giuseppe conte mario draghi

CINQUESTELLE ALLE STALLE - COME DAGO-RIVELATO, CONTE SPERAVA DI USARE LA GIUSTIZIA PER FAR CADERE DRAGHI MA I 5STELLE SONO STATI COSTRETTI A CEDERE - NEL M5S ACEFALO E' CRISI ISTERICA: "QUI NESSUNO È TITOLATO A TIRARE LE FILA" - PER SEDARE LA RIVOLTA E' SERVITA UNA RIUNIONE TRA I CAPIGRUPPO E I MINISTRI (PRESENTE ANCHE BONAFEDE), POI UN ALTRO INCONTRO DEI PENTASTELLATI CON DRAGHI E DI CARTABIA: "NON TENIAMO I GRUPPI" - LA DECISIONE DI ASTENERSI SULLA RIFORMA È RIENTRATA SOLO QUANDO SONO ARRIVATE GARANZIE DA SUPERMARIO…

1 - CONTE IN PRESSING PER IL NO MA 5STELLE COSTRETTI A CEDERE

Emilio Pucci per "il Messaggero"

 

mario draghi giuseppe conte

«Grillo è un irresponsabile, sta distruggendo il Movimento. Siamo un corpo senza testa, qui nessuno è titolato a tirare le fila, ci ha tolto l' unico vero punto di riferimento che doveva avere il governo». Massimo rispetto per il lavoro dei sette saggi nominati dall' Elevato, per l' operato dei pontieri Di Maio, Fico e Patuanelli che da giorni si vedono in videocall per trovare una soluzione sullo statuto M5S, ma i contiani ora cominciano ad essere impazienti.

 

alfonso bonafede e lucia azzolina

Le partite sulla Rai e sulla riforma del processo penale hanno dimostrato ancora una volta che il Movimento è in balia della tempesta. L' intesa sui poteri di Conte e Grillo ancora non c' è, ma il braccio di ferro di ieri sulla prescrizione ha evidenziato ancora una volta la necessità di un' accelerazione. Ieri mattina M5S puntava al dialogo, anche se dai gruppi erano arrivate indicazioni a non cedere di un centimetro.

 

marta cartabia mario draghi

«Poi si è mosso Conte per alzare la voce», sibila un ministro. In realtà i componenti M5S della Commissione Giustizia di Camera e Senato sono sempre stati sulla stessa lunghezza d' onda: «Noi spiega un pentastellato siamo entrati al governo a determinate condizioni. Non chiediamo la luna ma non possiamo snaturare l' impianto della Bonafede».

«Non si tratta di un capriccio ma non possiamo prendere schiaffi politici. La responsabilità ci deve essere da parte di tutti», il ragionamento di un altro deputato.

Dunque giusto intervenire sulla durata ma è necessario che si salvaguardi pure l' esito dei processi.

 

EXIT STRATEGY

rocco casalino e giuseppe conte

Non è stato facile arrivare al compromesso. E non tutti nel Movimento si accontenteranno dell' exit strategy, ovvero di prevedere tempi processuali più lunghi per i reati relativi alla Pubblica amministrazione, come la corruzione e la concussione. Lo psicodramma nel Movimento sul tema della giustizia è stato lungo. Prima una riunione tra i capigruppo e i ministri (presente anche l' ex Guardasigilli Bonafede), poi un altro incontro a palazzo Chigi della delegazione pentastellata al governo, con tanto di pressing nei confronti di Draghi e di Cartabia.

MARTA CARTABIA

 

«Non teniamo i gruppi», il refrain. La decisione di astenersi sulla riforma è rientrata solo quando sono arrivate garanzie da parte del presidente del Consiglio. «Siamo spaccati su tutto. Sulla Rai, sulla giustizia, sullo statuto», si lamenta un big M5S. L' intenzione da parte del governo di blindare la riforma del processo penale in Parlamento con il voto di fiducia eviterà ulteriori fibrillazioni. Ma si continua a ballare. «Ricordiamoci sempre chi sono loro e chi siamo noi e soprattutto per chi siamo qua», scriveva su twitter l' ex sottosegretario Castaldi.

 

rocco casalino con giuseppe conte

D' Incà e gli altri membri del governo hanno poi mediato. Così come sta mediando sullo statuto Di Maio che ieri ha visto l' ex ministro Toninelli. Ma ancora c' è impasse sulla contesa Conte-Grillo. L' ex presidente del Consiglio non vuole che Grillo parli a nome del Movimento, non ne discute il ruolo di garante, ma tiene fermo il punto sulla necessità che sia il capo politico a portare avanti la linea.

 

Il giurista pugliese aveva pensato di mettersi in proprio, aveva riaperto i canali con alcuni responsabili al Senato, poi lo stop. Anche per il timore che un suo partito potesse apparire come un format personale. Ma adesso il tempo stringe. I contiani temono ripercussioni per l' immagine dell' avvocato di Volturara Appula. «E' passato già molto tempo il parere di un senatore - così si rischia di perdere la faccia. Deve essere chiaro che sulle condizioni di Conte non si può tornare indietro».

LUIGI DI MAIO STEFANO PATUANELLI

 

2 - LA VITTORIA DELL'ALA GOVERNISTA ORA INDEBOLISCE CONTE

Domenico Di Sanzo per "il Giornale"

 

La mediazione è difficile, «restano le distanze» dicono i pontieri alla ricerca di un accordo tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo, eppure è già ricominciato lo scontro interno al M5s, come se tutto fosse sistemato, la scissione evitata. Scaramucce tra correnti. Da un lato Conte, dall' altro il vasto fronte dei «governisti». Da una parte l' avvocato che per tornare a Palazzo Chigi punta su una solida alleanza con il Pd, dall' altra il gruppo dirigente che vorrebbe mantenere il Movimento il più autonomo possibile.

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Mentre sulla Rai Mario Draghi annuncia di voler fare da solo su presidente e Ad, con i grillini che ancora non riescono a trovare un nome per il Cda, il nodo di giornata è stato sulla riforma della giustizia della Guardasigilli Marta Cartabia.

 

Come ampiamente prevedibile, il partito si è spaccato. I «contiani», guidati dal capogruppo al Senato Ettore Licheri e dal ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli, hanno provato fino all' ultimo a marcare le distanze con il resto della maggioranza. «Ci dobbiamo astenere, questa mediazione è inaccettabile», tuonano per tutta la giornata dalle parti dell' avvocato di Volturara Appula. Licheri, nella riunione con i big di governo, chiede ai ministri di non votare il testo che manda in soffitta la «spazzacorrotti» dell' ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

francesco d'uva luigi di maio stefano patuanelli

 

Davide Crippa, presidente dei deputati, vicino a Grillo, dice che bisogna andare a vedere la proposta del duo Draghi-Cartabia. Vince la linea dei «governisti». Il M5s vota a favore in consiglio dei Ministri, convinto dall' allungamento dei tempi per la prescrizione in Appello a tre anni e a un anno e mezzo in Cassazione per alcuni reati contro la Pubblica Amministrazione, tra cui corruzione e concussione.

 

GIUSEPPE CONTE E MARIO DRAGHI

«Qui nessuno ha intenzione di andare a casa prima del tempo, la maggioranza dei parlamentari non vuole mettere in difficoltà il governo», spiega la situazione un deputato grillino. Alessandro Di Battista arringa dalla Bolivia, bollando la riforma-Cartabia come «un maxi-regalo all' impunità. Ovvero ai ladri!». Delusi i contiani, che provano a rilanciare promettendo miglioramenti del testo in Parlamento. Di fatto, vince la linea governativa, tutt' altro che ostile a Draghi, incarnata anche dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

 

GOFFREDO BETTINI GIUSEPPE CONTE

Parte dei gruppi parlamentari continua a essere sospettosa nei confronti di Conte. «Tutti quelli che sono stati a Chigi hanno l' ossessione di tornarci», sottolinea con Il Giornale una fonte pentastellata di alto livello. Secondo quanto circola in ambienti del Movimento, anche Conte ha il pallino di tornare premier. Una strategia che passa, giocoforza, da un rapporto simbiotico con il Pd.

 

Tanto che i beninformati suggeriscono che l' avvocato abbia già in tasca un accordo per correre da presidente del Consiglio con il segretario dem Enrico Letta e con lo stratega Goffredo Bettini, tra i massimi estimatori di Conte. Il percorso passa dai territori, oltre che dal controllo contiano del Movimento.

 

CONTE DRAGHI

Cruciale la Sicilia, dove si andrà al voto nel 2022. Nell' Isola l' ex premier punta su Giuseppe Provenzano, ministro giallorosso, ala sinistra del Pd. Un candidato che sarebbe gradito a Letta ma non ai tanti eletti siciliani del M5s. Che già sono in fibrillazione e accusano Conte di voler «svendere il Movimento» in cambio di Palazzo Chigi. Al centro delle accuse anche l' atteggiamento alle prossime amministrative. Con la resa di Milano e Torino, l' appoggio ufficiale al candidato di sinistra Matteo Lepore a Bologna e la corsa unitaria a Napoli, dove il civico Gaetano Manfredi è considerato emanazione del Pd. Resiste Virginia Raggi a Roma, nonostante Conte.

 

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…