paolo gentiloni thierry breton

LA FRANCIA BIFRONTE - MENTRE MERKEL E MACRON SI ACCORDANO PER ATTIVARE IL MES, GENTILONI E THIERRY BRETON (COMMISSARIO ALL'INDUSTRIA) SCRIVONO UNA LETTERA ALLA ''FAZ'' PER CONVINCERE I TEDESCHI (E OLANDESI, AUSTRIACI ECC.) AD ACCETTARE BOND A LUNGA SCADENZA CHE POSSANO RACCOGLIERE FINO A 1600 MILIARDI DI EURO. UN PIANO MARSHALL EUROPEO CHE, ASSICURANO, NON SARÀ UN ''MORAL HAZARD'', OVVERO NON SARÀ UN PREMIO PER PAESI SPRECONI…

1. MOSSA GENTILONI BRETON "UN FONDO PER LA RINASCITA CON BOND A LUNGA SCADENZA"

 

Estratto dall'articolo di Alberto D’Argenio per “la Repubblica

 

therry breton ursula von der leyen 1

Serve un Fondo per la rinascita che attraverso l' emissione di bond raccolga 1500-1600 miliardi di euro. La proposta non è solo il segnale che l' asse italo- francese si salda anche a Bruxelles. È qualcosa di più: il testo firmato da Paolo Gentiloni e Thierry Breton, pubblicato sulla Faz online, fa scendere in campo la Commissione europea - o almeno un suo pezzo importante - nell' aspro dibattito tra governi sugli Eurobond.

 

E lo fa con un preciso obiettivo: convincere Germania, Olanda, Austria e Finlandia che l' emissione di titoli comuni non costituirà un azzardo morale, che i loro soldi non andranno sprecati. Al contrario, potrebbero essere gestiti dalla Commissione europea per finanziare il grande Piano Marshall con il quale Ursula von der Leyen intende far uscire l' Europa dalla peggior recessione degli ultimi 70 anni puntando tutto sui settori del futuro (e cari in particolare ai nordici): verde e digitale.

paolo gentiloni ursula von der leyen

 

A scriverlo sono due commissari di peso, appunto Gentiloni e Breton, rispettivamente titolari di Economia e Industria. Lo fanno per raggiungere i diversi punti di vista sparsi per il Continente. E soprattutto intervengono nel dibattito a poche ore dal decisivo Eurogruppo di domani, la riunione dei ministri delle Finanze chiamata a varare le misure anti-crisi.

 

Un tempismo studiato dai due firmatari e probabilmente concordato con una serie di capitali. Non a caso, i due si legano proprio alla proposta di creare un Fondo Ue coniata dal ministro delle Finanze di Parigi, Bruno Le Maire, e sostenuta dai governi di Italia (ieri il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, ha apprezzato la mossa Gentiloni-Breton), Spagna e degli altri Paesi amici della solidarietà, una decina di nazioni di tutte le aree geografiche dell' Unione. (...)

PAOLO GENTILONI ROBERTO GUALTIERI

 

 

Lettera di Paolo Gentiloni e Thierry Breton alla ''FAZ'' e al ''Corriere della Sera''

 

Gli autori sono, rispettivamente, Commissario europeo per gli Affari economici e Commissario europeo per il mercato interno e i servizi

 

 

A fronte di una delle più grandi tragedie da molti decenni, non c’è altra via per l’Europa che di mostrarsi unita e solidale. Per natura e ampiezza, la crisi del Covid-19 richiede una mobilitazione storica da parte degli Stati membri e dell’Unione europea in termini di governance, di determinazione e di mezzi. Ognuno adesso ne è consapevole: nessun Paese, nessun continente può affrontare da solo la minaccia sanitaria del Coronavirus. Allo stesso modo, nessun Paese e nessun continente sarà in grado di combattere e vincere da solo la sfida economica per un pianeta in cui quasi quattro miliardi di abitanti — metà dell’umanità — vivono ormai in una situazione di confinamento.

PAOLO GENTILONI DAVID SASSOLI

 

I Paesi europei hanno rapidamente messo in atto piani di emergenza per assicurare le esigenze di cassa delle imprese che rallentano o sono ferme. L’accesso alla liquidità è una priorità assoluta. È quindi vitale che queste imprese possano molto rapidamente contare sul sostegno delle loro banche attraverso garanzie al credito fornite dagli Stati. La Banca centrale europea, a sua volta, ha già impegnato un importo di 750 miliardi di euro aggiuntivi che permettono di procedere a consistenti acquisti di debiti obbligazionari emessi dagli Stati membri e dalle rispettive imprese. Infine, e come previsto dalla legislazione europea, la Commissione europea di Ursula von der Leyen ha temporaneamente sospeso le regole di disciplina di bilancioper permettere agli Stati membri in queste circostanze eccezionali di indebitarsi fuori dal rispetto dei criteri di Maastricht.

PAOLO GENTILONI GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI

 

Questa prima risposta sulla linea del fronte era indispensabile per darsi i mezzi per garantire la sicurezza finanziaria e dunque la sopravvivenza degli attori economici, ossia dell’intero sistema economico. Tuttavia, oggi dobbiamo andare più lontani per arginare la crisi, preservare le imprese, proteggere i dipendenti e poi rilanciare presto, Paese per Paese, il tessuto produttivo e il mercato interno dell’Unione. Spetta a ciascuno degli Stati membri, ovviamente, elaborare il proprio piano di rilancio. Una cosa però è evidente: nessuno stato europeo, né del nord né del sud, dispone di mezzi propri che gli permettano di far fronte, da solo, a un tale shock. Nessuno.

 

Sono quindi tre i princìpi che devono guidarci nel rispondere a questa domanda di finanziamento che è al centro delle sfide che l’Unione si trova ad affrontare:

- nessun Paese deve essere lasciato indietro;

- nessuna economia può restare la vittima isolata della pandemia;

- tutti gli Stati membri devono avere un accesso equo e in condizioni simili al debito necessario per finanziare i loro piani.

valdis dombrovskis paolo gentiloni

 

Una cosa è certa: le esigenze finanziarie complessive dei 27 paesi dell’Unione europea devono essere commisurate a ciò che è in gioco. Possiamo quindi osservare che il piano tedesco di ulteriori emissioni per 356 miliardi di euro votato dal Bundestag (che si aggiunge al primo piano di 600 miliardi di euro che includeva 400 miliardi di garanzie) rappresenta il 10% del suo Prodotto interno lordo. Se dovessimo assumere per ipotesi questa percentuale del 10% per l’Unione europea, le necessità di finanziamento complementari potrebbero situarsi in una dotazione da 1.500 a 1.600 miliardi di euro da iniettare direttamente nell’economia.

 

Oltre che con gli strumenti e i mezzi messi a disposizione dalla Bce, si può arrivare a un tale importo soltanto individuando ulteriori strumenti atti a garantire che ciascun Stato membro possa accedere al credito in modo pari ed equo per finanziare i rispettivi piani. Questo principio è certamente indispensabile per assicurare un «level playing field» tra gli Stati membri dell’Unione; ma anche tra l’Europa nel suo insieme e gli Stati Uniti, il cui piano è già messo in funzione. E come per gli Stati Uniti, il momento di agire per l’Europa è adesso, e non tra sei mesi.

gentiloni merkel

 

Il sostegno aggiuntivo può essere offerto attraverso strumenti non convenzionali, già esistenti oppure no, che permetterebbero di andare più lontano. Ad esempio tramite il ricorso alle capacità d’intervento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – ma in maniera innovativa e rivedendo i suoi criteri di condizionalità che devono essere alleggeriti e ricentrati sulla risposta alla crisi.

 

O ancora guardando alla Banca europea di investimenti (Bei), che potrebbe vedere aumentare la sua potenza di fuoco nei tempi compatibili con l’urgenza della situazione.

 

Tutto questo potrebbe in aggiunta al meccanismo da cento miliardi di euro proposto dalla Commissione per sostenere i lavoratori e mantenere il loro reddito (Sure).

 

Tuttavia, a fronte delle dimensioni della sfida, un quarto pilastro per i finanziamenti europei si renderà necessario.

 

GENTILONI E MERKEL

Come la Bce nella sfera monetaria e finanziaria, gli Stati membri devono dare prova, adesso e insieme, del necessario spirito di decisione e di innovazione. Questo potrebbe avvenire, ad esempio, nella forma di un Fondo europeo espressamente concepito per emettere obbligazioni a lungo termine. Sarebbe d’altronde assolutamente possibile, perché no, destinare a un tale strumento di finanziamento non convenzionale delle risorse di bilancio e dotarlo di una governance che consenta di evitare qualsiasi moral hazard, in particolare per quanto riguarda l’obiettivo dei finanziamenti che potrebbero essere strettamente circoscritti agli investimenti comuni di rilancio industriale legati alla crisi attuale. Tenendo conto dell’urgenza e dell’entità dei bisogni, questa idea permetterà di anticipare e poi di completare l’aumento del bilancio dell’Ue che la Presidente von der Leyen ha dichiarato di auspicare.

 

Il tempo stringe. Le circostanze necessitano di dare prova di creatività.

 

L’Europa ha imparato dalle crisi precedenti. Di fronte a questa crisi, non mancherà l’appuntamento con la storia. Noi siamo fiduciosi che saprà esprimere una solidarietà incrollabile, per uscire rafforzata da questa situazione inedita.

 

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…