luigi di maio giuseppe conte vladimir putin

“CONTE HA FATTO UN FAVORE ALLA RUSSIA? IL REGALO È INDISCUTIBILE. LA DOMANDA È SE SIA VOLUTO O FRUTTO DI INCOSCIENZA. NON DIMENTICO CHE L'AMBASCIATORE RUSSO RAZOV...” – DI MAIO DA' VOCE ALL'IRA DI WASHINGTON E DELLE CANCELLERIE INTERNAZIONALI NEI CONFRONTI DELLE PAGLIACCIATE DI PEPPINIELLO (MEGLIO: PEPPINOVSKY): “CERCA SOLO VENDETTA. LUI COME BERTINOTTI? NON SONO PARAGONABILI, IL SECONDO ERA UN VERO POLITICO. LA NUOVA VOCAZIONE DEL PARTITO DI CONTE MI SEMBRA QUELLA DI DISTRUGGERE IL GOVERNO PER PROVARE SOLO A RIELEGGERE DIECI PERSONE” – E SU DI BATTISTA...

ANNALISA CUZZOCREA per la Stampa

 

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

In un discorso tanto atteso che doveva essere di apertura, Giuseppe Conte ha rimandato la palla nel campo di Mario Draghi. Ma forse non è l'ennesimo ultimatum dei 5 stelle a poter salvare la legislatura. «Se le cose restano come sono oggi - dice il ministro degli Esteri Luigi Di Maio - Mario Draghi mercoledì rassegnerà le sue dimissioni davanti al Parlamento. E tra giovedì e venerdì, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scioglierà le Camere».

 

I 5 stelle sostengono che il governo Draghi ha incassato la fiducia, anche senza di loro. E che questa drammatizzazione della crisi si poteva evitare. Non è così?

«No, perché come ha detto il presidente del Consiglio non c'è più una maggioranza di unità nazionale. In realtà il partito di Conte sta ancora cercando di decidere cosa fare. Il capogruppo della Camera aveva convocato una riunione contro la volontà del leader, secondo i ministri bisogna dirsi pronti a una nuova fiducia a Draghi. Sono divisi e a rischiare tutto ora sono i cittadini».

conte putin

 

Crede ricorreranno al voto online?

«Tutto può essere perché è una forza politica che non ha più il controllo di se stessa. Non è il Movimento che ho contribuito a costruire e conoscevo, ma un partito padronale che pensa solo a rieleggere dieci persone nella prossima legislatura. Faccio un paragone storico, anche se bisogna tener presente che Giuseppe Conte e Fausto Bertinotti non sono paragonabili, perché il secondo - anche se non la pensiamo allo stesso modo - era un vero politico».

 

Sta pensando a quando l'allora leader di Rifondazione comunista fece cadere il governo Prodi?

«Esattamente. Dopo la caduta di quel governo, nel 2008, Rifondazione fu costretta ad andare da sola alle elezioni con la Sinistra arcobaleno e fu sostanzialmente annientata dal voto utile degli italiani. È quel che accadrà ancora una volta».

 

Con Conte al posto di Bertinotti?

«Quando quest' estate e quest' autunno ci ritroveremo con un Paese impossibilitato a risolvere i problemi degli italiani su bollette, inflazione, gas, ci sarà una decisione da prendere: stare con i sovranismi e gli estremismi o scegliere il riformismo. Non ci sarà spazio per le mezze misure».

 

VLADIMIR PUTIN E GIUSEPPE CONTE

Crede che i 5 stelle stiano scegliendo sovranismi ed estremismi?

«Ho visto un'intervista in cui il sociologo Domenico De Masi racconta che hanno preso questa decisione guardando i sondaggi. Devono aver letto quelli sbagliati, perché la stragrande maggioranza degli italiani dice che il governo deve andare avanti. E anche la maggioranza degli elettori del Movimento».

 

Ne è certo? I vertici 5 stelle dicono di essere sommersi da attivisti che chiedono di staccare la spina.

«Gli attivisti sono sempre una parte importante in un partito, ma quelli che votano nel Movimento 5 stelle sono 40mila. I 5 stelle nel 2018 hanno preso 11 milioni di voti. Se si fanno i sondaggi solo sui militanti, non si va lontano. Per rispetto delle persone a cui abbiamo chiesto il voto, bisognerebbe avere il coraggio di allargare lo sguardo».

 

Le dico cosa risponderebbe Conte, visto che immagino non vi stiate molto parlando: quando lei faceva il capo politico decideva da solo. Ora c'è un Consiglio nazionale, convocato di continuo.

giuseppe conte e vladimir putin

«Quando facevo il capo politico ero accusato di avere organi che mi ero nominato da solo e con cui decidevo. Penso sia l'identikit perfetto del Consiglio nazionale del partito di Conte. Avevamo costruito un Movimento per andare al governo, fare le riforme e cambiare il Paese. Non per far cadere i governi come il Papeete del 2019. La nuova vocazione mi sembra quella di distruggere il governo per provare a salvare pochi intimi».

 

Non sente la responsabilità di queste "fibrillazioni", come le ha chiamate Draghi in conferenza stampa prima del voto del Senato?

Tutto è precipitato dopo la scissione che lei ha preparato portando via ai 5 stelle 60 parlamentari. Del resto, venuti meno i più governisti, Conte si è ritrovato con un partito sbilanciato verso il ribellismo.

PUTIN E L'ITALIA

«Mi risulta che sia nel Consiglio nazionale che nel gruppo parlamentare ci sia ancora una frattura molto forte. In più, se non avessimo deciso di andar via su una questione cruciale come la politica estera, l'allineamento dell'Italia alla Nato e all'Ue, il Movimento non sarebbe tornato indietro sulla risoluzione sull'Ucraina. Sarebbe stato ancor più devastante del non votare il decreto Aiuti. Avremmo comunicato al mondo che il governo cadeva perché la maggioranza si disallineava rispetto alle alleanze storiche».

 

Continua a dipingerla come una scelta inevitabile.

«Non solo abbiamo ampliato la base sicura del governo Draghi, ma siamo intervenuti per salvare la politica estera italiana: non dimentico l'ambasciatore russo Razov che faceva un endorsement alla bozza di risoluzione del partito di Conte».

 

GIUSEPPE CONTE E VLADIMIR PUTIN

Non mi sfugge l'espediente retorico di continuare a chiamarlo il partito di Conte, ma di quel partito è Draghi a non voler fare a meno. Perché?

«Perché ha una sola parola.

Ha costruito un governo di emergenza nazionale su una maggioranza di unità nazionale.

Se permetti a chi ha preso un impegno con te di tradirlo, lo tradiranno tutti. È un tema di tenuta politica della maggioranza».

 

Il premier sbaglia?

«È importante per il leader di un governo e di un Paese mantenere la parola data. Il tema vero però è che i parlamentari del partito di Conte stanno dimostrando che non si tratta più del Movimento 5 stelle, che aveva fatto un accordo su un governo di unità nazionale».

 

Lo aveva fatto Grillo, che ora tace.

SALVINI PUTIN CONTE DI MAIO

«Non conosco più le dinamiche interne. Voglio però dire sia agli eletti che a Grillo e Conte che oggi stanno decidendo se iscriversi nell'elenco della Storia di quelli che vogliono consegnare il Paese all'estrema destra togliendo la garanzia sui conti e sulla tenuta economica dell'Italia, perché quella garanzia si chiama Mario Draghi. È come se una famiglia facesse un investimento, avesse una garanzia per proteggersi e poi la distruggesse andando avanti alla cieca».

 

Si è votato in Francia, anche se a scadenza naturale, si vota ovunque. Perché proprio in Italia si dice sempre: aspettiamo?

«Le rispondo con l'unico elenco che Conte sta consegnando al Paese: venti punti, non nove, di tutte le cose che stanno per saltare. Il Pnrr, il salario minimo e il taglio al cuneo fiscale, che non si fanno più perché con l'esercizio provvisorio non si possono fare. E poi l'intervento sul caro-bollette e sul caro-benzina, gli accordi sul gas che non si potranno più firmare, i bonus di 200 euro che non si possono rinnovare, il tetto massimo al prezzo del gas che salta perché non riusciremo a incidere ai tavoli internazionali. Il che vale anche per la riforma del patto di stabilità, che sarà discussa a fine anno. E poi la riforma delle pensioni, che non si può affrontare e anzi senza Draghi che tiene a bada lo spread ci sarà bisogno di una legge restrittiva sul modello Fornero».

 

Sta dipingendo una catastrofe.

letta conte di maio

«Aumenteranno i tassi dei mutui per comprare casa. Salterà qualsiasi riforma dell'Irap e per le semplificazioni. Non potremo contrastare l'inflazione riducendo l'Iva sui prodotti di prima necessità, riformare gli enti locali, portare in fondo il ddl concorrenza, che è uno degli impegni Pnrr. Così come la riforma del fisco. E dimentichiamoci il Superbonus perché non lo rifinanziamo e non potremo sbloccare il credito, gettando sul lastrico molte aziende. Anche la siccità sarà un problema delle imprese e degli agricoltori, che saremo costretti a lasciare soli».

 

Non le sembra un po' terroristico come elenco?

«È la realtà. Se Draghi restasse in carica per gli affari correnti dovrebbe affrontare le emergenze dell'autunno con una pistola scarica. Anche se si votasse a fine settembre, servirebbero tre settimane per la formazione delle Camere, almeno altre due per il governo. Arriveremmo a novembre e l'autunno passerebbe senza che le Camere possano votare decreti emergenziali e senza la programmazione economica della legge di Bilancio. Mi creda, non esagero. Anche ai tavoli europei sul Pnrr sarebbe una situazione incresciosa e pericolosa».

 

Ma pensa davvero che qualcuno nei 5 stelle abbia voluto fare un favore alla Russia?

di maio conte

«Se lo chiedono molti nel mondo e il regalo è indiscutibile. La domanda è se sia voluto o frutto di incoscienza. Una cosa è certa: se leggiamo i comunicati stampa di queste ore, tutto il mondo libero sta chiedendo di fare andare avanti il governo Draghi. A tifare contro, sono i regimi».

 

Lo sta dicendo perché vuole restare alla Farnesina?

«Ho quei comunicati qui davanti: Stati Uniti, Germania, Vaticano, Commissione europea. Mi hanno chiamato associazioni di categoria che stanno comprando pagine di giornali per chiedere a Draghi di ripensarci. Tutti sanno qual è la posta in gioco, tranne il partito di Conte. Che fa un ragionamento opportunistico: "Stiamo crollando nei sondaggi, usciamo per risalire". Ma devo ricordargli io l'estate 2019? Prima del Papeete Salvini era al 40 per cento e oggi è nella stessa traiettoria di Conte».

Ma Insieme per il futuro ha deciso da che parte stare? Potrebbe cercare alleanze a destra?

«Siamo tanti e decideremo insieme. Da giovedì, se saranno sciolte le Camere, ci riuniremo e sceglieremo il meglio per il Paese».

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Crede che nei 5 stelle tornerà Alessandro Di Battista, dalla Russia dov' è adesso? «Alessandro è una persona che decide in modo oculato. Nonostante io e lui non la pensiamo più allo stesso modo su nulla, gli riconosco di riflettere a lungo prima di fare una mossa. Certo, se l'obiettivo di Conte è costruire un partito anti-sistema, come "descamisado" Dibba è molto più credibile di lui».-

conte di maioMARIO DRAGHI LUIGI DI MAIO MARIO DRAGHI LUIGI DI MAIO

 

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…