matteo renzi giuseppe conte donald trump

COMPLOTTO VOLANTE - LA STORIA DI MIFSUD E LE DUE TEORIE OPPOSTE CHE SI INTRECCIANO (È UNA SPIA RUSSA VS È UNA SPIA DELLA CIA) RACCONTANO ENTRAMBE CHE I NOSTRI SERVIZI SONO SEMPRE A DISPOSIZIONE DELL’ALLEATO AMERICANO, NO MATTER WHAT – UNA PARTE DELL’INTELLIGENCE AVREBBE AIUTATO OBAMA NEL 2016 E UNA PARTE, PROBABILMENTE LA STESSA, SI AVREBBE AIUTATO TRUMP - A RENZI CONVIENE  SOLLEVARE IL VELO?

Luca Fazzo per “il Giornale”

JOSEPH MIFSUD 1

 

JOSEPH MIFSUD E GIANNI PITTELLA ALLA FESTA DEI GIOVANI DEMOCRATICI DI ROMA NEL 2017

Favori, favori, favori. Depurata dalle teorie complottarde, la spy story che agita in questi giorni il mondo italiano della politica e dell' intelligence è solo la nuova puntata di una faccenda vecchia come la Repubblica: la subalternità dei nostri servizi segreti nei confronti dell' alleato statunitense, l' esistenza dentro le nostre agenzie di sicurezza di una sorta di partito «amerikano» che trae la sua forza dai rapporti privilegiati con Washington. E che per tutelare questi rapporti è pronto a venire incontro ai desideri a stelle e strisce. Leciti o (come dimostrò il caso Abu Omar) illeciti.

 

CASALE SAN PIO - LINK CAMPUSpittella vincenzo scotti

La storia che ruota intorno a Joseph Mifsud, professore maltese di casa a Roma e probabile agente della Cia, è a suo modo esemplare: perché racconta bene come gli «amerikani» dei nostri servizi siano a disposizione non di questa o quella fazione Usa, ma semplicemente di chi comanda in quel momento. Una flessibilità tutta italiana, si potrebbe dire.

 

RENZI OBAMA

La storia infatti si svolge in due tempi. Il primo è nel 2016: alla Casa Bianca c' è Barack Obama, alla fine del secondo mandato, e i democratici si preparano a sfidare con Hillary Clinton il repubblicano Donald Trump. Per fermare il tycoon dai capelli rossi parte una sorta di trappolone, si costruisce uno scandalo che punta a delegittimarlo: uomini a lui vicini vengono avvicinati con la promessa di carte provenienti dal Cremlino che screditano Hillary.

simona mangiante george papadopoulos 1

 

Uno degli uomini di Trump che casca nella trappola è George Papadopoulos, uno dei suoi consiglieri. E ad attirarcelo è stato lui, Mifsud: che all' epoca insegna alla Link Campus, l' università romana amata dalle nostre «barbe finte». Nell' organizzare la trappola all' uomo di Trump, Mifsud si avvale dell' aiuto dei suoi amici nella nostra intelligence? Se questo è accaduto, è accaduto sicuramente con il consenso del presidente del Consiglio dell' epoca, Matteo Renzi, e del suo delegato ai servizi segreti, Marco Minniti. (Così in questi giorni Papadopoulos e Renzi danno vita a un buffo siparietto via Twitter: l' americano accusa l' italiano di avere orchestrato il bidone, Renzi gli ritwitta «lei risponderà di queste accuse in un tribunale italiano», Papadopoulos ribatte che questa storia «costerà a Matteo Renzi la sua carriera politica»).

 

GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP

Fine del primo tempo. In America Trump vince le elezioni, viene scagionato dall' accusa di avere tramato con Putin per fregare la Clinton, scarica Papadopoulos e fa partire una controcommissione d' inchiesta per accusare i suoi ex accusatori. E gli uomini del presidente vengono a cercare le tracce del complotto fino a Roma: dove nel frattempo Mifsud è sparito nel nulla. A maggio dello scorso anno, mentre l' Fbi lo cerca invano, alcuni vicini di casa lo incrociano ancora un paio di volte: la casa è in via Cimarosa 3, ed è di proprietà della Link Campus. Dopodiché il professore sparisce definitivamente. Ma Trump e il suo procuratore generale Barr non mollano. Vogliono a tutti i costi (l' anno prossimo in America si vota di nuovo) trovare le tracce del complotto democratico del 2016.

WILLIAM BARR JOHN DURHAM

 

gennaro vecchione

E Barr arriva a Roma. A rivelarlo il 28 settembre è il Giornale.it. La prima missione è dell' agosto scorso, quando il ministro americano incontra i capi dei nostri servizi segreti. Pochi giorni dopo, arriva il ringraziamento, il famoso tweet in cui Trump esprime il suo appoggio all' amico «Giuseppi Conte» per la formazione del nuovo governo.

 

giuseppe conte donald trump 10

Una parte dell' intelligence italiana ha aiutato Obama quando comandava Obama, e una parte dell' intelligence aiuta Trump ora che al potere c' è lui. Ed è probabilmente sempre la stessa parte, fulminea nel rischierarsi appena di là dall' Atlantico cambiano gli equilibri. Ora Renzi chiede a Conte di dare conto al Parlamento di quanto stia combinando in questi giorni nei rapporti con i servizi Usa. Ma forse nemmeno lui ha interesse a sollevare del tutto il velo sui legami sotterranei tra la Cia e i nostri 007. D' altronde fu lui, quando era premier, a dare l' okay alla grazia ai due agenti americani condannati per il sequestro Abu Omar.

pittella a filadelfia con bill clinton alla convention democraticaJOSEPH MIFSUD BORIS JOHNSONJOSEPH MIFSUDmifsud vincenzo scotti gennaro migliore

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...