tremonti

È LA CRISI DELLA GLOBALIZZAZIONE E LA CINA PERDE LA SUA CENTRALITÀ” - LA PROFEZIA DI GIULIO TREMONTI: “LA FINANZA È ALL'ORIGINE DI QUESTA CRISI, NON PUÒ ESSERE LA SOLUZIONE. DEVE TORNARE LA POLITICA. MAGARI CON UN PIANO DI INVESTIMENTI PUBBLICI. E IN EUROPA CON LA CREAZIONE DI EUROBOND ESTESI ANCHE ALLA DIFESA - SARANNO DA RICOSTRUIRE LE FILIERE PRODUTTIVE MONDIALI CHE AVEVANO AL CENTRO LA CINA, ORA MEZZA BLOCCATA…”

Danilo Taino per il “Corriere della Sera”

 

giulio tremonti

Giulio Tremonti stende sul tavolo un' immagine notturna della Cina presa dal satellite. «Il coronavirus è l'epifenomeno ma la radice di quello che sta succedendo è in questa fotografia», dice. La costa, da Nord a Sud, è totalmente illuminata, l'interno è buio, a parte alcune aree attorno a Pechino e a qualche grande città. «È un buco nero; e ad avere prodotto questo incidente della Storia è proprio la contraddizione che si è aperta tra la parte meno sviluppata del Paese e quella costiera iper avanzata - chiarisce l' ex ministro dell' Economia -. La crescita della Cina negli scorsi due decenni è stata troppo rapida, una forzatura che ha creato grandi squilibri».

 

ricerca in cina contro il coronavirus

Tremonti ha sostenuto sin dai primi anni Duemila - in libri, articoli, convegni e da ministro dei governi Berlusconi - che il ritmo accelerato della mondializzazione dell'economia sarebbe stato insostenibile. Sull'oggi, che considera un momento di svolta per l' intero mondo, ha scritto un nuovo capitolo, in forma di almanacco, per la quarta edizione del libro «Le tre profezie», che uscirà tra pochi giorni per le edizioni Solferino. Alla lettera C scrive che il coronavirus «arriva oggi dopo il fantasmagorico, felice ma artificiale trentennio della globalizzazione» e che è «un cambio radicale nel paradigma finora positivo e progressivo» della globalizzazione stessa.

 

Dove vede l'origine di questo «incidente della Storia»?

coronavirus cina

«La Cina ha un grande problema demografico, mezzo miliardo di persone anziane.

Quando, nel 2009, Xi Jinping, che allora non era ancora presidente, mi invitò a tenere una lezione alla scuola del Partito Comunista, mi fu detto che l'obiettivo era fare diventare i cinesi un po' più ricchi prima che diventassero vecchi. E in questa direzione si sono lanciati, per esempio puntando sull' intelligenza artificiale come sostituto della manifattura. È una corsa che ha creato un impressionante squilibrio geografico. Oggi ci sono due Cina: quella esterna iper-sviluppata, quella interna ferma in un'arretratezza millenaria».

 

Il risultato?

coronavirus cina

«Si è rotto il paradigma che ha sostenuto questo sforzo. All'interno della Cina e fuori.

A Pechino mi sembrano terrorizzati: credo più per gli squilibri economici e politici che il coronavirus ha creato che non per gli aspetti sanitari. Verso l'estero, è evidente che questa crisi è un colpo duro per la Cina».

 

Quanto duro?

«Quanto duro lo vedremo nel tempo ma il Paese che era un modello di stabilità ha perso questa caratteristica. Da subito ne stiamo vedendo le conseguenze economiche».

 

cina controlli per il coronavirus

In Borsa e oltre.

«I crolli delle Borse sono la cosa visibile ma forse meno rilevante. Già gli Stati Uniti di Trump stavano portando un attacco commerciale e tecnologico ai cinesi: hanno visto nella Huawei che fornisce le reti di telecomunicazione 5G un Momento Sputnik, quando l'Unione Sovietica negli Anni Cinquanta li superò nello spazio. A questa tensione si aggiunge ora il contraccolpo economico del coronavirus, che sarà molto consistente».

 

Quanto?

«Il Pil di Cina, Europa e Stati Uniti scenderà parecchio più delle previsioni ufficiali, le stime vanno corrette al ribasso. Oltre all' aspetto diretto della crisi, che avrà forti ricadute sociali ed economiche, saranno da ricostruire le filiere produttive mondiali che avevano al centro la Cina, ora mezza bloccata. In più, viene meno la fiducia nell' automatismo progressivo della globalizzazione. La cascata di conseguenze sarà ampia, anche sul versante politico, a Pechino e nel resto del mondo. È un momento di enorme cambiamento».

POMPE FUNEBRI IN CINA CORONAVIRUS

 

C' è chi parla di un intervento coordinato delle maggiori banche centrali per sostenere l' economia.

«Non credo a discorsi di questo tipo. La finanza è all' origine di questa crisi della globalizzazione, non può essere la soluzione. Gli spazi per abbassare i tassi d' interesse, tra l' altro, sono minimi ovunque. Credo invece che debba tornare la politica. Magari con un piano di investimenti pubblici. E in Europa con la creazione di Eurobond estesi anche al settore della Difesa, dal momento che il passaggio che stiamo vivendo è straordinario e occorre essere pronti a scelte non facili».

ospedali cina per coronavirus 9

 

L' Italia?

«Ho l' impressione che ci siano analogie con l' 8 settembre. Di fronte all' emergenza sanitaria, il governo non ha fatto quello che doveva, ha lasciato che ognuno andasse per i fatti suoi. L' economia era già ferma, poi è arrivata la Cina e poi il pasticcio che ci siamo fatti da soli. Ma non sono del tutto pessimista: dopo l' 8 settembre è arrivata la Resistenza».

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?