grillo conte di maio di battista casaleggio

“SAPPI CHE IO SOSTERRÒ GIUSEPPE CONTE QUALSIASI COSA FACCIA” - BEPPE GRILLO TELEFONA AI PARLAMENTARI CINQUESTELLE E METTE LE COSE IN CHIARO: “SE QUALCUNO SI METTE IN TESTA DI TORNARE ALLE URNE, IL MOVIMENTO SCOMPARE” - L’IDEA DI “DIBBA”: RACCOGLIERE LE FIRME DIGITALI DEL 10% DEGLI ISCRITTI A ROUSSEAU (QUINDI CIRCA 15MILA PERSONE) PER PRETENDERE CHE SI ARRIVI SUBITO ALL'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO POLITICO, COME È SCRITTO NELLO STATUTO. PER FARLO SERVIREBBE IL VIA LIBERA DI DAVIDE CASALEGGIO…

1 - IL PATTO DI FERRO GRILLO-CONTE LE TELEFONATE DEL FONDATORE PER LA TRINCEA CONTRO I RIBELLI

Tommaso Labate per “il Corriere della Sera”

 

LUIGI DI MAIO INCONTRA BEPPE GRILLO A ROMA 6

«Ti sei sempre definito un grillino, giusto? Ecco, sappi che io sosterrò Giuseppe Conte qualsiasi cosa faccia. Dillo in giro. Se qualcuno si mette in testa di tornare alle urne, il Movimento scompare». Telefonate in fotocopia, di quelle che non ammettono repliche, come quando non c'era bisogno di formule come «capo politico», «padre nobile» o «garante» per imporre la propria volontà; tanto il nome, beppegrillo.it , stava addirittura nel simbolo e quindi non c'erano margini per intavolare discussioni contro la volontà del capo. Allo stesso modo, qualche settimana fa, Beppe Grillo è uscito dalla tana ed è tornato a fare sentire la propria voce.

 

grillo e conte

Dall'altro capo del telefono, e in alcuni casi gli interlocutori non lo sentivano da mesi se non da anni, una serie di deputati e senatori pentastellati di ogni ordine e grado, più o meno visibili, più o meno importanti, più o meno di peso. Per Grillo uno vale uno. E ogni voto in Parlamento deve essere ricondotto nel pallottoliere dell'«elevato» (il copyright è suo) presidente del Consiglio «qualsiasi cosa faccia».

 

Dove il «qualsiasi», è la lettura che hanno dato in tanti, comprende anche l'eventuale ricorso al Mes, su cui il co-fondatore del Movimento Cinque Stelle aveva già iniziato a dare segnali di apertura il 24 aprile scorso. Era la sera in cui l'Eurogruppo aveva cominciato a imboccare la strada del Recovery fund e la voce del comico si era fatta sentire con un tweet decisamente eurofilo: «Forse l'Europa comincia a diventare una comunità. Giuseppi" sta aprendo la strada a qualcosa di nuovo. Continuiamo così!».

beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 2

 

Per riscrivere la geopolitica interna al M5S bisogna ripartire da quei giorni. In piena fase 1, due personaggi chiave che non si erano mai incrociati, Grillo e Conte, iniziano a tessere la loro trama. Il secondo sa che il Mes, come la Tav, è un moloch che soltanto il primo può sconsacrare; il primo, come aveva fatto per la Tav, si allinea alle indicazioni di Palazzo Chigi e inizia a scavare la trincea. Potrebbe non essere necessario ma, di fronte a un voto in Parlamento, meglio tenersi pronti.

 

L'assicurazione sulla vita della legislatura la siglano in due. Conte, che dice in pubblico e in privato che non prenderà la tessera del Movimento; e Grillo, che considera il simbolo e il nome della sua creatura orpelli ormai desueti e tranquillamente rinunciabili. Come rinunciabile, ed è la chiave su cui tutti i parlamentari al secondo mandato si sono trovati d'accordo, è anche la regola del doppio mandato.

PAOLA TAVERNA BACIA DANILO TONINELLI

 

Il tandem ultra-governista ha l'appoggio di tutta la delegazione ministeriale di prima fascia, da Patuanelli a Spadafora, da Fraccaro e Bonafede; oltre al disco verde della vecchia guardia delle pasionarie della prima ora, da Paola Taverna a Roberta Lombardi, pronte a rientrare in gioco nel caso in cui alcuni ministeri (tra cui l'Istruzione) dovessero necessitare di un rimpasto.

 

alessandro di battista marcello de vito paola taverna davide barillari

Anche Di Maio sottoscrive il patto, pur mantenendosi in una posizione che gli consente ancora di mediare con il correntone guidato ispirato da Davide Casaleggio e guidato virtualmente da Alessandro Di Battista, che ha il sostegno di Barbara Lezzi e degli eurodeputati anti-Mes Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini e Rosa D'Amato. Grillo-Conte sostenuti da Di Maio da un lato; Casaleggio (che ieri ha lanciato Level Up , una specie di Rousseau 2.0) e di Battista dall'altro. Aperti a «qualsiasi cosa» pur di tenere in piedi il governo e l'alleanza col Pd i primi; contrari al Mes e alla prospettiva di un nuovo centrosinistra col Pd i secondi.

 

alessandro di battista

Di fronte a loro, né un congresso né gli stati generali. Ma una guerra fredda destinata a scaldarsi se e quando i 37 miliardi per la sanità del meccanismo salva-Stati andranno all'ordine del giorno del Parlamento. E a diventare «guerra nucleare», se l'autunno non presenterà tensioni sociali, alla fine dell'anno. Quando, come spiegano da dentro il governo, «Conte e Grillo battezzeranno il cantiere comune col Pd trovando un accordo sul nome con cui sfidare il centrodestra nella partita simbolicamente più importante dell'anno prossimo: quella per il Comune di Roma». L'avviso di sfratto a Virginia Raggi è già partito.

grillo di battista

 

2 - GUERRA PER CAMBIARE LE REGOLE PRESSING DA DIBBA

S. Can. per “il Messaggero”

 

«Mettiamola così: io sono repubblicano e qui vedo molti che pensano solo a succedere al trono, quindi alla monarchia. Ecco perché mi tiro fuori». In un momento di pausa dai lavori della commissione Antimafia di cui è presidente, Nicola Morra, big del M5S, da sempre e per primo a favore di una gestione collegiale quando il regnante era Luigi Di Maio, alla sua maniera manda un messaggio chiaro alle ambizioni di Alessandro Di Battista.

nicola morra (2)

 

Di fatto, l'uscita dell'ex parlamentare, subito stoppato da Beppe Grillo con le maniere forti, ha ricompattato tutte le anime parlamentari e ministeriali. Nonostante le differenze evidenti. Ecco, allora, Emanuele Dessì, senatore romano molto legato a Paola Taverna: «Dibba? Vuole essere più grillino di Grillo. E come se uno del Pci si fosse sentito più comunista di Gramsci. Con la differenza che Beppe è vivo e lotta insieme a noi. Anzi, è tornato».

 

LE MOSSE

fico grillo di maio

In questa guerra di veti che tutto paralizza - a partire dal via libera alla ricandidatura di Virginia Raggi a Roma, passaggio da far votare su Rousseau - la vera sfida è sullo Statuto del Movimento. Tutti, eccetto Di Battista, sono per una gestione collegiale. Quindi - da Di Maio a Fico passando per Taverna e Patuanelli - è l'idea è quella di eliminare il ruolo del capo politico. Posizione che al momento è ricoperta da Vito Crimi, anch'egli favorevole alla svolta. Per arrivare a questo passaggio occorre lanciare su Rousseau il quesito e gli iscritti si dovrebbero esprimere a favore - o contro - la modifica statutaria.

 

Taverna, in campo come dicono in molti per essere la portavoce di questo organismo collegiale, la vede così: «Il congresso? Parola che appartiene alla vecchia politica, chiamiamoli Stati Generali, ma prima vengono le idee e dopo le persone, bisogna interrogarsi sull'agenda politica, per i prossimi dieci anni, i nomi abbiamo tutti i tempi per farli».

ALESSANDRO DI BATTISTA

 

Anche qui c'è una stoccata a Di Battista. Anche se poi la vicepresidente del Senato gli tende la mano: «C'è bisogno di tutti, di Alessandro e di Grillo». L'idea di un direttorio, ultragovernativo, piace anche al ministro Vincenzo Spadafora: «Non credo che possa indebolire Palazzo Chigi». Il tema è la collocazione di Di Battista e della sua pattuglia di parlamentari, numeri non impressionanti al contrario però di una popolarità tra la base che anche gli avversari interni gli riconoscono. E qui prende piede l'ipotesi che per giocare d'anticipo l'ex parlamentare possa ricorrere alle regole dello Statuto.

 

renzi di maio

Ovvero: raccogliere le firme digitali del 10% degli iscritti a Rousseau (quindi circa 15mila persone) per pretendere che si arrivi subito all'elezione del nuovo capo politico, come è scritto nello Statuto. Per fare questa operazione servirebbe ovviamente il via libera di Davide Casaleggio, titolare della piattaforma e di sicuro in questa fase molto più in asse con Dibba che con il resto dei big pentastellati.

 

«Davanti a una mossa del genere scateneremmo l'inferno», dice al Messaggero una fonte governativa del M5S. La carta degli iscritti è un consiglio (non richiesto) che arriva da Lorenzo Borrè, l'avvocato di tutti i grillini finiti in rotta di collisione con il Movimento. Contattato da questo giornale Borrè dice: «Parlo dal punto di vista accademico, diciamo. Figuriamoci se ho rapporti con Dibba».

 

di battista di maio

Gli «amici» dell'ex parlamentare insistono: «Vogliamo solo fare una battaglia trasparente e sui nostri valori, non ci interessano le poltrone». E' vero pure però che Dibba sarebbe tentato da un tour estivo - come quello che fece contro il referendum di Matteo Renzi nel 2016 - per tornare «tra la gente». Con la scusa ufficiale di parlare, questa volta di un altro referendum, quello previsto a settembre sul taglio dei parlamentari, storica battaglia grillina.

 

PALAZZO CHIGI

Sullo sfondo, ma nemmeno troppo, c'è poi la posizione di Giuseppe Conte, costretto a surfare tra le acque agitate del Movimento. Il premier ha già detto di non essere interessato alla creazione di una lista né a scalare il Movimento. Uno scenario che Spadafora stronca con parole chiare: «Non vedo Conte come futuro leader e una sua lista sarebbe inopportuna».

ALESSANDRO DI BATTISTA E LUIGI DI MAIO

 

Sicché si ritorna così, come in un gioco dell'oca, alla casella iniziale. Ai sospetti e ai veleni del tutti contro tutti. In attesa che qualcuno faccia la prima mossa. O magari l'ultima. Anche se tutti vedono in Grillo l'unico faro per indicare la via a queste anime in guerra e soprattutto per mettere l'esecutivo al riparo da tensioni e possibili scissioni. Anche perché il senatore Gianluigi Paragone, espulso dal M5S ma molto amico di «Alessandro», ha già annunciato che vuole far nascere un nuovo partito: «Anti-europeo e anti- establishment».

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