berlusconi e carlo de benedetti

''IL GIORNALE'' SI VENDICA PER LE PAROLE DI DE BENEDETTI SU BERLUSCONI, RICORDANDO L'ARRESTO E LA GALERA DELL'INGEGNERE: ''BERLUSCONI NON È MAI STATO CONDANNATO PER CORRUZIONE DEI GIUDICI, MENTRE L'EX CAPO DELLA OLIVETTI AMMISE DI AVER PAGATO TANGENTI. SPERAVA DI AVER INCASSATO IL SALVACONDOTTO DA DI PIETRO DOPO AVER CONFESSATO I MILIARDI VERSATI. MA LA PROCURA DI ROMA NON ERA QUELLA DI MILANO E COSÌ…''

Luca Fazzo per ''il Giornale''

 

«Ingegnere, lei è in arresto». Bisogna tornare a quel pomeriggio di novembre del 1993, nella caserma milanese di via Moscova, per capire fino in fondo il rapporto di Carlo De Benedetti con la giustizia. Perché quando l'altro giorno l'Ingegnere rinfaccia a Silvio Berlusconi i suoi trascorsi giudiziari, in realtà affronta un tema che lo ha visto coinvolto anche personalmente. E lui, a differenza del suo arcinemico, ha provato l'onta del mandato di cattura e della galera.

 

carlo e silvia de benedetti

È una macchia che si porta dentro, e che lo porta - più o meno consciamente - a ribaltare sull'avversario colpe di cui, in modo ben più drammatico, lui stesso è stato chiamato a rispondere. Eppure quella volta era convinto di aver trovato il modo di farla franca. Nel pieno della tempesta di Mani Pulite, quando aveva capito che le indagini del pool si avvicinavano pericolosamente alle tangenti versate dalla sua Olivetti ai partiti della Prima Repubblica, aveva mandato i suoi legali a trattare a Palazzo di giustizia, chiedendo di incontrare Di Pietro e i suoi colleghi a piede libero, promettendo di consegnare loro un memoriale-confessione.

 

Una sorta di salvacondotto che all'epoca chiedevano molti imprenditori, con alterne risposte: due mesi dopo ci provò anche Raul Gardini, a lui dissero di no, e l'inventore di Enimont si fece saltare le cervella. A De Benedetti invece venne detto di sì. E il 16 maggio 1993 poté incontrare i pm nella caserma dei carabinieri di via Moscova, ammettendo quello che fino al giorno prima aveva negato giurando e spergiurando: cioè di avere comprato appoggi e appalti a botte di miliardi. Per sbarcare nel business delle telescriventi, aveva autorizzato un suo manager a trattare le stecche con un dirigente delle poste:

 

CARLO DE BENEDETTI AI TEMPI DELLA OLIVETTI

«Dopo una contrattazione tra Cherubini e Parrella, il quale chiarì che tutti i fornitori dovevano pagare una quota ai partiti; si arrivò ad un accordo in base al quale Olivetti avrebbe pagato come tutti gli altri fornitori». Una corruzione gigantesca, tanto che il giorno dopo Eugenio Scalfari su Repubblica si dichiarò «ferito e sconvolto» dalla confessione del suo editore. Il pool si limitò a indagarlo a piede libero.

 

CARLO DE BENEDETTI

Ma l'Ingegnere non aveva fatto i conti con la complessità della macchina della giustizia. Perché, essendo state pagate a Roma le mazzette, l'inchiesta sulle tangenti alle poste venne trasferita a Roma. E qui approdò nelle mani di due magistrati meno comprensivi di quelli milanesi, il pm Maria Cordova e il gip Augusta Iannini. Che raggiunsero nei confronti di De Benedetti la stessa certezza che a Milano aveva spedito in galera tanta gente: lasciato a piede libero, l'uomo avrebbe potuto continuare a delinquere. E il 30 ottobre, cinque mesi dopo il colloquio con i pool milanese, De Benedetti si vide colpire da un mandato di cattura per corruzione.

berlusconi de benedetti

 

Era all'estero per il weekend. Il 2 novembre, il giorno dei morti, rientrò in Italia, si presentò dai carabinieri. E lì trovò l'ufficiale che lo dichiarò in arresto, lo caricò su un'auto e lo portò a Roma. Gli vennero risparmiate le manette, non le foto segnaletiche e le impronte digitali. A Roma, lo portarono di filato a Regina Coeli, e lo chiusero in cella. Mai, neanche nei suoi peggiori incubi, il patron di Repubblica avrebbe immaginato una sorte così spietata, dopo mesi di plauso dei suoi giornali al repulisti di Mani Pulite. Durò poco. Dodici ore dopo essere entrato in cella, un secondino lo avvisò che era già arrivato il momento di uscire: a casa, ai domiciliari.

 

berlusconi de benedetti

Tre giorni dopo, gli permisero di spostarsi a Milano, per stare agli arresti nella sua casa di via Ciovasso: arrivò a Linate con il suo aereo privato, accompagnato dall'addetto stampa, e rispose ringhiando a un cronista che gli chiedeva se davvero, insieme ai finanziamenti sottobanco, avesse fatto arrivare in regalo a Bettino Craxi anche dei cimeli garibaldini.

 

Al momento del processo, arrivato ben dieci anni dopo, se la cavò senza danni: lo assolsero per due capi di accusa, e per gli altri due se la cavò con la prescrizione grazie alle attenuanti generiche. Maria Cordova, il pm che aveva condotto l'indagine e che lo aveva arrestato, manifestò il suo stupore per il fatto che «le attenuanti sono state concesse agli imputati maggiori e negate a quelli minori». Sono passati ventisette anni da quelle dodici ore a Regina Coeli. Ma chissà se Carlo De Benedetti riuscirà mai a buttarsele alle spalle.

 

CARLO DE BENEDETTI BY ANDY WARHOLaugusta iannini foto di bacco (6)fedele confalonieri carlo de benedetti

 

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...