cameron johnson

CAMERON CON VISTA (SULLA BREXIT) – L’EX PREMIER BRITANNICO, CHE HA CAUSATO CON UNO SCIAGURATO REFERENDUM IL CASINO DELL’USCITA DELLA GRAN BRETAGNA DALL’UE, DOPO TRE ANNI SE NE ESCE CON UN VOLUME DI MEMORIE PRIVO DI AUTOCRITICA - RIGUARDO ALLA BREXIT SI NASCONDE DIETRO UNO SCIATTO “MI DISPIACE”…

Luigi Ippolito per il Corriere della Sera

 

CAMERON

Dopo aver appiccato il fuoco alla casa, si è rintanato per tre anni a scrivere nella sua capanna nel giardino: e quando ne è riemerso, tutto quello che è stato capace di dire è «mi dispiace».

 

Davida Cameron è davvero l' imperdonabile: il primo ministro britannico che decise il referendum sulla Brexit, oggi, di fronte a un Paese in scacco e sempre più lacerato, si dimostra incapace della benché minima autocritica; non azzarda neppure una vaga assunzione di responsabilità; e non è capace di alcuna analisi delle ragioni che hanno portato al divorzio dalla Ue.

 

Il suo volume di memorie, che arriva in libreria giovedì e che è stato anticipato ieri dal Times - accompagnato da una lunga intervista - è disarmante nella sua banalità. L' uomo che è stato accusato di essersela data a gambe dopo il disastro - si dimise all' indomani del voto - sembra non essere ancora in grado di dare un senso a ciò che è accaduto: e al suo ruolo in tutto questo.

dimissioni cameron

 

Il massimo che riesce a fare è riconoscere che «ci sono quelli che non mi perdoneranno mai per aver indetto il referendum, o per aver fallito nell' ottenere il risultato che cercavo - la permanenza della Gran Bretagna in una Ue riformata. Mi dispiace profondamente per il risultato e ammetto che il mio approccio è fallito. Le decisioni che ho preso hanno contribuito a quel fallimento. Ho fallito».

 

DAVID CAMERON E L ADDIO A DOWNING STREET

Ma allo stesso tempo continua a rivendicare la giustezza della decisione di andare alle urne: «Sulla questione centrale, se fosse giusto rinegoziare la relazione britannica con la Ue e dare alla gente la possibilità di dire la sua, il mio punto di vista rimane che questo era l' approccio giusto».

 

E dunque il referendum era «non solo giusto e non solo dovuto da tempo, ma necessario e, ritengo, in ultima analisi inevitabile».

 

E tuttavia è chiaro che qualcosa andò storto. Perché nell' intervista Cameron ammette che il risultato lo aveva lasciato «enormemente depresso».

 

Ala domanda se riesca a dormire la notte, risponde: «Me ne preoccupo molto. Ci penso ogni giorno... alle cose che avrebbero potuto essere fatte diversamente, e mi preoccupo per cosa accadrà».

 

CAMERON

Ma questo è tutto. E incolpa lo «psicodramma dei conservatori» che ha impedito al suo messaggio di raggiungere il pubblico. La sua tesi è che la campagna per restare in Europa si era basata solo su argomenti razionali ed economici, mentre i fautori della Brexit avevano fatto appello all' emotività. Che è anche vero: ma in questo modo Cameron trascura le ragioni profonde che avevano portato al voto contro la Ue. Soprattutto, l' ex premier sembra non essersi ancora riavuto dalla sorpresa, quando confessa che «il gene latente anti-europeo tra i conservatori era molto più forte di quanto pensassi» e che «non aveva previsto» che tanti suoi compagni di partito volessero uscire dalla Ue.

uk david cameron piggate

 

Cameron continua a pensare che la singola questione più importante dietro il voto pro-Brexit sia stata l' immigrazione: e così trascura le cause di lunga durata, dagli anni di austerità imposti dal suo governo alla deindustrializzazione forzata di intere aree del Paese, con tutte le tensioni sociali che ne erano seguite.

 

Soprattutto, pare ancora non rendersi conto che il voto per la Brexit era stata una rivolta contro quell' establishment rappresentato proprio da personaggi come lui, il dandy uscito da Eton e Oxford. E dunque alla fine sembra aggrapparsi alla speranza di un secondo referendum che raddrizzi il risultato.

cameron era membro piers gav

Cameron era arrivato al potere come il grande modernizzatore: ma si era rivelato fatalmente in ritardo sulla storia. Le sue memorie non colmano il divario.

samantha e david camerondavid cameron alla camera dei comuni con dietro theresa maydavid cameron con larry il gatto di downing streetdavid cameron e famiglia lasciano downing streetdavid cameron con larry il gatto di downing streetboris johnson e david camerontheresa may e david camerontheresa may e david camerondavid cameron e famiglia lasciano downing streetdavid cameron david cameron

 

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTA ALLO STATO ITALIANO 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI DI EURO (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE L'EMISSARIO DI TRUMP, PATRON DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB. IN QUALITÀ DI AMBASCIATORE, FERTITTA NON POTREBBE CONCLUDERE ALCUN ACCORDO IN ITALIA PER I PROSSIMI DUE ANNI E MEZZO. MA CI SAREBBE SEMPRE IL FIGLIO PATRICK CHE..

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?