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IL FIGLIO DI UNA COPPIA AVRÀ UN DOPPIO COGNOME, MA CHE SUCCEDE ALLA GENERAZIONE SUCCESSIVA? - DOPO LA SENTENZA DELLA CONSULTA CHE, COME AL SOLITO, FA LE VECI DI UN PARLAMENTO ASSENTE, LA LEGGE DOVRÀ STABILIRE COME LO STESSO MECCANISMO POTRÀ ESSERE REPLICATO - LA COPPIA, SE È D'ACCORDO, PUÒ FARE QUELLO CHE VUOLE: DARE UN SOLO COGNOME O TUTTI E DUE, NELL'ORDINE CHE PREFERISCE. LA NORMA VALE PURE PER LE COPPIE DI FATTO, MENTRE I GIÀ NATI...

1 - LA RIVOLUZIONE DEL DOPPIO COGNOME

Francesco Grignetti per “La Stampa

 

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Una piccola grande rivoluzione investirà le famiglie italiane. Grazie a una sentenza della Corte costituzionale, si può dire addio al cognome paterno. O quantomeno, addio agli automatismi.

 

Dopo lunga attesa, infatti, visto che il Parlamento non decide, la Corte costituzionale ha cancellato con un colpo di spugna tutte le norme che prevedono questo automatismo: le ha dichiarate incostituzionali, illegittime, e perciò non più inapplicabili.

 

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A questo punto il Parlamento dovrà legiferare in tutta fretta, perché non può bastare una sentenza che ha stabilito un principio costituzionale, e l'applicazione pratica deve essere necessariamente regolata con legge.

 

È davvero una piccola grande rivoluzione che stravolge un costume millenario, ma attesa perché le norme censurate contrastano con la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

 

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«La Corte - viene spiegato con comunicato ufficiale - ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell'identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre. Nel solco del principio di eguaglianza e nell'interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell'identità personale».

 

La famiglia è cambiata da un bel po'; ora deve adeguarsi anche l'ultima delle vecchie norme. «Un altro passo in avanti verso l'effettiva uguaglianza di genere nell'ambito della famiglia», commenta asciutta la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che è stata presidente della Corte negli anni passati e questa materia ben la conosce.

 

LA MINISTRA MARTA CARTABIA

I supremi giudici avevano dato tempo al Parlamento, ma nessuna decisione è ancora in vista. Dunque cambiano essi le regole, come hanno chiesto lungamente le donne di questo Paese.

 

«La regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell'ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due».

 

Fissato il principio, però, occorre pur sempre una legge che ne regoli gli sviluppi. Sì, perché il figlio di una coppia avrà un doppio cognome, ma che succede alla generazione successiva? La legge dovrà stabilire anche se fratello e sorella dovranno seguire lo stesso ordine tra i due cognomi, oppure se l'ordine può essere diverso. «In mancanza di accordo sull'ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori - prosegue la Corte - resta salvo l'intervento del giudice».

 

elena bonetti foto di bacco

«Per anni - commenta a La Stampa la ministra per la Famiglia, Elena Bonetti, Iv - la politica ha rimandato questa scelta, che è inscritta nella nostra Costituzione. Finora i cognomi delle mamme, le loro storie personali, sono stati destinati ad essere cancellati dalla memoria collettiva. È davvero tempo di cambiare e di dare al Paese una legge che riconosca la piena parità di dignità tra padri e madri anche nell'attribuzione del cognome ai figli, allo stesso modo in cui è condivisa la responsabilità genitoriale».

 

Bonetti assicura che il governo vuole arrivare a una legge in tempi brevi. «Non solo perché alle donne sia finalmente riconosciuto il diritto di scegliere di dare ai figli anche il proprio cognome, ma perché ai figli non sia negato il diritto all'integrità della loro storia personale».

 

GIULIANO AMATO

Nel 2016, con una storica sentenza firmata da Giuliano Amato come relatore, la Corte aveva già definito «indifferibile» l'intervento del legislatore, «secondo criteri finalmente consoni al principio di parità», sul cognome da attribuire ai figli.

 

E di nuovo un anno fa, nel febbraio 2021, la Corte costituzionale aveva dato un'altra picconata sulla questione del cognome paterno, definendolo «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia» e di «una tramontata potestà maritale».

 

In Parlamento nel frattempo si erano accumulate diverse proposte di legge nel disinteresse generale. E ora dice Simona Malpezzi, capogruppo del Pd al Senato: «Facciamo presto». Ma la Lega già tira il freno. Secondo Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia del Senato, «bisogna prima attendere di leggere le motivazioni della Corte».

 

2 - LA NOVITÀ RIGUARDA PURE LE COPPIE DI FATTO, PER I GIÀ NATI SERVE LA RICHIESTA AL PREFETTO

Liana Milella per “la Repubblica

 

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La decisione della Consulta sui cognomi allinea l'Italia all'Europa?

«Come accade spesso, anche stavolta il nostro Paese arriva ultimo. Ci sono voluti 35 anni di casi simili e innumerevoli moniti al Parlamento per garantire l'uguaglianza», spiega Alexander Schuster, l'avvocato civilista di Bolzano, esperto di diritto di famiglia, autore di ricorsi sia in Cassazione che alla Cedu proprio su questo tema.

 

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Il principio non era già nella Costituzione?

«Già nel 1947, la Carta imponeva all'articolo 29 l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi. Ma ci sono voluti 80 anni per arrivare al traguardo».

 

Cosa succede in concreto?

«Sarà possibile per due genitori dare al figlio il cognome del solo padre, della sola madre, o di entrambi nell'ordine desiderato».

 

La Corte parla però del cognome di entrambi i genitori, non di uno solo.

«La regola principale diventa quella del doppio cognome, ma la coppia, se è d'accordo, può fare quello che vuole: dare un solo cognome o tutti e due, nell'ordine che preferisce.

Non c'è alcun automatismo».

 

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Quando nasce il bambino i genitori che dovranno fare?

«Ogni coppia potrà decidere. Come si accordava sul nome o sul prenome, domani dovrà concordare anche il cognome e, se sarà doppio, anche l'ordine di sequenza».

 

Finora il cognome era solo quello del padre.

«Non è così, dal 2016 la Corte aveva già consentito di posporre, o aggiungere in coda, quello della madre. Mentre adesso l'ordine potrà cambiare: prima quello della madre e poi quello del padre, oppure solo quello della madre».

 

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Se i genitori hanno due cognomi ciascuno cosa succede al figlio?

«Occorrerà vedere se la sentenza affronta questo aspetto. Oppure questo e altri problemi dovranno trovare risposta nell'intervento del Parlamento che la Corte sollecita».

 

Che succede se i genitori non sono d'accordo?

«La via obbligata, come per altre questioni che coinvolgono la prole, sarà quella del giudice, con tutti i limiti di un tale scenario, in cui alla fine la soluzione potrebbe essere proprio il doppio cognome».

 

È una sentenza storica?

«Sì. Finalmente si registra una piena uguaglianza dei genitori davanti alla legge e soprattutto ai figli».

 

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La sentenza arriverà tra qualche settimana. Chi nasce oggi può ottenere il cognome della madre?

«Le sentenze di incostituzionalità sono retroattive. Tuttavia il bambino che è già nato, e che oggi ha già un cognome, non potrà cambiarlo solo con la richiesta dei genitori in Comune. Salvo che la Corte dia indicazioni differenti nella sentenza, la regola sarà che quel bambino, e per lui i suoi genitori, dovranno rivolgersi al tribunale o al prefetto: questa sarà la via più agevole, perché sarà alla portata di tutti e senza bisogno di avvocati».

 

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Se la decisione della Corte vale anche per il passato non si rischia una montagna di richieste?

«Può essere. Il numero dipenderà dai genitori italiani e dalla loro volontà di sganciarsi dalla tradizione del cognome paterno».

 

La nuova regola per chi vale?

«Sicuramente vale per le coppie coniugate, anche in caso di adozione congiunta, e per quelle eterosessuali che non hanno contratto matrimonio. Invece per quelle dello stesso sesso, essendo negato ai loro figli il diritto di avere subito un secondo genitore, il cognome potrà essere del solo genitore riconosciuto. Solo la sentenza potrà chiarire se la nuova regola varrà anche per l'adozione di una coppia dello stesso sesso».

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