mario draghi dago

BASTAVA LEGGERE DAGOSPIA PER SAPERE COME SAREBBE ANDATA A FINIRE! - DA MESI SCRIVIAMO CHE IL VOLPINO CONTE SAREBBE FINITO IN PELLICCERIA E CHE MATTARELLA AVREBBE INCARICATO DRAGHI – I COMMENTI SU TWITTER IN LODE DI QUESTO DISGRAZIATO SITO: “È L’UNICO MEDIA CHE HA INDOVINATO TUTTA L’EVOLUZIONE DELLA CRISI, COMPRESI TEMPI E NOMI” - “L’INTELLETTUALE DISSIDENTE”: “DAGOSPIA HA APERTO UNA BRECCIA NELLE LINEE NEMICHE. IL TERRENO LO PREPARAVA DA MESI…”

 

 

 

The Old Pope

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI BY DE MARCO

Sebastiano Caputo per www.lintellettualedissidente.it

 

Se Matteo Renzi avesse accettato un governo senza Conte con la stessa maggioranza, con dentro Italia Viva, e un premier più vicino al PD che al M5S, si sarebbe rivelato il miglior alleato del Partito Democratico.

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

 

Ci saremmo trovati di fronte a una legislatura degna della più alta forma di “cannibalismo”: gli italiani votano populista nel 2018, e dopo l’esperienza legastellata, si ritrovano un governo “giallorosso” divorato col passare dei mesi dalla componente più centrista e moderata del Partito Democratico.

 

MATTEO RENZI E GIUSEPPE CONTE COME LUKAKU E IBRA

E invece la convocazione di Mario Draghi al Quirinale, il cui scopo è quello di sbloccare la crisi di governo aperta qualche settimana fa, ribalta questo scenario, ed impedisce sia a Giuseppe Conte sia al Partito Democratico, di tradurre in consenso i 209 miliardi di euro previsti da Bruxelles. Il suo nome circolava da tempo tra le righe della carta stampata.

 

MATTARELLA COME DANAERYS TARGARYEN INVOCA DRAGHI

Finché qualcuno ha cominciato ad invocarlo (Matteo Renzi), a incontrarlo (Luigi Di Maio), ad auspicarlo (Forza Italia), o pensarlo (Matteo Salvini, spinto da Giancarlo Giorgetti). Eppure l’ex presidente della Bce non mostrava segnali di interessamento. Pur continuando ad agire silenziosamente.

 

Ma il silenzio, si sa, in tempi di caos e di sovraesposizione mediatica, è la strategia più indicata per attirare l’attenzione su di sé, più efficace di qualsiasi diretta su Facebook o comparsata televisiva a reti unificate.

 

SERGIO MATTARELLA MARIO DRAGHI

 

Mario Draghi ha capito prima di tutti i leader di opposizione che per ribaltare il tavolo in epoca epidemica occorreva occultarsi, scegliere il sentiero del “confinamento totale” piuttosto che alimentare la narrazione governativa dello stato di emergenza.

 

mario draghi bazooka

Per quasi tutto il 2020 dunque si è rifugiato a Città della Pieve, nella campagna umbra, con qualche sortita a Roma per incontri di peso a porte chiuse.

 

Fedele alla “mistica dell’oscurità”, fa solo intravedere la sua sagoma, prima a marzo sul Financial Times, poi d’estate al Meeting di Rimini, infine questo inverno tramite un rapporto del gruppo di grandi personalità internazionali che va sotto il nome di G30, e poco dopo si ritira di nuovo, nel nulla.

 

IL DAGO-FLASH SULLA PROCESSIONE DI AUTO BLU A CASA DRAGHI

Ellroy, un drago

A fare il “lavoro sporco”, per aprire una breccia nelle linee nemiche, è la sua fanteria (non dichiarata): Dagospia. Un sito da quasi 1 milione di click al giorno (in realtà sono quasi 4, ndDago) che il terreno lo preparava da mesi.

 

Prima ha trasformato “Mario Draghi” detto “Supermario” da “grigiocrate” a personaggio “pop”, raffigurandolo col bazooka, poi ha firmato un trattato provvisorio di pace con il suo acerrimo nemico Matteo Renzi, e infine ha attaccato in maniera martellante il punto debole di Giuseppe Conte: Rocco Casalino, soprannominato “Ta-Rocco”.

 

conte casalino

 

 

 

 

 

 

E nel momento decisivo, quando si è aperta la voragine, finge di essere disinteressato, piega il Quirinale, che nel frattempo smentisce la possibilità di una sua convocazione, e alla fine viene invitato dal Presidente della Repubblica in persona per sciogliere le riserve e prendersi l’incarico da presidente del Consiglio super partes (che ha accettato con riserva).

 

Mario Draghi è l’incarnazione letterale del più grande manifesto contemporaneo di comunicazione politica: The Young Pope di Paolo Sorrentino.

Matteo Bolle

 

Vince chi osserva (e costruisce), non chi fa rumore. Del resto Mario Draghi ha studiato da giovanissimo in una scuola gesuita, il liceo Massimiliano Massimo di Roma, e tra suoi professori compare Padre Franco Rozzi, il quale insegnava la disciplina della concisione, che è sorella della precisione, ovvero la cura nel calibrare le parole, nel non dire mai una sillaba più del necessario.

 

Ma ora è finito il tempo “della clandestinità” ed è arrivato il momento delle dichiarazioni.

MARIO DRAGHI.

 

Il divo anti-divo

Con Draghi, siamo di fronte a un caleidoscopio di contraddizioni (dirigente pubblico ma artefice delle privatizzazioni; banchiere d’affari ma anche Governatore).

 

Né arcitaliano, poiché di “formazione prusso-americana” come scrivevano in un brillante saggio breve Alessandro Aresu e Andrea Garnero apparso su Limes nel 2015, né anti-italiano, ad eccezione del “discorso del Britannia”, sarebbe più corretto definire Mario Draghi un italiano anomalo.

INCARICO ESPLORATIVO BY ALTAN

 

La traiettoria degli opinionisti e dei mezzi di informazione sono infinite: dopo aver fatto passare Conte per uno statista e aver accusato Renzi di fare il “giocatore di poker”, ora viene eletto Mario Draghi a uomo della Provvidenza, un nome ripescato proprio dal leader di Italia Viva. Il Presidente del Consiglio uscente, invece, viene liquidato in due battute.

 

Su una questione però hanno tutti ragione: non possiamo leggere la premiership “tecnico-istituzionale” di Mario Draghi con “le categorie del politico” con cui interpretavamo il governo tecnico di Mario Monti. Il 2011 non è il 2021. Crescere a Milano non è come crescere a Roma. Formarsi in “Bocconi” non è come formarsi all’Università della Sapienza, con un keynesiano come Federico Caffè.

christine lagarde mario draghi 2

 

Come scrivevamo le categorie del politico di oggi (tecnocrazia sovrannazionale vs sovranità nazionale, globalismo vs europeismo, competenza vs rappresentanza, gerarchia vs legittimità) non sono quelle di ieri (popolo vs élite), se effettivamente, a distanza di qualche anno, avevano davvero un senso profondo o fossero solo una narrazione del consenso per il consenso.

MARIO DRAGHI

 

Le illusioni della democrazia

Ma soprattutto c’è differenza nel lavorare in un’Europa che chiedeva solo lacrime e sangue e in un’Europa che ora agisce come chiedevano i sovranisti prima dell’epidemia (ruolo centrale della Bce, abrogazione della parità di bilancio, spese a deficit, trasformazione del MES) e mette a disposizione 209 miliardi di euro nel Recovery Fund. Insomma, Mario Monti, doveva portare i soldi dell’Italia in Europa, Mario Draghi, deve invece portare i soldi dell’Europa in Italia.

CIAMPI DRAGHI

 

A pagare il conto è Giuseppe Conte: sul piano internazionale resta legato a un vecchio ordine costituito (quello dei due “occidenti contro”), mentre su quello nazionale è troppo pericoloso agli occhi di tutti i partiti che lo hanno appoggiato, dal Movimento 5 Stelle alla Lega, passando per il Partito Democratico. 

 

MATTEO RENZI ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO – AMICI MIEI

Tutti sono in fondo d’accordo di fronte all’impossibilità di creare una nuova maggioranza, che l’Italia debba dotarsi di un premier che sia senza ambizioni politiche (ma solo quirinalizie) e abbastanza autorevole da inserirsi nell’asse franco-tedesco e far rispettare gli accordi del Recovery Fund. Les jeux ne sont pas encore faits. Staremo a vedere, ed eventualmente aprire nuove voragini.

conte casalino MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAgiuseppe conte e rocco casalinoconte casalino giuseppe conte rocco casalinoLUIGI DI MAIO, ROCCO CASALINO E GIUSEPPE CONTE GUARDANO ADORANTI E OMAGGIANO VLADIMIR PUTINconte casalino 1cosa c'e' dietro conte? le ciabatte di casalino?giuseppe conte con rocco casalino al dipartimento della protezione civileGIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINODRAGHI CIAMPI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT - ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. LO SARÀ PER FORZA: LA RIFORMA È INCOMPRENSIBILE E GLI ITALIANI VOTERANNO SULLA BASE DI FIDUCIA E SIMPATIA POLITICA. SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO SULLA DUCETTA - ANCHE SE SI NASCONDE, LA MELONI SA CHE DOVRA' METTERCI LA FACCIA: SE NON SCENDE IN CAMPO, NON SI SPOSTANO I VOTI. D'ALTRONDE I SONDAGGI CERTIFICANO IL TESTA A TESTA TRA "SI" E "NO" E SOLO LEI (CHE DA SOLA VALE I 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) PUÒ SMUOVERE LE SUE MASSE - TUTTO RUOTA INTORNO AL REFERENDUM: LA RESA DEI CONTI NELLA LEGA È CONGELATA FINO AL 24 MARZO, COSÌ COME LO SCAZZO TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI – L’OPPOSIZIONE È CONFUSA, LITIGA E SONNECCHIA, MA SE VINCESSE IL "NO" POTREBBE IMPROVVISAMENTE RIANIMARSI. IL CONSENSO DELLA SORA GIORGIA È STABILE E DURATURO, MA LA STORIA INSEGNA: CI VUOLE POCO A PASSARE DALL’ALTARE ALLA POLVERE…

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO