CHI COMANDA IN VATICANO, IL PAPA O BERTONE?- PERCHE’ IL SEGRETARIO DI STATO BERTONE HA SMENTITO COSI’ CLAMOROSAMENTE IL SANTO PADRE, CHE HA GIA’ RISERVATAMENTE RIVOLTO A PAOLO GABRIELE “UN SIGNIFICATIVO GESTO DI PERDONO PERSONALE”? - PERCHE’ BERTONE HA VOLUTO DIFFONDERE QUEL DURISSIMO COMUNICATO SULLA NECESSITA’ CHE GABRIELE “SCONTI LA CONDANNA” QUANDO PADRE LOMBARDI AVEVA ASSICURATO LA GRAZIA DEL PONTEFICE? DIO SOLO LO SA…

Antonio Socci per "Libero"

La Chiesa rischia di trovarsi al centro di un'imbarazzante polemica sulla detenzione di Paolo Gabriele. Già si sono viste alcune avvisaglie sulla stampa e nel mondo laico dove c'è sempre qualcuno pronto ad attaccare il Vaticano. È una polemica che minaccia di scaricarsi tutta su papa Benedetto XVI. E sarebbe profondamente ingiusto.

Anche perché siamo in grado di rivelare che - in realtà - il maggiordomo di Vatileaks ha già ricevuto un significativo gesto di perdono personale del Pontefice, che è un uomo mite e misericordioso (mi è capitato di definirlo talora con l'espressione che si usa per Roncalli, «il papa buono»).

Dunque se questo padre di famiglia - che pure ha sbagliato - resta tuttora in galera non è perché gli sia mancato l'abbraccio riconciliatore del Santo Padre. Tornerò dopo su questo aspetto inedito. Prima riassumo la vicenda. Il maggiordomo del Papa, il 6 ottobre scorso - perle note vicende dei documenti pubblicati da Gianluigi Nuzzi - ha avuto una condanna a tre anni, ridotti a un anno e mezzo.

Gabriele ha già scontato alcuni mesi di detenzione preventiva in condizioni che, per qualche aspetto, hanno suscitato delle polemiche (che potrebbero creare qualche imbarazzo alla Santa Sede, visto il costante magistero dei Papi in difesa dei diritti dell'uomo). La condanna del tribunale non è stata appellata dall'imputato, che ha riconosciuto le sue colpe, ed è quindi diventata definitiva.

Ma ha sorpreso il fatto che invece della molte volte annunciata «grazia », dopo il verdetto sia arrivata la nuova e definitiva detenzione. Anche perché - ad esempio in Italia - nessun incensurato va in galera per una condanna a diciotto mesi. È imbarazzante che nel piccolo Stato vaticano, istituito a protezione del Papa, come presidio di libertà nel mondo, si trovi detenuto un buon padre di famiglia che tutti descrivono come incapace di far del male pure a una mosca.

Soprattutto considerando che in passato - come ha fortemente denunciato Benedetto XVI contro la pedofilia - da parte del ceto ecclesiastico si sono talora chiusi gli occhi su crimini che hanno provocato sofferenze atroci alle vittime e sono stati per la Chiesa - secondo Papa Ratzinger - più gravi e devastanti delle persecuzioni. Come si spiega dunque il perdurare di questa anomala detenzione, per diffusione di documenti riservati, di Paolo Gabriele, dal momento che il direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi, aveva più volte fatto capire che subito dopo la conclusione del processo sarebbe arrivata la grazia?

Bisogna leggere un duro comunicato ufficiale della Segreteria di Stato vaticana che è stato diramato il 25 ottobre scorso. Si noti anzitutto che non è stato firmato e diffuso da padre Lombardi, ma direttamente dalla Segreteria di Stato. Proprio perché - ha scritto Andrea Tornielli su «Vatican insider» - era volto a smentire il portavoce del Pontefice, padre Lombardi, il quale, dopo la sentenza, aveva definito «molto concreta» la possibilità dell'atto di clemenza del Papa.

Dunque il comunicato, che esprime lo stato d'animo del Segretario di Stato, il cardinal Bertone, il più colpito dalla pubblicazione dei documenti di Vatileaks, afferma che «il Sig. Gabriele dovrà scontare il periodo di detenzione inflitto».

In secondo luogo che «si apre a suo carico la procedura per la destituzione di diritto». Quello che non si capisce è perché tanta durezza sulla detenzione visto che la Chiesa cattolica è la testimone nel mondo della misericordia di Dio e anche di recente - con Giovanni Paolo II, per l'Anno santo - ha chiesto alla politica e alla giustizia dello stato laico un grande atto di clemenza cioè un'amnistia.

Forse Gabriele non ha riconosciuto le sue colpe? No. Lo ha fatto apertamente e ha chiesto perdono al Papa, per averlo fatto soffrire, con una lettera sincera e accorata. Allora qual è il problema? Si ritiene che sia stato reticente su complicità e complotti? No. Lo stesso comunicato della Segreteria di Stato lo nega: «le varie congetture circa l'esistenza di complotti o il coinvolgimento di più persone si sono rivelate, alla luce della sentenza, infondate».

Il processo ha appurato «che il Sig. Gabriele ha messo in atto il suo progetto criminoso senza istigazione o incitamento da parte di altri, ma basandosi su convinzioni personali in nessun modo condivisibili». Con queste parole la Segreteria di Stato in qualche modo ha perfino riconosciuto la buona fede di Gabriele che al processo aveva dichiarato la sua persuasione «di aver agito per l'esclusivo e viscerale amore alla Chiesa e per il suo capo visibile», ripetendo che «non mi sento un ladro».

Gabriele ha commesso un reato, certamente, e anche una grave slealtà, ma bisogna riconoscere che - giuste o sbagliate che siano - ha agito esclusivamente per sue preoccupazioni spirituali senza trarre alcun vantaggio personale o economico dalla divulgazione di quei documenti. Qual è dunque l'ostacolo alla sua scarcerazione? Mancherebbe il perdono del Papa (per procedere alla concessione della grazia)? No. C'è un fatto rimasto finora sconosciuto che qui riveliamo a riprova della bontà del Santo Padre.

Infatti, quando il segretario della Commissione cardinalizia, padre Martiniani, ha consegnato al Papa la lettera autografa di Gabriele che si diceva consapevole di averlo offeso e aver mancato alla sua fiducia e per questo gli chiedeva perdono, Benedetto XVI ha risposto inviando a Gabriele un libro dei salmi (che lui aveva citato nella lettera). Il libro che reca la firma autografa del Papa con la sua benedizione apostolica indirizzata personalmente a Gabriele e il sigillo della segreteria particolare del Pontefice, è stato portato direttamente da Castel Gandolfo, dove risiedeva il Papain quei giorni, nellemanidi Gabriele (il Pontefice si è inoltre preoccupato della situazione della famiglia).

Tutto questo accadeva in settembre ed era ovviamente la premessa per la grazia che si attendeva dopo il verdetto. Invece il 25 ottobre successivo la Segreteria di Stato ha diramato quel comunicato dove non si fa alcuna menzione di questo gesto di indulgenza delPapae si dichiara che «la concessione della grazia» non sarebbe alle viste perché «presuppone ragionevolmente il ravvedimento del reo e la sincera richiesta di perdono alSommo Pontefice e a quanti sono stati ingiustamente offesi».

Siccome il «ravvedimento del reo» c'è stato anche pubblicamente, durante il processo, la «sincera richiesta di perdono al Sommo Pontefice» c'era già stata e c'è stato pure il perdono del papa (anche se lo riveliamo noi oggi), pare evidente che resterebbe solo la «richiesta di perdono » ad altri che sarebbero stati «ingiustamente offesi».

Ma dopo che il Papa ha già fatto il suo gesto di indulgenza come si può subordinare la concessione della grazia, che non è legata a precondizioni, allo stato d'animo di altri? La questione - come si vede - rischia di intricarsi di nuovo e di creare un ennesimo problema di immagine alla Santa Sede. Anche perché potrebbe riaprire la polemica su ciò che quei documenti dicono.

Tornielli ha osservato, ad esempio, che allo «scandalo per la comunità dei fedeli» ha contribuito «insieme al gesto di Gabriele, anche lo stesso contenuto di alcuni dei documenti pubblicati». Infine i media potrebbero chiedersi se non è mai accaduto in passato che altri documenti, che dovevano restare riservati, siano stati resi pubblici, non da Paolo Gabriele, ma da altri (in questi casi eventuali chi doveva chiedere scusa?

E i responsabili che trattamento hanno avuto?). C'è solo da augurarsi che a prevalere - anche fra i collaboratori del Papa - sia la bontà e la saggezza del Santo Padre. Per il bene della Chiesa e di tutte le parti in causa che così farebbero rifulgere la carità di Cristo e la propria magnanimità. Sarebbe un esempio per il mondo. Padre Pio amava ripetere: «Dio vuole che la nostra miseria sia il trono della Sua misericordia».

 

PAPA BENEDETTO XVI E TARCISIO BERTONE BERTONE - PAPAPAPA Ranzinger Benedetto XVI e CArdinale BertonePAPA RATZINGER PADRE GEORG PAOLO GABRIELE jpegPAOLO GABRIELE E IL PAPAombre big jpegLEX MAGGIORDOMO DEL PAPA PAOLO GABRIELE jpegPAOLO GABRIELE IN AULAPAOLO GABRIELE E BENEDETTO XVIPAOLO GABRIELE PAPA E PAOLO GABRIELEIL PAPA E PAOLO GABRIELE jpegPAPA E PAOLO GABRIELE

Ultimi Dagoreport

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTI L'EMBOLO È ALTISSIMO...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - PERCHÉ ELLY NON HA INFORMATO NESSUNO DEL PD DELLA PROPOSTA DI CONTE DI DARE AL CENTROSINISTRA UN "PAPA STRANIERO"? - PERCHÉ LASCIARE CHE L'AZZECCAGARBUGLI A 5 STELLE DIVULGASSE L’IPOTESI DEL “TERZO UOMO”, METTENDOGLIELO IN QUEL POSTO? - DIVORATA DA UN'AMBIZIONE AI CONFINI DELLA REALTÀ - POGGIARE IL SEDERINO SULLA PRIMA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI - OGGI, LA DUCETTA DEL NAZARENO VEDE I GAZEBO COME UNA CAMERA A GAS, CONSAPEVOLE CHE LE VARIE ANIME DEL CORPACCIONE DEM, FINITO NELL'ULTIMO SONDAGGIO IPSOS DI PAGNONCELLI SOTTO IL 20%, NON ASPETTANO ALTRO DI ENTRARE NEI GAZEBO PER UCCELLARLA E RIMANDARLA A FARE L'ASSESSORE IN EMILIA ROMAGNA - PER EVITARE DI FINIRE SOTTO LA MANNAIA DELLE PRIMARIE, ELLY HA PENSATO BENE DI ATTACCARSI ALL'ULTIMO SALVAGENTE: LA CORTE COSTITUZIONALE - SE ENTRO FEBBRAIO 2027, LA CONSULTA BOCCERÀ, TRA L'ALTRO, L’OBBLIGO DI INDICARE NEL PROGRAMMA IL CANDIDATO PREMIER DELLA COALIZIONE, A QUEL PUNTO VERREBBE MENO L’ESIGENZA DELLE PRIMARIE. E SCHLEIN POTREBBE COSÌ ANDARE AL VOTO INVOCANDO PALAZZO CHIGI PER IL PARTITO CHE PRENDE PIÙ VOTI, CIOÈ IL SUO… - VIDEO

donald trump giorgia meloni by edoardo baraldi

FLASH! – TRUMP? PUSSA VIA! - COME MAI IL "DERAGLIATO MENTALE'' DELLA CASA BIANCA HA IMPROVVISAMENTE RITROVATO L’AMORE CON "GIGIORGIA" (“I RAPPORTI SONO MOLTO BUONI. MI PIACE, MI È SEMPRE PIACIUTA”)? - LA TEMPISTICA NON È CASUALE: TRUMP, CHE HA UN BISOGNO DISPERATO DEI VOTI DEI 17-18 MILIONI DI ITALO-AMERICANI AL VOTO DI MIDTERM, POTREBBE APPROFITTARE DELLA CENA DELLA “NIAF” A WASHINGTON DEL 17 OTTOBRE PER UNA NUOVA "DICHIARAZIONE D'AMORE" - EVENTO CHE LA DUCETTA TEME PIU' DELLA KRYPTONITE: NEI SONDAGGI, IL 75% DEGLI ITALIANI  ATTACCHEREBBE IL TRUMPONE AL MURO - DIFATTI, E' FINITO NEL CESTINO ANCHE IL BLITZ AMERICANO DELLA PREMIER PER PRESENTARE IL SUO LIBRO (“I AM GIORGIA”, PREFATO DA JD VANCE)...

renato schifani giorgia meloni

UN BEL CANNOLO PER IL CENTRODESTRA – RENATO SCHIFANI HA MINACCIATO DI DIMETTERSI SUBITO DA PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA, PER FAR SALTARE IL GIOCHINO IMMAGINATO DA PALAZZO CHIGI: ELEZIONI REGIONALI SULL'ISOLA INSIEME ALLE POLITICHE E ALLE AMMINISTRATIVE, ALL’ELECTION DAY DI MAGGIO. CON LA PROBABILE VITTORIA IN SICILIA, SI BILANCEREBBE IL “TRAINO” A SINISTRA DELLE GRANDI CITTA’ AL VOTO (MILANO, ROMA, NAPOLI, BOLOGNA, TORINO) - QUANDO HA SAPUTO CHE LA SUA SCALATA AL CSM SI E’ FERMATA, SCHIFANI E’ ANDATO SU TUTTE LE FURIE E ORA TOCCA PLACARLO CON UNA NUOVA PROMESSA, ALTRIMENTI RENATINO SI RICANDIDA E ROMPE LE UOVA NEL PANIERE A TAJANI E A TUTTO IL CENTRODESTRA - LA GIUNTA È STATA CONVOCATA PER DOMANI: ADDIO IN VISTA?

flavio bolsonaro criminalita brasile

FLASH – DALLE ALPI ALLE ANDE, PER GLI ELETTORI DI TUTTO IL MONDO LA PRIORITÀ È LA SICUREZZA! IL SUCCESSO DI BOLSONARO JR AL PRIMO TURNO DELLE PRESIDENZIALI IN BRASILE È LEGATA SOPRATTUTTO ALLE SUE PROMESSE DI ORDINE E REPRESSIONE DELLA CRIMINALITÀ - IL SUDAMERICA È IL BUCO NERO DEL MONDO: IL 30-33% DEGLI OMICIDI MONDIALI SI CONCENTRA IN AMERICA LATINA (E IL BRASILE, CHE OSPITA QUASI LA METÀ DELLA POPOLAZIONE TOTALE DEL CONTINENTE, HA IL “RECORD” DEL 40% DEI MORTI AMMAZZATI DEL SUD AMERICA)

lavitola rossi corsini ranucci

COME ANDRÀ A FINIRE LA VERTENZA GIUDIZIARIA PER IL REINTEGRO DI RANUCCI? A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI REPORT, L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI O “SUPERMAN” SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? I PIÙ SCOMMETTONO SUL REINTEGRO: IL PROVVEDIMENTO RIPORTEREBBE COSÌ RANUCCI SULLA TOLDA DI COMANDO DI REPORT. LA REDAZIONE? SI DIMETTEREBBE IN BLOCCO HA TUONATO QUALCUNO, MA SEMBRA FOSSE UNA BOUTADE. IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI CORSINI PRIMA HA DETTO DI CONSIDERARE QUESTA EVENTUALITÀ UNA IATTURA, POI IERI HA AMMORBIDITO I TONI (“IN CASO CI ADEGUEREMO”). DEL RESTO, LUI STESSO, ALCUNI ANNI FA HA VISSUTO UNA ANALOGA VICENDA: SOSTITUITO NEL RUOLO DI DIRETTORE AL GIORNALE RADIO, RIFIUTO' LE PROPOSTE ALTERNATIVE DELL'AZIENDA, FECE CAUSA MA LA RAI VINSE (E CORSINI PAGO' SALATISSIME SPESE LEGALI…)