volevo solo tutelarmi e salvare il mio posto di lavoro. I discorsi sui massimi sistemi della finanza non mi interessavano. Avevo paura di essere licenziato e quei nastri potevano rappresentare un' arma di difesa in una eventuale causa di lavoro».
Antonio Rizzo ha 45 anni, moglie, due figli e qualche problema con le gallerie del Freccia rossa che sulla via del ritorno a casa interrompono le sue conversazioni. Il cellulare squilla di continuo, come si addice all'uomo del giorno. Ieri mattina ha messo le sue capacità al servizio dell'inchiesta su Monte dei Paschi. Dal 2009 titolare di un blog economico sul sito de Il Fatto quotidiano dove si firma come Superbonus, entra in questa storia con addosso un'altra etichetta di una certa enfasi, quella di supertestimone.
Agli ufficiali della Guardia di finanza che lo hanno sentito in una caserma di Roma ha confermato quel che aveva visto e sentito nel lontano 2008 quando lavorava alla banca Dresdner. Le operazioni sospette riguardanti le operazioni di riacquisto di un pacchetto titoli strutturato da Monte Paschi Londra. La lauta intermediazione versata dal suo istituto a Lutifin, agenzia di brokeraggio con sede a Lugano.

Le voci di dentro che spiegavano questo ulteriore passaggio di denaro con le pratiche della presunta «banda del 5%», ovvero Gianluca Baldassarri, ex direttore dell'area finanza di Mps, e Matteo Pontone, responsabile delle filiali di Londra. A quel tempo Rizzo era già a conoscenza dell'inchiesta della procura di Milano su Lutifin. Alla Dresdner, sostiene, vigeva la regola del silenzio. I pochi che osavano proferire verbo su queste storie venivano minacciati di licenziamento.

«Così mi decisi ad agire. Ho registrato di nascosto conversazioni con alcuni colleghi e altre con i responsabili della nostra "polizia interna". Volevo solo salvarmi, altro che pubblica denuncia dei nostri panni sporchi».

I nastri, e le parole di Rizzo, finirono agli atti dell'inchiesta milanese e cinque anni dopo sono tornati ad avere una certa importanza: la procura di Siena si appresta ad acquisire tutto il materiale. «Rispetto ad allora è cambiata solo la mia percezione di Lutifin. Ho sempre pensato che si trattasse di un broker marginale, una anomalia passeggera, e irrilevante. Ora ho saputo che è stato cliente di mezza finanza italiana. Chissà perché...».
L'ultima frase rivela una certa malizia. Ma Superbonus non può andare oltre. Non è uscito dal gruppo, tutt'altro. Questa mattina non farà i consueti 70 chilometri dalla sua casa di Lodi fino alla sede della banca che dirige in Brianza. È in aspettativa per alcuni mesi, che ha deciso di dedicare alla promozione della campagna elettorale di Giulio Tremonti.

Quando aprì il blog, dice che con lui andava pesante. Poi si sono conosciuti. Le idee dell'ex ministro dell'Economia hanno fatto breccia nell'aspirante fustigatore del sistema creditizio. Dice che il programma del prof, lui lo chiama così, contiene molte cose buone e quindi si adopera per farlo girare.
Forse c'entra qualcosa il richiamo della foresta socialista. Anche Rizzo ha un passato nel Psi. Ci era entrato giovanissimo nella sua Lecce, sostenitore della corrente di sinistra che faceva capo ai suoi conterranei Rino Formica e Signorile. Poi venne giù tutto. Racconta di essere stato cacciato una prima volta quando raccolse le firme per il referendum sul sistema elettorale del 1993, quando Craxi invitò tutti ad andare al mare. Ci rientrò durante la breve segreteria di Benvenuto, arrivando a fare parte della Direzione nazionale. Quando il Parlamento votò contro l'autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi, salutò tutti, in compagnia di Valdo Spini.
La conclusione della tumultuosa esperienza politica lo indusse alla laurea in giurisprudenza e alla carriera bancaria. Cominciò nel 1994 alla Banca del Salento, proprio quella che nel dicembre '99 sarebbe stata acquisita da Mps, con tanto di esportazione di manager e secondo alcuni decisivo cambio, non in meglio, della cultura dell'istituto senese.

Rizzo se ne andò nel 1996. Oggi è direttore finanziario di una piccola banca italiana, lavoro che alterna con l'attività pubblicistica. L'identità nascosta dietro allo pseudonimo è caduta da tempo, a causa di alcune comparsate tv, non sgradite all'interessato.
«C'è finalmente una parte di marcio del sistema-finanza che sta emergendo. Ma il vero problema del nostro ambiente è una riservatezza che sempre più spesso si trasforma in omertà. Tutti sanno, nessuno parla. E chi lo fa, come me, rischia l'emarginazione». L'ultima frase, «sono stato un incosciente», contiene tracce di sincera inquietudine. Nell'inchiesta sul Monte dei Paschi il posto del super eroe è ancora vacante.

 

ANTONIO RIZZOL'iceberg della Monte dei Paschi di SienaMONTE PASCHI DI SIENA BY VINCINOMONTE DEI PASCHI DI SIENA DRESDNER BANKMARIO DRAGHI ANNAMARIA TARANTOLAAnnaMaria Tarantola VITTORIO GRILLI FOTO ANSA VITTORIO GRILLI jpegPRESENTAZIONE DEL LIBRO LA DEMOCRAZIA IN EUROPA DI MARIO MONTI E SYLVIE GOULARD MARIO MONTI Giuseppe Mussari arriva al Tribunale di SienaGiuseppe Mussari arriva al Tribunale di SienaGiuseppe Mussari arriva al Tribunale di Siena

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