giancarlo giorgetti matteo salvini giorgia meloni

LA CAZZATA DI GIORGIA: SPEDIRE GIORGETTI ALL'ECONOMIA, IL MINISTERO PIU' STRATEGICO, L’UOMO SBAGLIATO AL POSTO SBAGLIATO - UNO CHE NEANCHE PARLA INGLESE DOVREBBE RASSICURARE LE AGENZIE DI RATING E I MERCATI INTERNAZIONALI SULLA SOSTENIBILITA' DEL DEBITO PUBBLICO? E’ LUI, CON IL CORAGGIO DI UN SEMOLINO, CHE DOVREBBE CONTROLLARE E GOVERNARE LA SPESA DEGLI ALTRI MINISTERI, A PARTIRE DA QUELLO DELLE INFRASTRUTTURE (CHE HA IN PANCIA IL GROSSO DEI FONDI DEL PNRR) DOVE TRASLOCHERA' IL SUO NEMICO NUMERO UNO, CIOE’ SALVINI? - QUALCUNO DICA A GIORGIA MELONI CHE È MEGLIO ACCOMODARSI A PALAZZO CHIGI AVENDO NELLA TOLDA DI COMANDO DEL MEF QUALCUNO CHE NON FACCIA GIRARE LE PALLE OLTRE I CONFINI. O, ALMENO, CHE LE PALLE SAPPIA USARLE...

giorgia meloni giancarlo giorgetti

DAGONOTA

La cazzata di Giorgia, quella che non ti aspetti perché sconsideratamente grossolana: spedire Giancarlo Giorgetti al ministero dell’Economia. L’uomo sbagliato al posto sbagliato.

 

La Ducetta lo considera, sbagliando, un draghiano a cui Mariopio darà una mano a gestire le rogne colossali dei prossimi giorni al Mef. Cosa che non succederà perché, al momento in cui la Lega fece naufragare il suo governo, Giorgetti cuor di coniglio non alzò il sopracciglio. E Draghi non dimentica.

 

Il dicastero chiave, quello che dovrà gestire la crisi incombente e “governare” con oculatezza le spese degli altri ministeri (a partire di quello delle Infrastrutture, che ha in pancia il grosso dei fondi del Pnrr, in cui potrebbe accasarsi il suo capo, Matteo Salvini), puo’ mai essere guidato dal più pavido e incolore degli esponenti leghisti, che tra l’altro neanche parla inglese?

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti 2

Ce lo vedete Giorgetti “cuor di melone”, che non ha mosso neanche il mignolo per evitare la caduta del governo Draghi, andare a rassicurare i mercati e gli investitori, magari in varesotto stretto?

 

Come ha scritto Rampini, in un articolo del 3 marzo 2019 ai tempi del governo Conte-1, Giorgetti “non giova nei summit dove è utile rivolgersi direttamente ai leader stranieri. Ma c'è un handicap ancora peggiore: credere o fingere di sapere l'inglese”.

 

“Giorgetti - ha infierito Rampini - nella prestigiosa Harold Pratt House sulla 68esima Strada, circondato dai ritratti della élite di geopolitica e dalle boiserie ottocentesche, ha pronunciato un testo incomprensibile sia agli americani che agli italiani. Leggeva in una lingua a lui quasi sconosciuta, con una pronuncia inventata. Il peggio è venuto quando si è ostinato a rispondere a braccio, sempre nel suo inglese maccheronico”.

giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto giachetti

 

Chissà cosa capiranno le agenzie di rating, che hanno il ditino sul grilletto del declassamento dei titoli italiani a “spazzatura”, dei rassicuranti discorsi del varesotto…

 

Giorgia Meloni è sicura di affidare il ministero determinante anche per il suo futuro a palazzo Chigi al ritroso vicesegretario della Lega, che non dispone di rapporti tentacolari a via XX settembre e di consolidate relazioni nel Deep State (che è il vero potere invisibile che fa girare la macchina dello Stato)?

 

E’ vero che i pezzi da novanta come Fabio Panetta non sono disponibili (le sue deleghe alla Bce sono pesantissime e l'Italia non puo' rinunciarvi), ma la Ducetta non ha nessun jolly nella manica? Qualcuno che abbia standing internazionale e credito spendibile per accollarsi 'sta croce del ministero dell'Economia?

 

I mercati ci guardano, le agenzie di rating ascoltano e Bruxelles sta affilando le lame. Qualcuno dica a Giorgia Meloni che è meglio accomodarsi a palazzo Chigi avendo nella tolda di comando del Mef qualcuno che non faccia girare le palle oltre i confini. O, almeno, che le palle sappia usarle.

giorgia meloni giancarlo giorgetti

 

LA VISITA DI GIORGETTI NEGLI STATI UNITI, IL POLITICO SENZA INGLESE

Federico Rampini per “la Repubblica” del 3 marzo 2019

 

C'era molta attesa per l'intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospitato dentro il Council on Foreign Relations, il più importante think tank di politica estera di New York e Washington. In una fase in cui il governo Conte cerca di costruire una relazione solida con l'amministrazione Trump (con cui non mancano le affinità ideologiche), alla vigilia di questa missione Giorgetti era stato presentato agli americani come un esponente relativamente moderato e pragmatico della Lega.

giorgia meloni giancarlo giorgetti 3

 

Il suo discorso nella sede newyorchese del Cfr era l'occasione per confermare queste attese davanti a un pezzo di establishment finanziario e politico: in particolare quella business community italo-americana che può svolgere un ruolo prezioso per riportare investimenti e cambiare la percezione di Wall Street sul rischio paese.

 

Brutti scherzi, gioca il non sapere l'inglese, la lingua globale per eccellenza. Non giova nei summit dove è utile rivolgersi direttamente ai leader stranieri. Ma c'è un handicap ancora peggiore: credere o fingere di sapere l'inglese. È molto meglio avere l'umiltà di parlare all'audience straniera nella propria lingua, e affidarsi alla competenza professionale degli interpreti per tradurre dettagli, sfumature, sottigliezze. D'altronde c'è chi per principio e per orgoglio nazionale usa sempre la propria lingua, e non c'è bisogno di essere sovranisti dell'ultima ora: così fan spesso i leader francesi all'estero, quasi sempre i cinesi e i russi.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

Giorgetti nella prestigiosa Harold Pratt House sulla 68esima Strada, circondato dai ritratti della élite di geopolitica e dalle boiserie ottocentesche, ha pronunciato un testo incomprensibile sia agli americani che agli italiani. Leggeva in una lingua a lui quasi sconosciuta, con una pronuncia inventata. Il peggio è venuto quando si è ostinato a rispondere a braccio, sempre nel suo inglese maccheronico, alle domande. Interrogato sulla posizione del governo riguardo alla crisi libica, ha detto, letteralmente: "French out" e "Better a dictator".

 

Forse se avesse parlato in italiano avrebbe avuto qualcosa di più articolato da dire, non solo "fuori i francesi dalla Libia" e "si starebbe meglio con un dittatore". Anche come sintesi della posizione del nostro governo, non è proprio il massimo. La diplomazia italiana ha dovuto correre ai ripari intervenendo subito dopo per spiegare cosa Roma sta cercando di fare in Libia insieme ai propri alleati Usa e Francia.

giorgia meloni parla con giancarlo giorgetti alla camera 2

 

Che occasione sprecata. È legittimo che un governo italiano critichi il ruolo della Francia in una zona tragicamente instabile del Nordafrica, vicina a noi, da dove partono ondate di profughi (e quelli che vi rimangono subiscono abusi indegni). La posizione italiana trova un terreno favorevole negli Stati Uniti: già Barack Obama si pentì per essersi lasciato trascinare nella guerra libica da Nicolas Sarkozy, e fece su quell'errore un'autocritica esplicita. Donald Trump ha interrotto da un pezzo la luna di miele con Emmanuel Macron, per svariate ragioni. Ma la presunzione linguistica di un sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha vanificato un'occasione di spiegare il punto di vista italiano, lo ha deformato in una semplificazione così estrema da sembrare una chiacchiera da bar.

 

MATTEO SALVINI GIANCARLO GIORGETTI

In quell'infortunio non è andato in scena soltanto il provincialismo di una classe politica, ma anche l'improvvisazione con cui (non) vengono preparate visite della massima importanza. È giusto ricordare che le convergenze tra il governo Conte e l'amministrazione Trump sono reali su molti terreni, e non solo quelli più controversi come l'immigrazione. I due giorni di lavori del Consiglio per le relazioni Italia-Usa hanno messo in luce una vicinanza nella critica ai parametri euro-germanici di stabilità.

 

giorgia meloni parla con giancarlo giorgetti alla camera

La crescita economica Usa viaggia a una velocità di crociera del 3%, la piena occupazione è una realtà acquisita, anche perché da Obama a Trump c'è una continuità: s'ignorano qui le rigidità della politica di bilancio, investimenti pubblici e riduzioni d'imposte vengono usati per sostenere la crescita. La visita di Giorgetti si conclude oggi, in programma ci sono anche incontri con top manager importanti. Chiamate gli interpreti.

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI...

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…