sarkozy macron

IL FANTASMA DI SARKOZY ALEGGIA SU MACRON - IL PRESIDENTE RIELETTO HA DUE GROSSE GATTE DA PELARE: LA PRIMA È TROVARE UN NOME PER IL PREMIER, CHE VORREBBE PREFERIBILMENTE GIOVANE E/O DONNA (IN PISTA LA MINISTRA DEL LAVORO ELISABETH BORNE). LA SECONDA SONO LE LEGISLATIVE DI GIUGNO: IN QUESTI ANNI IL SUO PARTITO “LA REPUBLIQUE EN MARCH”, È RIMASTO UNA SCATOLA VUOTA. DA SOLO NON VINCERÀ E GLI SERVONO ALLEATI, MA RISCHIA DI FINIRE OSTAGGIO DI SARKÓ (CHE STA TENTANDO DI PORTARGLI UN PO’ DI CANDIDATI DEI REPUBBLICANI)

Leonardo Martinelli per “La Stampa”

 

EMMANUEL MACRON

Il peggio, in realtà, inizia ora per Emmanuel Macron. Eletto con il 58,5% dei voti al ballottaggio, ma grazie soprattutto a chi ha voluto sbarrare il cammino a Marine Le Pen, il presidente deve dare prova che cambierà registro e ascolterà le richieste dell'elettorato più popolare (anche per allontanare la minaccia che incombe, nuove proteste sociali in stile Gilet gialli). Nel concreto, lo attendono la nomina di un nuovo primo ministro (probabilmente donna) e di un nuovo governo.

 

JEAN CASTEX

E la preparazione di alleanze per le legislative, che si terranno in giugno: appaiono sempre più per lui come un "terzo turno" delle presidenziali. Il primo passo sarà scegliere il premier. Quello attuale, Jean Castex, un tecnico, fedele servitore dello Stato (e soprattutto di Macron), dovrebbe restare in carica fino agli inizi di maggio.

JULIEN DENORMANDIE

 

Il sostituto può essere nominato solo dopo l'investitura di Macron, che è prevista non più tardi del 14 maggio. In genere avviene subito dopo, tambur battente, ma, secondo fonti vicine all'Eliseo, non è escluso che Macron stavolta aspetti addirittura dopo le legislative (a due turni, previste il 12 e il 19 giugno).

 

ELISABETH BORNE

Oppure procederà alla nomina in maggio, così che il nuovo premier possa incarnare un progetto per le elezioni. Sarà importante la scelta: Macron pensa a qualcuno con una sensibilità di sinistra, per non dimenticare che lui, al ballottaggio, ha vinto anche grazie al 42% degli elettori, che al primo turno avevano scelto il leader della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon (solo il 17% dei suoi elettori ha preferito Marine Le Pen).

 

LA RADIOGRAFIA DEL VOTO IN FRANCIA

Per ora a Parigi circolano due nomi: Julien Denormandie, 41 anni, faccia da ex bravo ragazzo tipica della nomenclatura macronista, oggi ministro dell'Agricoltura, che ha lavorato a lungo nell'amministrazione pubblica, soprattutto durante il mandato di François Hollande. E poi Élisabeth Borne, 61 anni, lunga carriera di alto funzionario pubblico, spesso al servizio di ministri socialisti, convertita al macronismo già dal 2017 (è ora ministra del Lavoro).

 

Tra i due sarebbe lei la preferita, perché donna (Macron è troppo criticato per avere una stretta cerchia di consiglieri e fedeli solo rigorosamente maschi). Ma sembra che il presidente, rispetto all'opzione Borne, preferirebbe qualcuno che, all'esperienza nell'amministrazione dello Stato, ne associasse anche una negli enti locali, con un ruolo elettivo.

 

marine le pen

Mentre va alla ricerca della "perla rara", Macron si prepara alle legislative. Nel 2017 si erano svolte a ruota dopo le presidenziali e lui era riuscito ad assicurarsi la maggioranza assoluta con i deputati eletti nelle liste del suo partito, la République en Marche (Lrem), ai quali si aggiungevano quelli del Modem, la formazione centrista (e alleata) di François Bayrou.

 

Negli ultimi cinque anni Lrem non è riuscito a radicarsi sul territorio ed è rimasto una scatola vuota. Da solo, ma anche con Modem, stavolta non potrà ottenere la maggioranza dei seggi. E così Macron sta cercando alleati, con l'obiettivo di fare liste comuni.

 

Edouard Philippe

Uno è il nuovo partito Horizons, creato dal suo ex premier, Edouard Philippe, politico molto popolare, che gli ha già promesso il suo appoggio (ma con un'indipendenza di spirito). Proviene dalla tendenza sociale e centrista dei Repubblicani, la destra moderata e neogollista. Macron punta anche a far scoppiare questo partito, che è in crisi ma ben radicato localmente (oggi può contare su un centinaio di deputati).

 

SARKOZY MACRON 1

Nicolas Sarkozy sta agendo dietro le quinte per traghettare il più possibile di esponenti della formazione verso Macron. Bisognerà vedere se questa delicata operazione di assembramento di una nuova coalizione intorno al presidente giungerà a buon fine.

 

Si prospetterebbe all'orizzonte una coalizione di centro-destra (e soprattutto di destra), in contraddizione con la tendenza sociale e "di sinistra" che Macron dovrebbe sposare per riavvicinarsi a un elettorato popolare.

 

marine le pen dopo la sconfitta

Senza contare che Philippe e Sarkozy sono caratterialmente incompatibili e pure politicamente (Sarkozy rappresenta l'ala dura dei Repubblicani). Intanto qualcosa si muove anche a sinistra, dove Mélenchon sta trattando con le altre componenti della gauche (ecologisti, comunisti e ormai perfino i socialisti) con l'obiettivo di costituire liste comuni per le legislative. Il leader della France insoumise spera addirittura di diventare primo ministro, prospettiva che sa un po' di fantapolitica. Ma una presenza forte nel Parlamento di questa coalizione potrebbe disturbare ulteriormente la politica di Macron nei prossimi anni.

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