conte di maio zingaretti

“NON POSSIAMO ESSERE I PRIMI AD ATTIVARE IL MES, SAREBBE UNA MANIFESTAZIONE DI DEBOLEZZA DELL'ITALIA” - IL TRACCHEGGIAMENTO DI CONTE È LEGATO ANCHE A UNA RESISTENZA LEGATA ALLA MEMORIA DI QUELLO CHE FU IL MES NEL 2012 PER LA GRECIA - IL PD CHIEDE UN SÌ SUBITO PER EVITARE ALTRO DEBITO E RENZI APPOGGIA “GIUSEPPI” VERSIONE “SOR TENTENNA”: “BISOGNA CONVINCERE I SENATORI RIBELLI E A FARE IN MODO CHE I NO DEL M5S SIANO POCHISSIMI…”

Marco Galluzzo e Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

ZINGARETTI - CONTE - DI MAIO

«Dovete darmi il tempo che ci vuole, il tempo di completare il quadro europeo, chiudere l'accordo con la Ue al prossimo Consiglio, poi farò il possibile per convincere il M5S». Così Giuseppe Conte ha provato ieri a rassicurare alcuni ministri del Pd. E oggi il premier ha in agenda una telefonata con Angela Merkel, dopo i contrasti dei giorni scorsi sul Mes. Se da una parte appare come un capo del governo con le mani legate, ostaggio della posizione intransigente ribadita da Vito Crimi, dall'altro il premier non è contrario ai finanziamenti per la sanità del Meccanismo europeo di stabilità, né ritiene che ci siano rischi o condizionalità che mettano a repentaglio l'indipendenza della politica economica italiana.

luigi di maio vito crimi

 

Solo che non ha alcuna intenzione di affrontare un voto del Parlamento con il rischio che gli oltre 36 miliardi che arriverebbero in Italia a tassi negativi, vengano approvati da una maggioranza diversa da quella che ora regge l'esecutivo. La lettera al Corriere di Nicola Zingaretti, con i dieci buoni motivi per richiedere gli aiuti del Mes, ha smosso le acque. Eppure il silenzio ufficiale di Conte dimostra che, a giudizio di Palazzo Chigi, l'argomento non è ancora maturo.

 

nicola zingaretti giuseppe conte

«Prima vediamo come va il prossimo Consiglio europeo, quanti soldi e quali strumenti avremo esattamente a disposizione - è il ragionamento che Conte ripete ai vertici del Pd - poi sarò io stesso a verificare i numeri in Senato». Al Pd Conte chiede pazienza e fa sapere di aver già cominciato a lavorare sul pallottoliere di Palazzo Madama, per evitare che lo strappo di sette, otto senatori faccia saltare il governo. Ma la pazienza del Pd è agli sgoccioli. Non c'è solo il pressing per i continui rinvii sui dossier, c'è che il ministro Roberto Gualtieri è da giorni al lavoro con i tecnici dell'Economia sullo scostamento di bilancio.

 

E dietro il braccio di ferro con Palazzo Chigi sull'entità della «manovrina» di luglio (10 o 20 miliardi?), il nodo è questo: accedere subito ai fondi del Mes per risparmiare sugli interessi, come vuole il Pd, o finanziare a debito l'intera operazione, come predica il M5S? Il problema dunque non è solo il voto parlamentare, è l'urgenza di decidere come finanziare lo scostamento di luglio. «Possibile che siamo bloccati su una questione ideologica e nominalistica? - si sfoga un ministro - Fare altro debito pubblico pur di non usare il Mes ci costerebbe 500 milioni all'anno».

 

STATI GENERALI FRANCESCHINI

Così i dem spiegano l'accelerazione di Zingaretti, sostenuta con forza da Dario Franceschini. Nelle ultime riunioni il capo delegazione, sempre più disincantato sulle prestazioni del governo, ha sfidato il premier a uscire dall'immobilismo. E ieri a esasperare gli animi contro il premier e la comunicazione di Palazzo Chigi ci si è messo anche il decreto Semplificazioni, il cui testo il Pd, Italia Viva, Leu e anche tanti nel M5S hanno appreso dai giornali.

 

Nelle chat incandescenti degli esponenti stellati del governo si accusano i vertici del Pd di voler buttare giù il premier e terremotare il Movimento. Ma non è certo questo l'obiettivo di Zingaretti e compagni, stando a quel che ripete Franceschini nelle riunioni riservate: «Ogni nostra critica è per rafforzare l'esecutivo, non certo per farlo cadere». Ragionamenti simili ascolta chi parla con Matteo Renzi, che da quando ha raggiunto una tregua con Conte si è messo a puntellarlo. «Fino a un mese fa ero il Pierino che voleva toccare l'intoccabile - è l'immagine con cui l'ex premier spiega la linea ai suoi - Ora la guerra a Conte la fa il Pd e noi siamo quelli che pensano al Paese. Per litigare ci sarà tempo...».

roberto gualtieri

 

Sul Mes, Renzi sta con Zingaretti. O meglio, per dirla con Ettore Rosato, è il Pd che «finalmente» si è spostato sulle posizioni di Italia Viva. Ma Renzi sembra approvare il «traccheggiamento» di Conte sul voto, perché «serve a convincere i senatori ribelli» e a fare in modo che i no del M5S siano «pochissimi».

 

Prima che ciò accada il dibattito dovrebbe virare sui parametri tecnici del Mes. Per il Nazareno «non contengono alcuna particolare condizionalità negativa», mentre a Palazzo Chigi si avverte una sorta di paura politica: «Prenderlo noi per primi sarebbe una manifestazione di debolezza dell'Italia». Una sorta di resistenza ideologica, legata alla memoria di quello che ha costituito nel 2012 il Mes per Paesi come la Grecia.

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