militari italiani iraq

DITE A TRUMP CHE L’ITALIA FORSE NON CONTRIBUIRÀ ALLA NATO COME DOVUTO MA E’ PRESENTE IN TUTTI GLI SCENARI DI GUERRA - ABBIAMO PIÙ DI 7 MILA MILITARI IN MISSIONE, DAL LIBANO ALLA LIBIA - DAL PUNTO DI VISTA STRATEGICO È L'AFRICA LA REGIONE SU CUI IL NOSTRO PAESE HA SPOSTATO ORMAI DA QUALCHE TEMPO LA SUA ATTENZIONE…

Gabriella Colarusso per “la Repubblica”

 

MILITARI ITALIANI

A prima vista, l'Italia è un cattivo alleato della Nato. Spende solo l'1,15% del Pil in Difesa, una cifra inferiore alla media dei Paesi che fanno parte dell' Alleanza. Non svolge missioni di combattimento, a differenza di quanto fanno i francesi o gli statunitensi - un approccio che ha creato anche diversi malumori con Parigi, per esempio sulla missione italiana in Niger. Ma sul terreno le cose sono un po' diverse.

 

L' Italia ha più di settemila soldati impiegati in aree di crisi e di conflitto, dalla Libia all' Iraq, passando per il corno d' Africa e il Sahel. Si tratta nella gran parte di missioni di addestramento, mentoring and training , come in Iraq, o di peacekeeping, come la missione Unifil in Libano, nata nel 1978 ma che dal 2006, al termine dell' ultima guerra fra Israele e il Libano, è stata rafforzata ed ha il compito di presidiare la blue line , la linea di confine fra i due Paesi. «Non si tratta di guerra e di pace, ma di stabilizzare intere aree percorse da conflitti latenti, a bassa intensità ma ad alto rischio», dice un funzionario della Difesa che ha lavorato in Medio Oriente.

attentato contro i militari italiani in iraq

 

A luglio, il Parlamento ha licenziato il decreto che autorizzava il rinnovo delle missioni militari all' estero fino alla fine del 2019: 7.343 operativi impiegati sul campo (erano 7.967 l' anno scorso), 37 missioni in 22 Paesi; un costo totale che supera 1 miliardo e 100 milioni di euro.

 

Se si guarda al numero di militari inviati in teatri di crisi, il Medio Oriente e l' Asia sono sicuramente le zone dove la presenza italiana è più forte. Ma dal punto di vista strategico è l' Africa la regione su cui l' Italia ha spostato ormai da qualche tempo la sua attenzione.

attentato contro i militari italiani in iraq

Nel 2015, quando era ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni lo definì il Pivot to Mediterranean , la svolta Mediterranea: ridurre gradualmente la presenza in Medio Oriente, in Iraq e Afghanistan soprattutto, per concentrarsi sul Mediterraneo, la Libia, in primis, e nella regione del Sahel, centrale sia per il controllo dei flussi migratori che per il contrasto del terrorismo.

 

Nacque così l' idea di una missione militare in Niger per controllare il confine sud della Libia, ma partita di fatto solo all' inizio dello scorso anno e ancora non pienamente operativa. «Per ora siamo a Niamey, la capitale.

 

Il progetto iniziale prevedeva un ampliamento della missione di addestramento anche ad Agadez, al confine con la Libia, ma al momento è fermo», spiega Gianandrea Gaiani, analista esperto di affari militari. I contrasti con i francesi, che chiedevano il coinvolgimento italiano nelle operazioni di combattimento, hanno ritardato l' avvio della missione. La presenza degli americani, poi, a cui Roma fa riferimento, e che in Niger hanno la loro principale basi di droni nel Sahel, non ha facilitato il dialogo con Parigi.

 

militari italiani in Iraq

Poi c' è la Libia, un Paese in guerra cruciale per la sicurezza e gli interessi nazionali. L'Italia sostiene il governo di unità nazionale di al Serraj di Tripoli, che è appoggiato dalle Nazioni Unite, e foraggiato, economicamente e militarmente, da Turchia e Qatar. Il contingente italiano è a Misurata, e dall' inizio della nuova guerra di Libia, il 4 aprile scorso, la città è stata più volte attaccata dall' aviazione del generale Haftar.

In Libia, come in Iraq e in Afghanistan, non operano solo reparti ordinari, un peso crescente ce l' hanno le forze speciali.

 

I soldati feriti nell' esplosione in Iraq fanno parte della Task Force 44, gemella della Task Force 45 attiva in Iraq, unità speciali formata da incursori della Marina e dell' Esercito, e da alcuni reparti dei carabinieri, che hanno compiti di " mentoring and training" , affiancano e addestrano le forze speciali locali: formalmente non sono lì per combattere, ma per il ruolo che svolgono è facile che vengano coinvolti in combattimenti.

militari italiani sulla diga mosul

 

«Il loro impiego è secretato», spiega Gaiani, non si sa quante forze speciali italiane operino nel mondo e con quali regole di ingaggio. Hanno uno status diverso dai reparti normali, ambiguo, dipendono direttamente da Palazzo Chigi. «Rispondono alla catena di comando nazionale ma vengono assegnati al comando della coalizione internazionale in questo caso quello di base a Baghdad». Negli ultimi anni, il peso delle forze speciali nei teatri di guerra di tutto il mondo è cresciuto, non tanto numericamente dal punto di vista strategico: i militari che appartengono a questi corpi sono gli unici ad avere il polso di quello che succede sulla prima linea.

MILITARI ITALIANI

Ultimi Dagoreport

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...