paladino conte

CONTE, PALADINO DEL SUOCERO – FRANCESCHINI DICE CHE LA NORMA PRO-ALBERGATORI NON È STATA “AD-FAMILIAM”, MA RESTA IL FATTO CHE LA CONDANNA PER PECULATO DI CESARE PALADINO SIA STATA CANCELLATA DAL GIP. LA PROCURA DI ROMA INTANTO HA GIÀ RIPRESO IN MANO IL FASCICOLO E HA FATTO RICORSO IN CASSAZIONE, CONVINTA CHE NON SI POSSA CANCELLARE UN REATO COMMESSO UN ANNO PRIMA DELL'APPROVAZIONE DELLA LEGGE. C'È GIÀ UN PRECEDENTE E I DOCUMENTI SONO CHIARI...

Da www.repubblica.it

 

OLIVIA E CESARE PALADINO

Non è affatto chiuso, né politicamente, né giudiziariamente, il caso della norma pro-albergatori. Quella che a maggio ha di fatto cancellato il reato per chi, in quella categoria, fino a maggio non ha versato allo Stato la tassa di soggiorno incassata dai clienti. 

 

Il ministro del Turismo Dario Franceschini, capo delegazione del Pd a palazzo Chigi, se n’è assunto la piena paternità. “Sono stato io a volerla” ha scritto furibondo contro chi, come il deputato di Italia viva Michele Anzaldi, interroga il capo del governo per sapere se ci sia stato il suo zampino nel volere e nell’approvare la legge. Non fu, dice Franceschini, una norma “ad familiam”, ma una modifica dei codici chiesta da un’intera categoria con il pieno consenso delle forze parlamentari.

 

conte franceschini

Ma un fatto è lì, impresso nelle carte giudiziarie. Cesare Paladino, “suocero” in pectore del premier in quanto padre della sua compagna Olivia, ha fruito della norma che, da maggio, cancella il reato di peculato per un albergatore che non versi per tempo le quote della tassa di soggiorno regolarmente versata dai clienti e che di conseguenza spetta allo Stato.

 

Paladino si tenne in tasca due milioni di euro. Messo sotto inchiesta e considerato colpevole è stato condannato nel 2019 a un anno, due mesi e 17 giorni. Ha patteggiato la pena. Ha pagato. Ma ovviamente sulla fedina penale la condanna resta. O meglio: è rimasta fino a un paio di settimane fa quando il gip di Roma Bruno Azzolini l’ha cancellata ritenendo che il reato stesso fosse stato sbianchettato dalla legge Rilancio, passata per decreto a maggio e poi definitivamente a luglio.

cesare paladino

 

Attenzione, perché le tappe in questa storia sono importanti. E ovviamente lo sono anche le ricadute politiche visto che di mezzo c’è il premier Conte. Appena la norma entra nel decreto - era il 19 maggio - subito si solleva il primo polverone. E tutti legano quelle righe al nome di Paladino. E quindi alla figura del premier giurista come possibile suggeritore. Conte tace. Il ministero del Turismo, e non Franceschini con nome e cognome, esce con la prima precisazione, identica a quello che il ministro sostiene oggi.

 

Ma il polverone è lì. Tuttavia Cesare Paladino sembra non temere le conseguenze politiche delle sue mosse per il “genero”. Quando la norma passa definitivamente chiede la revoca della sua sentenza. A questo punto il polverone diventa una tempesta mediatica. Perché lo ha fatto? Voglia di poter contare su una fedina penale pulita? Timore di un eventuale cumulo di condanne? Certo è che ha voluto chiedere e ha ottenuto che la sua condanna evaporasse. Grazie alla decisione del gip Bruno Azzolini.

olivia paladino giuseppe conte

 

Vicenda chiusa? Niente affatto. Perché proprio qui si apre il capitolo giudiziario della faccenda. Perché già giovedì scorso la procura di Roma ha rimesso mano al fascicolo Paladino. Ha preso atto della decisione del gip, ma al contempo ha deciso di ricorrere immediatamente in Cassazione, convinta com’è che non si possa cancellare un reato commesso “prima” - e in questo caso addirittura ben oltre un anno prima - rispetto all’approvazione della nuova legge.

 

La procura di Roma peraltro si sente in una botte di ferro perché, alle spalle, ha già una decisione della Cassazione su un caso simile che coinvolge un albergatore di Trapani, e per il quale ha respinto recisamente qualsiasi interpretazione assolutoria. Ha, cioè, escluso la via dell’abolitio criminis, impraticabile proprio perché in materia penale non è possibile applicare una legge, pur se favorevole, a un reato che è stato commesso “prima” dell’entrata in vigore della legge stessa.

 

cesare olivia paladino

Del resto, sul punto, i documenti sono estremamente chiari. Sono proprio quelli che Repubblica ha potuto consultare ed è in grado di anticipare. Da un lato, la decisione del gip Bruno Azzolini che cancella il reato di Paladino. Dall’altro, il ricorso alla Suprema corte della procura di Roma. Due linee giuridiche contrapposte.

 

Come si può evincere da questi strategici passaggi che riguardano, appunto, da una parte, la relazione tra la commissione del reato, cioè la tassa di due milioni di euro non versata allo Stato da Paladino, e dall’altra la cancellazione di quello stesso reato che di fatto sarebbe stato depenalizzato dalla norma per la quale l’albergatore non è più un “incaricato di pubblico servizio” che quindi deve allo Stato la tassa e se non la versa incorre nel peculato, ma un semplice cittadino.

giuseppe conte olivia paladino in spiaggia

 

Oggi il ministro del Turismo Franceschini rivendica la sua norma come sacrosanta, perché chiesta non solo dalla categoria degli albergatori per via della crisi economica da Covid, ma anche dalle forze politiche che tutte d’accordo l’avevano votata senza sollevare eccezioni. Eppure il problema esiste, se è vero come è vero che due uffici, all’interno dello stesso palazzo di giustizia, danno un’interpretazione opposta del caso.

 

giuseppe conte dario franceschini

olivia paladino e giuseppe conte 11

Tant’è che il gip Bruno Azzollini scrive: “Il legislatore è intervenuto sulla situazione di fatto, specifica, del gestore della struttura ricettiva che omette di versale le somme dovute dei clienti per il soggiorno a titolo di imposta o di contributo, statuendo che quella condotta non è più reato, ma è punita con una sanzione amministrativa: non può dubitarsi che abbia compiuto una valutazione “politica”, privando di rilevanza penale la fattispecie”. Da qui deriva, secondo Azzolini, che “l’esplicita previsione di una sanzione amministrativa, senza riserve di applicazione della legge penale, non lascia dubbi sulla volontà di prendere atto della gravissima situazione del settore alberghiero (che perdura da anni), portata più di recente al collasso dalla emergenza sanitaria, e prevedere di conseguenza una disciplina di minor rigore nei confronti dei soggetti esposti al rischio di sanzione penale in ragione del ruolo di agenti riscossori, senza alcuna contropartita”.

 

Ma non basta perché Azzolini arriva alla conclusione che “salva” Paladino tant’è che scrive: “È appena il caso di osservare che ritenere che la depenalizzazione operi solo per quei comportamenti successivi all’entrata in vigore del decreto legge 34/2020 sarebbe profondamente ingiusto in quanto introdurrebbe una disparità di trattamento di situazione identiche in evidente violazione di precetti di rango costituzionale”. A questo punto Paladino è di nuovo pulito come un panno lavato.

 

OLIVIA E CESARE PALADINO

Ma la risposta della procura di Roma è assolutamente, puntuale, lapidaria e tranchant: “Il coma 3 dell’articolo 180 del decreto 34/2020 non ha efficacia retroattiva, ma soprattutto non può dirsi integrativo della norma penale, non avendo inciso sulla norma incriminatrice. Infatti non si può concludere che la norma sopravvenuta incida sulla norma incriminatrice soltanto perché il fatto, in concreto considerato, oggi non è più punibile”. E ancora: “Il comma 3 non investe la norma incriminatrice poiché non modifica la nozione astratta di incaricato di pubblico servizio, ma elimina le condizioni che consentono (o meglio, consentivano) di qualificare il singolo albergatore come incaricato di pubblico servizio”.

 

GIUSEPPE CONTE OLIVIA PALADINO

Inevitabile, a questo punto, la conseguenza sulla sopravvivenza del reato: “Non vi è quindi abolitio criminis, perché la norma sopravvenuta non espunge dalla macro-categoria degli incaricati di pubblico servizio la sotto-categoria degli incaricati alla riscossione delle imposte per conto di un ente pubblico. Piuttosto, la norma sopravvenuta impedisce, da ora in poi, di ricondurre i singoli albergatori alla sotto-categoria degli incaricati alla riscossione delle imposte per conto di un ente pubblico, trasformandoli in obbligati. Così come, mutatis mutandi, l’adesione della Romania alla UE non modifica la nozione di straniero extracomunitario, ma semplicemente esclude i romeni da questa nozione”.

 

La procura poi ricorda che proprio su questa strada si è mossa la Cassazione e scrive: “Questa impostazione ha, di recente, ricevuto l’avallo della sesta sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza del 28 settembre che, nel valutare la questione attinente le conseguenze derivanti dall’entrata in vigore della novella, con riferimento alle condotte antecedenti, ha affermato che, in mancanza di norme di diritto intertemporale, la modifica opera solo dall’entrata in vigore della norma e non per il passato”.

olivia paladino foto di bacco (4)

 

Ed è proprio da quel “solo” che, a questo punto, riparte la querelle giuridica sulla norma. Che ha un padre, Franceschini, ma un beneficiario, il “genero” di Conte. E questo è un dato fattuale, e quindi incontestabile. Che forse avrebbe dovuto sconsigliare Paladino dal presentare quel ricorso. Meglio tenersi la condanna che inguaiare Conte. 

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…